E. V. THOMPSON. VENTO SULLA BRUGHIERA. CAPITOLO UNO. NELL'oscuRlTA' che regnava in fondo al pozzo principale della miniera di rame Sharptor, a centosessanta metri dalla superfi- cie, Joshua Retallick si staccò dalla scala e, posati i piedi sul suolo Cosparso di detriti di minerale, fece due o tre passi malfermi, con le gambe tremanti per la lunga discesa. Sopra di lui, tanto in alto da non lasciar scorgere il cielo limpido e punteggiato di stelle, si apriva un pertugio quadrato attraverso il quale veniva portato in superficie il minerale di rame, quel rame che aveva arricchito un uomo, ma con- dannato tante persone a una morte prematura. Udendo sopra di sé un rumore di scarponi che strusciavano sui pioli di legno, Josh si scostò: gli uomini del turno di notte stavano scenden- do a loro volta nel pozzo. Via via che arrivavano in fondo, flettevano le braccia per sciogliere i muscoli contratti: tale era la paura di cadere dalla scala che vi si abbarbicavano letteralmente. I minatori si avviarono alle gallerie che si dipartivano dal pozzo principale, fermandosi, via via che vi s'inoltravano, ad accendere le candele che, oltre a far luce, li avrebbero anche avvertiti della presenza di grisú. Josh seguí un minatore nella galleria dove sapeva che Ben, suo padre, stava lavorando. Nel primo tratto la galleria era stretta, con le pareti che trasudavano acqua, per diventare poi, all'improvviso e con effetto drammatico, alta venticinque metri e larga dieci. Un tempo, in quella sezione della miniera, vi era stato un filone di rame quasi puro adesso c'era soltanto un'immensa caverna scavata nella roccia, da anni, ormai, il minerale era sparito nelle viscere di una fonderia di Swansea per uscirne sotto forma di lucenti pani metallici che bastimen- ti dalle altissime alberature avevano distribuito a un mondo avido del rame della Cornovaglia, che era di ottima qualità. Un uomo sporco, sudato, nudo fino alla cintola, che spingeva una carriola colma, uscí da una piccola galleria secondaria - un cunicolo di sondaggio - nel chiarore vacillante della candela. Alla vista dei nuovi arrivati posò la carriola e gridò, volgendosi indietro: « Ehi, Ben, basta col lavoro. C'è il turno di notte ». Voci senza corpo gli fecero eco da altre gallerie: « E ora di staccare. E sceso il turno di notte! » Con un sospiro di sollievo, gli uomini, costretti per tanto tempo in posizioni innaturali, sgusciarono fuori dai cunicoli e dalle gallerie e si diressero al pozzo principale per iniziare la lunga salita verso l'aria pura e la propria casa. Budge Pearn, il giovane minatore che aveva segnalato per primo l'arrivo del turno di notte, sorrise a Josh. « Il pastore Thackeray ha rinunciato forse a istruirti? Pensa che ora dovresti lavorare con noi sottoterra? » « No. » Josh ricambib il sorriso. « Le lezioni sono finite prima, per- ché stasera c'è una riunione della Lega di mutuo soccorso alla chiesa di St. Cleer. » « Non lo direi a tuo padre: non è molto contento che parliamo della lega di Thackeray. » Budge Pearn si deterse la fronte e il torace con la camicia di ruvida stoffa che fino a quel momento aveva tenuto legata attorno alla cintola. Aveva diciott'anni, quattro piú di Josh. Sua madre era morta dandolo alla luce e suo padre era perito in una sciagura mineraria, quando lui aveva sette anni; in seguito a queste disgrazie era stato accolto come un figlio in seno alla famiglia Retallick, e ora aveva moghe e una casetta tutta sua. « Quando vieni a trovare la mia Jenny e la bambina? La piccola Gwen è una meraviglia. » « Lo so: Jenny ce l'ha portata a casa oggi. A proposito, sarà bene che tu non faccia tardi. La mamma ha dato a tua moglie un po' di pancetta da cucinarti per cena. » « Sarò in brughiera prima che tuo padre metta piede sulla scala. Saluta tua madre da parte mia. » Budge si allontanò con un allegro cenno di saluto. NEL CUNICOLO di sondaggio Ben Retallick scavalcò un mucchio di minerale appena estratto. Era uno dei minatori piú esperti della Sharptor ma, con i suoi trentacinque anni, era già considerato anzia- no. Nel 1830, un minatore che lavorasse fino ai quarant'anni era un'eccezione. Giunto nella galleria piú larga, Ben si drizzò lentamente e vide il figlio. « Josh! Che cosa fai quaggiú? » « La scuola è finita presto. Ho pensato di venire a prenderti. » L'uomo scorse la carriola di Budge Pearn e la pala buttata frettolo- samente per terra e si aggrondb. Era ora che il ragazzo imparasse che un minatore deve svuotare sempre la propria carriola, al termine del suo turno. Poi, riflettendo meglio, sorrise: Budge aveva un sacco di tempo davanti a sé per imparare; con una moglie graziosa e una figlio- letta che l'aspettavano a casa, aveva tutte le ragioni del mondo di voler uscire dalle viscere della terra il piú in fretta possibile. Si rivolse a Josh. « Vieni, figliolo, saliamo a respirare un po' d'aria pura. » Ai piedi della scala i minatori si scambiavano spinte e battute scher- zose. Ben si tenne in disparte: alla fine del turno non aveva l'energia dei piú giovani né la pazienza di sopportarli. Ma non era il solo cui faceva difetto la pazienza. Moses Trago, un uomo nerboruto e rozzo, si fece largo a gomitate fino alla scala. Alle sue spalle torreggiava, un pochino piú calmo, suo fratello John. L'arrivo dei due fratelli Trago raffreddò l'allegria degli uomini e Ben e Josh avanzarono passo passo insieme agli altri. Quella era la parte della vita in miniera che Ben trovava ogni giorno piú gravosa. Prima di potersi affacciare all'aperto bisognava salire cin- quecentoquaranta scalini, da centosessanta metri di profondità. Tem- po addietro Ben era stato solito contarli, ma ora si limitava a stringere i denti inerpicandosi a tentoni. Una volta sulla-scala nessuno parlò piú. Arrivando boccheggianti alla sommità del pozzo, avrebbero rimpianto ogni filo d'aria sprecato. Consapevole di questo, Josh saliva attento, con ritmo regolare, davanti a suo padre. Josh e Ben erano al quarto tratto di scala, circa a quindici metri dal fondo del pozzo, quando si udí dall'alto un urlo agghiacciante, un urlo che era risuonato tante volte agli orecchi di Ben. « Attenti sotto! » gridò e contemporaneamente si spinse sul gradino occupato dal figlio, sibilando: « Gira dietro la scala ». Josh obbedí e il padre ve lo tenne avvinghiato con braccia e gambe. Quasi sempre, chi cadeva moriva durante i primi istanti fracassando- si il cranio contro le pareti del pozzo, e quindi, misericordiosamente, non si accorgeva piú di nulla, ma il poveretto che quel giorno precipitò dalla scala non fu cosí fortunato. Il suo urlo si trasformò in un suono che non aveva nulla di umano, quando sfiorò Josh e suo padre, muli- nando le braccia, ma egli rimase cosciente finché non piombò sul fon- do. Josh avrebbe ricordato per tutta la vita quel tonfo sordo. Regnò per alcuni istanti un silenzio sbigottito, rotto poi dallo scal- piccio dei minatori che tornavano giú dai primi tratti di scala. « Ben! Ben Retallick! » « Sono qui. Chi è caduto? » « Budge Pearn. » « Oh mio Dio! Quella povera figliola! » Ben si sentí improvvisamen- te vecchissimo. « Aspettami ai novanta metri » disse al figlio. « E inuti- le che tu scenda di nuovo. » Tornato alla posizione primitiva sulla scala, Josh riprese a salire come intontito, con un nodo alla gola, non sapendo se piangere o dar di stomaco. Budge Pearn era stato come un fratello maggiore per lui. GIUNTO SUI fondo del pozzo, Ben guardò il corpo martoriato di Budge Pearn e pensò alla giovane vita spezzata. « Povera figliola! » ripeté. A diciassette anni compiuti da poche settimane, Jenny Pearn era vedova, con una figlioletta da mantenere. Anche lei come Budge era orfana, avendo perduto il padre in un incidente analogo. Tom Shovell, il capoturno, saltò giú dagli ultimi pioli e guardò Ben con occhi commossi. « Faremo noi quanto è necessario qui, ma ti sarei grato se lo dicessi tu a Jenny. Tu... o Jesse. » Jesse era la moglie di Ben. « Non occorre che ti dica quanto mi dispiace. Era benvoluto da tutti. » « Questo non servirà a consolare la povera Jenny. » Ben riattaccò la salita e ai novanta metri raggiunse Josh. In superfi- cie, i minatori raccolti all'apertura del pozzo mormorarono le loro condoglianze. Era buio pesto e sulla brughiera soffiava il vento freddo di marzo. Padre e figlio presero il sentiero che si snodava lungo il fianco della collina in direzione del villaggio di Henwood, un piccolo agglomerato di case in pietra e ardesia. Dalla valle sottostante giungeva loro il brontolio cupo delle macchine di un'altra miniera, la Phoenix. « Come... come credi che sia successo? » domandò Josh, aprendo bocca per la prima volta da quando avevano lasciato il pozzo. « Immagino che Budge avesse fretta. Avrà messo il piede su un piolo rotto. E un incidente che ho visto accadere fin troppe volte. » Tacque di colpo nell'udire i passi leggeri di una donna che correva verso di loro sul sentiero. « Ben! Sei tu? Oh, grazie al Cielo sei sano e salvo! Dio ti ringrazio! » Jesse Retallick, scossa da un violento tremito, si strinse al marito. « Mi hanno detto che è avvenuto un incidente. Ci sono feriti? » « Budge è caduto dalla scala. » Ben la sentí irrigidirsi tra le sue braccia. « Allora, è morto. » « Sí » rispose sommessamente. « Jenny non lo sa ancora. Stavo an- dando da lei, ma sarebbe meglio che lo facessi tu. » Jesse restò a lungo silenziosa, poi proruppe: « Perché? Perché pro- prio Budge? Erano cosí felici insieme... Quella miniera maledetta! Scale che non reggono, corde fradice... » « Ora basta, Jesse... ci dà da vivere. » « Ma non a Budge... pace all'anima sua! » Le sfuggí un singhiozzo, un lungo sospiro tremulo, ma quando il marito cercò di confortarla si sciolse dal suo abbraccio. « Vado da Jenny, prima che lo sappia da qualcun altro. » Si avvib per il sentiero e la sua voce giunse loro dall'o- seurità. « Ben, ringrazio con tutto il cuore Dio ehe non sia toceato a te. » Mentre Jesse si allontanava, le sue parole rieeheggiarono nella men- te di Ben rieordandogli la ragazza piena di slanei che aveva sposato e l'amò ancor di piú. NELLA piccola ma pulitissima cucina della casetta ai margini del villaggio di Henwood, Josh tolse il tegame dal fuoco e versò lo stufato nelle scodelle mentre Ben si toglieva gli scarponi; poi sedettero e mangiarono in silenzio. La cucina dei Retallick fungeva da sala da pranzo e da soggiorno; in un altro locale al pianterreno erano riuniti tutti i mobili piú belli e gli oggetti di valore. A un tratto la porta si spalancò e Jesse Retallick spinse dentro Jenny Pearn, una faneiulla pallida e minuta ehe si stringeva al petto la piecola Gwen piangente, e la condusse direttamente nella loro stanza migliore. Tornò un istante dopo. « Josh, fila di sopra e metti un materasso sul pavimento in eamera nostra. Jenny si sistemerà nella tua. Ben, porta di 1della legna per il eamino. Non piange ancora, ma appunto per que- sto sarà molto peggio quando comincerà. » Josh lasciò il padre che riempiva un secchio con i tizzoni della stufa e salí a prepararsi un giaciglio nella stanza dei genitori. Era già disteso al buio da un po' di tempo, quando Ben entrò con un lume. Vide le lacrime scintillare sulle gote del figlio, ma non disse nulla. Si avvicinò alla finestra e guardò la vallata. La chiesetta del villaggio era illuminata, segno che la salma di Budge vi era già arrivata. Poi, dal piano di sotto, giunse un mugolio soffocato, che si alzò rapidamente fino a diventare un singhiozzo. Jenny era scoppiata a piangere. Per quanto gli fosse penoso ascoltare, Ben provò un senso di sollievo. Adesso quella poveretta era una persona da confortare, una giovane donna che aveva perso il suo uomo; poco prima era sembrata inaccessibile, ermeticamente chiusa nel suo dolore. Ben scese, infilò gli scarponi e la giacca e uscí. Nonostante spirasse un vento freddo, nella chiesa trovò molti abitanti del villaggio che, non appena ebbe varcato la soglia, lo tempestarono di domande su Jenny. Le donne presenti sapevano che l'indomani o il giorno seguente sareb- be potuto toccare loro lo stesso destino. Le miniere erano famigerate fabbriche di vedove. Ben si meravigliò vedendo che nella minuscola chiesa era presente anche il reverendo Wrightwick Roberts, il pastore metodista preposto alle parrocchie dei villaggi che, come Henwood, facevano parte della circoscrizione di North Hill. Soltanto le comunità piú numerose, come quella di St. Cleer, potevano permettersi di averne uno stabile. Il giovane pastore aveva lavorato in miniera e le sue spalle erano massicce come quelle di Moses Trago. Si espresse con voce sommessa. « E una sera di dolore, Ben. Le vie del Signore sono imperscrutabili ai mortali. » Guardò una porta chiusa all'estremità della chiesa. « Budge è di là; sta vegliandolo Mary Crabbe. » Mary Crabbe sovrintendeva a nascite e morti nel circondario da prima che Ben venisse al mondo. Il minatore ringraziò con un cenno del capo. « E stata una giornata triste. » Sedette su una panca. « Pen- serà lei al servizio funebre e a tutto? Pagherò io. » « E Theophilus Strike? Non contribuirà? » Ben abbozzò un pallido sorriso. « Parla come il pastore Thackeray. Theophilus Strike è il proprietario della miniera. Si limita a pagare i salari. Jenny riceverà quel che spettava a Budge... piú un paio di ghi- nee. Tutto qui. » L'accenno a William Thackeray aveva fatto accigliare il reverendo Roberts. Il focoso predicatore di St. Cleer stava rapidamente affer- mandosi come paladino dei minatori e i piú giovani fra questi accorre- vano in massa ai sermoni da lui tenuti nella chiesa della cittadina. « Perché lascia che Josh frequenti la scuola di Thackeray, Ben? Quell'uomo esercita una pessima influenza sugli allievi. » Ben alzò le spalle. « Le sue lezioni costano poco... e vanno bene. » « Ma Thackeray insegna cose che non si trovano sui libri di scuola. Riempie delle sue idee le teste dei giovani minatori. Suggerir loro di unirsi in un sindacato e chiedere paghe piú alte è pericoloso. » « Ho sentito soltanto delle voci, e mai da Josh » ribatté Ben alzan- dosi. a Però so che il ragazzo impara cose che avrei tanto desiderato fossero state insegnate a me. Josh non sarà costretto a scendere in miniera perché non sa fare altro, pastore. E non finirà nella chiesa con Mary Crabbe che gli compone le membra fracassate. » Ben fece una pausa e trasse un profondo respiro. a Ora me ne vado; non vorrei dire piú di quanto dovrei. » a Siamo amici da troppo tempo perché mi offenda » rispose il pasto- re. a Vengo con lei: vorrei vedere Jenny. » BUDGE fu seppellito in una giornata grigia e malinconica che si addi- ceva alla circostanza. Il pastore Roberts officiò il servizio funebre e nel corso del sermone, oltre a tessere gli elogi del defunto, biasimò l'am- ministrazione della miniera che non si curava dei mortali pericoli cui andavano ìncontro gli uomini nei pozzi e per di piú non aveva nemme- no inviato un suo rappresentante al funerale. Per la verità, Theophilus Strike, il proprietario della Sharptor, aveva delegato qualcuno: il suo capominiera anziano, Herman Schmidt. Ma questi conosceva modi migliori di trascorrere un pomeriggio che ascol- tando un sermone in lode di uno di quei lavoratori da lui considerati poco piú che animali. E infatti Schmidt era chiuso in casa già in preda ai fumi dell'alcool, nella vicina cittadina di Liskeard. Trascorreva molto meno tempo alla miniera Sharptor di quanto Strike credesse, ma una volta la settimana compiva un'ispezione generale, grazie alla quale era in grado di redige- re i rapporti e dirigere quelle operazioni che mantenevano in attivo il bilancio della miniera. Schmidt era un uomo capace, ma odiato. BENISSIMO, Josh. Hai migliorato molto nella lettura. » Il ragazzo abbassò gli occhi, compiaciuto e imbarazzato. Il reveren- do William Thackeray non era incline a distribuire elogi immeritati ai suoi alunni. Aprire quella scuola era stato uno dei primi compiti cui si era accinto non appena assegnato alla popolosa comunità di St. Cleer. Esile e curvo com'era, da anni ormai aveva accettato con rassegnazio- ne la propria inferiorità fisica facendo delle parole la sua arma. Dopo essere arrivato in Cornovaglia e aver constatato le spaventose condi- zioni di lavoro che esistevano nelle miniere, a poco a poco era diventa- to, inevitabilmente, un riformatore sociale. A causa della sua efficace e pericolosa eloquenza, si era rapidamente guadagnato l'ostilità dei pro- prietari e degli azionisti delle minieredei quali peraltro non si curava affatto. a Sí, giovanotto » riprese, a hai la stoffa per diventare una persona istruita come nessun altro da queste parti. » Puntò un dito a un centi- metro dal naso di Josh. a Ma questo è soltanto l'inizio. Che cosa farai di questa istruzione? » La domanda colse di sorpresa il ragazzo. a Non so, signore... credo che mi piacerebbe diventare un tecnico minerario. » a Ammirevole ambizione. » Il dito ammonitore si abbassò e il pasto- re fece scorrere uno sguardo severo sulla classe. a E voialtri? Siete tutti figli di uomini con le idee aperte, di minatori convinti che voi dobbiate essere meglio preparati di loro a guadagnarsi la vita. Qualcun altro sa cosa gli piacerebbe fare? » Qua e là si alzò una mano esitante. a Mmm! Sembriamo piuttosto incerti. » Guardò la sua scolaresca, un'accozzaglia di ragazzi dai capelli arruffati e dai vestiti logori, e sospirò. a Sono sicuro che, per quanto mi spolmoni, la maggior parte di voi sprecherà ciò che ha imparato contando le carriole cariche di minerale. Bene, per oggi abbiamo finito. » Il SENTIERO che dalla scuola di St. Cleer conduceva alla Sharptor compiva un giro lunghissimo, costeggiando le miniere di Caradon e scendendo verso il grande pozzo della Phoenix che si spalancava nella valle ombrosa. Josh preferí tagliare per la campagna e s'arrampicò verso l'alta e solitaria brughiera di Bodmin. Amava immensamente quel paesaggio vasto e deserto, disseminato di cespugli rachitici la cui inclinazione a est mostrava da quale parte soffiassero i venti invernali. In quella stagione le ginestre erano in pieno germoglio cosicché sul terreno, mantenuto morbido e spugnoso dai molti ruscelletti che vi scorrevano, esplodevano qua e là mazzi di fiori gialli. Nel cielo, le poiane dalle ali tozze volavano in tondo cer- cando una preda. Nella brughiera Josh poteva pensare, fare progetti per il suo futuro. Aveva detto al pastore Thackeray di voler diventare un tecnico mine- rario, ma in realtà sapeva ben poco di cose meccaniche. Aveva dato un'occhiata alle macchine a vapore recentemente adottate dalle minie- re Caradon e Phoenix ed era rimasto colpito dalla loro mole e dal rumore che facevano, tuttavia ignorava come funzionassero. Decise che l'avrebbe presto imparato. Raggiunta la parte piú alta della brughiera, Josh levò lo sguardo e indugiò a osservare una poiana che aveva ingaggiato battaglia con due corvi. Mentre uno la impegnava da vicino, l'altro salí piú in alto nel cielo per piombare poi ad ali chiuse nella zona dello scontro. La poia- na, sicura della propria superiorità, continuò il volo; solo di quando in quando si rovesciava sul dorso per affrontare ad artigli protesi il peri- colo che veniva dall'alto e allora i corvi le sfuggivano abilmente. A Josh piaceva guardare le poiane, di cui invidiava soprattutto la libertà. Ma se anche lui l'avesse avuta non gli restava comunque molto tempo per goderne. Al mattino lavorava alla miniera, insieme alle donne e ad altri ragazzi, selezionando il minerale. Nel pomeriggio frequentava la scuola di St. Cleer e quasi tutte le sere dava una mano nelle faccende domestiche prima di dedicarsi ai compiti. Studiare era diventato molto piú difficile da quando Jenny era venuta ad abitare con loro: la piccola Gwen stava mettendo i dentini e piangeva molto. Josh giunse in vista delle casette raggruppate lungo il pendio, fra le quali si trovava la sua. Vi sarebbe arrivato in dieci minuti, ma prima doveva passare davanti alla casa dei Trago. Scorse Morwen Trago, il figlio maggiore di Moses, seduto a cavalcioni su un masso, davanti all'ingresso. I Trago erano una famiglia strana, chiusa e scontrosa, e la casa in cui alloggiavano si confaceva perfettamente al loro carattere. In luogo delle mura aveva gigantesche lastre di roccia ed era incassata nel fianco della collina; vi si accedeva attraverso una fenditura chiusa da una porta di legno alta piú di due metri. Vi abitavano Moses Trago con moglie e figli e il fratello scapolo di Moses, John. La casa non era stata costruita da loro. La superstizione voleva che fosse stato un luogo di sepoltura degli uomini primitivi, delle cui vestigia erano rimaste tracce in tutta la brughiera. Morwen Trago, un giovane maggiore di Josh di quasi due anni, scivolò giú dal masso e si piantò a gambe larghe in mezzo al viottolo. Josh si avvicinò guardingo e si fermò a tre metri da lui. a Che cosa vuoi, Morwen? » a Che cosa voglio? Io abito qui, Josh Retallick, e nessuno può proi- birmi di stare davanti a casa mia. » a Allora mi lasci passare? » Josh sentí contrarsi i muscoli del viso. a Ma certo... quando avrò visto cos'hai in quella sacca. » Josh accentub la stretta sulla sua borsa di tela. a ci sono soltanto dei libri. Appartengono al pastore Thackeray. » a Oh guarda, i libri di un pastore! Scempiaggini religiose, ecco cosa sono! » Morwen non aveva fatto che ripetere le stesse parole che suo padre aveva pronunciato, accompagnandole con un bruciante manrovescio, quando lui gli aveva chiesto di poter frequentare le lezioni del pastore Thackeray. La discussione aveva avuto luogo nel periodo in cui Mor- wen lavorava in superficie con Josh. In seguito, Moses aveva trovato un'occupazione nel sottosuolo per il figlio. a I libri sono scempiaggini solo se non li sai leggere » ribatté Josh. a E restano nella mia sacca. » a La vedremo... » Morwen avanzò minaccioso verso di lui, ma si arrestò nel vedere Josh che raccoglieva da terra una scheggia di grani- to. Stava valutando la possibilità di saltargli addosso quando una ra- gazzina scalza, con i lunghi capelli neri e arruffati, si precipitò in mezzo a loro. a Smettetela, voi due! Lascialo stare, Morwen. Ma' non sarebbe contenta se le dicessi che fai il prepotente. » Miriam Trago aveva la stessa età di Josh, ma nella sua voce si avver- tiva l'autorità che le veniva dall'essere la prediletta del padre. a Tienti i tuoi libri » borbottò Morwen con una sprezzante scrollata di spalle. a Solo le donnicciole e i pastori leggono i libri. » Voltò le spalle e se ne andò lemme lemme. Josh lasciò cadere il sasso e mormorò: a Grazie, Miriam... ma non sarebbe riuscito a fermarmi ». a Non me ne importa niente. Io non volevo che rompessi la testa a Morwen, tutto qui. » Gli scoccò un'occhiata sprezzante quasi quanto quella del fratello e gli voltò le spalle allontanandosi. a Non è vero, Miriam Trago » le gridò dietro Josh. a Tu non vuoi che la gente ti giudichi gentile, ma hai impedito che ci picchiassimo, perché avevi paura che mi facessi male. » Miriam si voltò di scatto verso Josh, si chinò, afferrò l'orlo della veste stracciata e la sollevò sopra la testa. Sotto non portava nulla. Josh diventò scarlatto. Si voltò e fuggí lungo il sentiero, inseguito dalla sua risata beffarda. Miriam Trago era una creatura selvaggia come la brughiera. Capitolo 2. COL TRASCORRERE della primavera, il freddo e l'umidità cedettero il passo alla temperatura mite. Le giornate piú lunghe consentivano a Josh di passare piú tempo nella brughiera. Evitava la casa dei Trago, ma scorgeva spesso Miriam, da lontano. Durante il giorno, la ragazza lavorava alla miniera Phoenix selezionando il minerale, ma le sue sera- te erano tutte dedicate alla brughiera, dove si sentiva libera. Comunque, benché Josh e Miriam si vedessero ogni tanto lassú, l'incontro successivo delle famiglie Retallick e Trago ebbe come pro- tagonisti gli adulti. Fu un incontro breve, ma violento. Era una calda e piacevole serata domenicale. Ben, Jesse e Josh, che precedevano di qualche passo Tom Shovell, il capoturno della miniera Sharptor, Jenny e la piccola Gwen, tornavano lentamente verso casa dalla chiesa di Henwood, cercando di godersi il piú possibile quel po' di sole. All'estremità del villaggio li raggiunse il reverendo Wrightwick Roberts e il discorso cadde sulla recente legge sui cereali. a Se non avviene qualcosa » disse Jesse, a un mese di paga non basterà per acquistare uno staio di grano. » a E una cattiva legge » commentò amaramente Ben. « Vieta la im- portazione di cereali in Inghilterra, ma consente di esportare metà del prodotto nazionale. Il parlamento deve fare qualcosa o scoppieranno dei tumulti come vent'anni fa. » « E noi non abbiamo certo bisogno che arrivino delle truppe in Cornovaglia » convenne il pastore. Giunti a un tratto ripido del sentiero, Tom tolse la bambina a Jenny, la prese in braccio e salí senza fatica, nonostante Gwen fosse cresciuta notevolmente nelle ultime settimane. Jenny, invece, era tanto magra da sembrare addirittura fragile e la sua pelle era diventata diafana. Il dolore ne aveva fatto una donna di inquietante bellezza. Arrivati a casa, Ben, Jesse e Jenny entrarono con la piccina, men- tre Josh rimase fuori con Tom e il pastore. Erano là da pochi minuti quando un urlo dalla brughiera interruppe la loro conversazione. Si voltarono e videro Kate Trago, la moglie di Moses, che correva verso di loro, capelli al vento, seguita dal marito che avanzava traballando. Kate inciampò e cadde davanti al gruppetto sbalordito. Wrightwick Roberts l'aiutò ad alzarsi e tutti videro che aveva un occhio gonfio e un brutto graffio sulla guancia. La donna prese per il braccio il pastore e lo tirò verso la casetta. a Svelti, per amor del Cielo! » implorò. a Moses è ubriacò fradicio. Entrate, altrimenti ucciderà me... e voi! » Il pastore si divincolò. a Portala dentro, Josh. » a Lasciate che provi a farlo ragionare » disse Tom. a Mi ascolterà. » a Nello stato in cui è non ascolterà nessuno. Entrate tutti, in fretta! » ordinò il pastore, aprendo la porta e quindi richiudendola alle loro spalle. Si volse per affrontare risolutamente il minatore. a si tolga di mezzo » berciò Moses. a Voglio mia moglie! » La voce di Roberts era bassa e suadente. a La lasci stare, Moses. E dentro che parla con Jesse Retallick. » a E io me ne infischio. E una donnaccia infingarda e sfacciata. Anzi, peggio: è una ladra. » Barcollò in avanti e il predicatore trasalí alla zaffata di gin che il minatore gli alitb in faccia. a Sa cos'ha fatto? Vuole sapere cos'ha fatto quella dannata femmi- na? » Storse la bocca. a Mi ha rubato del denaro di tasca. Capito? L'ha preso credendo che dormissi. » a Suppongo che le occorresse. » Il tono del pastore era pacato. Moses dischiuse le labbra in un sogghigno. a SO io che cosa occorre a quella. Non ho bisogno di andare in chiesa per farmi dire come devo comportarmi. Vivo come mi pare, e anche Kate! » Balzò verso la porta, ma Wrightwick Roberts lo precedette e con mossa fulminea lo colpí alle spalle. Moses Trago arretrò annaspando, poi stramazzò a terra. La rabbia gli fece momentaneamente sbollire i fumi della sbornia. a La ucciderò per questo! » Si gettb contro il pastore con inattesa agilità, ma qualcuno fu piú svelto di lui. La porta alle spalle del predicatore si spalancò e questi fu spinto da parte; Ben Retallick si parò davanti al minatore ubriaco che attaccava a testa bassa e lo afferrò. Moses sapeva battersi bene. Fece qualche passo barcollando, avvin- ghiato a Ben, finché entrambi non caddero pesantemente a terra; Ben allentò la presa per un istante che tuttavia bastò. Inarcandosi all'indie- tro, Moses si liberò dalla stretta e si rizzò. Ben era ancora in ginocchio quando lo scarpone dell'avversario lo colpí alla spalla, buttandolo di nuovo a terra. Poi Moses prese a sfer- rargli pedate alle costole, cercando di arrivare alla testa, ma lui riuscí ad afferrargli il piede e a torcerlo, mandandolo a gambe all'aria; quan- do Moses tentò di alzarsi lo colpí alla tempia con un pugno micidiale e lo abbatté. a Mai visto un colpo piú formidabile » si congratulò il reverendo Roberts. a Avrebbe steso un toro. » a Era il minimo che potessi fare. » Ben si strofinò le nocche delle dita. Bisognò rovesciargli quattro secchi d'acqua in faccia prima che Mo- ses Trago cominciasse a tornare in sé. Sussultò, rabbrividí, si rotolò da un fianco all'altro, infine si tirò a sedere grugnendo e stringendosi la testa tra le mani. a Forse ti parrà di soffrire, in questo momento » disse il pastore, a ma un giorno dovrai rispondere al Signore delle tue malefatte e queste legnate ti sembreranno un'inezia in confronto di ciò che ti capiterà allora. » Gli rispose una bestemmia seguita da un altro grugnito, quindi Mo- ses si alzò ondeggiando e lanciando intorno occhiate di fuoco. a Ben Retallick, ti pentirai di ciò che hai fatto quest'oggi » minacciò. a E anche lei, pastore. » Alzò la voce per assicurarsi che lo udissero anche all'interno della casa. a Dite a quella fannullona di mia moglie che se osa farsi vedere in casa mia, le rompo tutte le ossa che ha in corpo. » Si volse e si avviò barcollando verso l'alta brughiera. a Sarà bene che lo tenga d'occhio, Ben » consigliò Tom Shovell dalla soglia, a Moses è un tipo pericoloso. » a Tom ha ragione. Gli stia lontano. » Kate Trago era uscita e li guardava con l'occhio rimasto indenne. « Quando gli sarà passata la sbornia tornerà ragionevole » affermò Ben. a Siamo cresciuti insieme, Kate. Conosco Moses piú di chiunque altro. » a No! » Kate scosse il capo. a Moses non è piú l'uomo di un tempo: negli ultimi anni è cambiato molto. Oh, so che è sempre stato violento, ma adesso ha la rabbia dentro. Invidia lei piú di ogni altro, Ben. Ha tutte le cose che lui non ha: il rispetto della gente... una casa. So che sembra sciocco, ma Moses la odia perché fa parte di un mondo che lui ha disprezzato tutta la vita. » S'interruppe di colpo. a Ho parla- to troppo. Si ricordi di quel ehe le ho detto: è il mio ringraziamento per avermi aiutata. Ora devo andare. » a Ma non può! » protestò Ben. a Moses la ueciderà. » a No. » Kate scosse la testa. a Arriverà a casa, piomberà sul letto e dormirà fino a domattina. Poi si alzerà e andrà alla miniera. La sua vita è tutta qui: bere, dormire e lavorare. Ma non mi farà piú del male. » Una lacrima luecicò nel suo occhio sano. a D'altronde, sono sua mo- glie. Devo andare da lui. » Si allontanò senza voltarsi. TRE GIORNI dopo la zuffa, Miriam Trago feee la posta a Josh che tornava a casa dalle lezioni alla chiesa di St. Cleer. Quando il ragazzo attraversò la brughiera alta, sbucò da dietro alcune felci rigogliose. a Ciao » lo salutò con aria disinvolta. a Ciao. » Il tono di Josh era esitante. Il suo bisticcio con Morwen era diventato una faccenda molto piú seria ora che il loro antagonismo si era esteso ai due padri. Miriam, però, non l'aveva cercato per rinfocolare le ostilità. a Sei stato a lezione a St. Cleer? » Era una domanda superflua e lo sapevano entrambi. a Che cosa impari? » a Oh, tante cose: a leggere, a scrivere, a far di conto. » a Mi piacerebbe imparare a leggere e a scrivere. » a Perché non chiedi a tuo padre di lasciarti venire? » Miriam scrollò la testa. a L'ho fatto. Ha detto che a una ragazza non servono queste stravaganze. » L'accenno a Moses Trago provocò un lungo silenzio~imbarazzato. a Mio padre non è poi tanto cattivo, sai » disse infine. Parlando, si guardava i piedi nudi, quei piedi che erano spesso oggetto di critica tra le donne di Henwood; la ragazza amava sentire sotto la pelle nuda il terreno soffice. a Non mi picchia spesso e quando lo fa, dopo gli dispiace. » Josh, ansioso di evitare battibecchi, non aprí bocca. a Lavora sodo. Persino tuo padre dice che è un gran lavoratore. » a Sarà, ma quando beve diventa un attaccabrighe. » La ragazza alzò la testa e incontrò lo sguardo di Josh. a Ma sono soltanto parole. » Il lampo di sfida nei suoi occhi si spense. Esitando, toccò l'angolo di un quaderno che sporgeva dalla sacca di Josh. a Che cos'è? » Un quaderno. » Mostramelo. Voglio vedere com'è la tua scrittura. Ti prego! » Josh esitò. Era ancora diffidente, nonostante l'evidente interesse di Miriam. « Va bene. » Sfilò il quaderno dalla sacca e l'aprí a una pagina coperta da una grafia minuta e non molto chiara. Miriam parve colpita. a Sei stato tu a scrivere tutto questo? Che cosa significa? » Lui annuí, colmo di orgoglio. « Ho riempito quasi un intero quader- no. » Cominciò a leggere: « E per la terza volta gli domandò: Simone, ~glio di Giona, mi ami tu?... » Lesse altre due pagine, quindi richiuse il quaderno. « Sono versetti della Bibbia. » a Che bello! » Miriam aveva un'espressione ammirata. Per la prima volta Josh si accorse che aveva gli occhi nerissimi, frangiati dalle ciglia piú lunghe che lui avesse mai visto. a Non vorresti scrivere il mio nome... Miriam? » Annuí ancora. a Certo. » Frugò nella sacca e ne trasse un pezzetto di carta. a Mi serve qualcosa per appoggiarmi. » a Ho quel che ci vuole, ma in un posto segreto che conosco soltanto io. » Lo prese per mano e se lo tirò dietro, tutta eccitata, addentrando- si tra le felci. Giunti davanti a un cespuglio di ginestra dall'aspetto impenetrabile, Miriam gli lasciò la mano e si mise ginocchioni davanti a un piccolo squarcio che s'intravedeva appena tra l'intricata vegetazione. a Segui- mi. » Varcatolo, s'inoltrò lungo una galleria bassa e oscura che serpeggia- va per alcuni metri tra i sempreverdi per poi sbucare nell'abbagliante luce del sole di un piccolo spiazzo erboso, circondato da siepi fittissi- me. Al centro della radura, alcune grandi rocce piatte formavano una sorta di grotta triangolare. Rialzandosi, Josh poté contemplare, oltre le cime dei cespugli di ginestra, tutta la valle di Phoenix, ma nessuno, da sotto, avrebbe potuto scorgere lui e Miriam. a Ecco, appoggia la carta su questa roccia » gli disse la ragazza, quindi sedette con la gonna raccolta tra le gambe incrociate. La pelle indurita delle sue ginocchia era bruna come quella di una zingara. Josh posò la sacca, ne trasse un libro che mise sulla roccia, quindi lisciò il foglietto e ve lo appoggiò. Inginocchiatosi, prese a scrivere con attenziOne con una matita, compitando ad alta voce. a M-I-R-I-A-M. Miriam. Ecco fatto! » La ragazza, che l~aveva osservato trattenendo il fidto, prese il pezzet- to di carta come se contenesse la formula magica per ottenere tutte le ricchezze del mondo. a E davvero il mio nome? C'è scritto proprio "Miriam"? » aSn » La sua reazione riempí Josh di soddisfazione. a Posso tenerlo? » a Sicuro, tanto a me non serve. » a E la prima volta che vedo scritto il mio nome. Lo conserverò per sempre. » a Se vuoi t'insegnerò a scriverlo. » Miriam gli afferrò il braccio. a Oh, sí, per favore! » Dovette prima insegnarle come tenere la matita, poi a vergare lette- ra dopo lettera guidandole la mano. Ci volle parecchio tempo e il risultato fu tutt'altro che brillante, nonostante Josh insistesse nell'af- fermare il contrario. a No. » Miriam stringeva in mano il foglietto sul quale Josh aveva scritto il suo nome. a Questo è molto meglio. Ma ci riuscirò anch'io, se m'insegnerai. » a Be', non saprei... » Il ragazzo era incerto. a Ti mostrerò la tana di un tasso. » Josh tentennava ancora, ma Miriam, intuendo un suo punto debole, incalzò: a ci sono anche i piccoli ». Il ragazzo capitolb. a Va bene, t'insegnerò quello che vuoi, ma pri- ma voglio vedere i tassi. » a Allora vieni. » Era al settimo cielo. Ardeva dal desiderio di impa- rare ciò che Josh già sapeva. Il ragazzo la seguí di nuovo nella galleria fra la vegetazione e poi attraverso la brughiera. Miriam procedeva in linea retta e soltanto una volta deviò per evitare una palude. Poco piú avanti cominciarono a scendere lungo una profonda valletta. a Ora dobbiamo far piano. » Gli posò una mano sul braccio e Josh si mosse con circospezione. Non aveva mai visto un tasso, ma sapeva, dai racconti dei suoi compagni di scuola, che esso era forte come un ariete, audace come una volpe e armato di artigli lunghi quanto un dito di ragazzo. a Stai qui vicino a me e non dire una parola » sussurrò Miriam facendolo sedere su un tratto di terreno erboso. a Dove sono? » domandò Josh in un bisbiglio rauco. a Ssst! Lí » rispose la ragazza e gli indicò un monticello di terra, distante quattro o cinque metri, su cui cresceva un alto cespuglio spi- noso. a Vedi i loro sentieri? » Josh scorse quattro piccole piste ben battute che correvano in dire- zione della siepe. a Dove sono i tassi? » domandò ancora sottovoce. a Tra poco usciranno. » Se ne stettero seduti in silenzio. La serata era calda e tranquilla e Josh trovava piacevole essere spalla a spalla con Miriam. Intorno a lei aleggiava un fresco profumo di felci e di erica. A un tratto lei gli serrò il braccio. a Ecco, senti? » a No. Che cosa dovrei sentire? » « Un rumore sordo, sottoterra. Sono i tassi. Significa che stanno per uscire. » Poco dopo comparve da sotto il cespuglio una testa allungata, solca- ta da striature bianche e nere. Il tasso alzò il muso e fiutò, poi avanzò lentamente, mostrando il corpo dalla folta pelliccia grigio-bruna. Era piú grosso di quanto Josh avesse immaginato, all'incirca come un cane di taglia media. Un istante dopo era sparito. « Ci ha visti! » esclamò il ragazzo, amaramente deluso. a Ssst! Niente affatto, fa sempre cosí per assicurarsi che non ci sia pericolo per i piccoli. Adesso verranno fuori tutti. » Aveva appeno finito di parlare che il maschio ricomparve, muoven- dosi con la sua andatura goffa; due cuccioli lo seguivano da vicino e la femmina, piú prudente, chiudeva la fila. Josh trattenne il respiro mentre gli animaletti percorrevano uno dei loro sentieri ed entravano in un boschetto di felci; ma quando si piegò di lato per seguirli con gli occhi, un sasso gli franò di sotto la mano e rotolò giú per il breve pendio. Con uno squittio allarmato la femmina spinse i due piccoli in una fuga precipitosa verso la tana e il maschio corse qua e là lanciando strida e grugniti eccitati. Si fermò un momento per fiutare in direzione di Josh, come per rimproverarlo, poi scompar- ve a sua volta. « Mi spiace » si scusò timidamente il ragazzo. In pochi balzi Miriam raggiunse il fondo della valletta. a Non impor- ta, li ho visti tante volte » dichiarò, quindi lo guardò, sospettosa. a Però ho mantenuto la promessa di mostrarteli. E tu m'insegnerai a leggere e a scrivere? » Josh annuí. a Vienimi incontro quando torno dalla chiesa di St. Cleer e ti darò qualche lezione. Non tutti i giorni, però. » Stabilirono infine di vedersi tre giorni la settimana e Josh si rimise in spalla la sacca. a Vieni? » Miriam scosse la testa. a Stasera c'è luna piena e voglio guardarla da lassú. » Indicò la gran massa rocciosa del pendio detto Sharp Tor ("collina aguzza") che si levava sopra la brughiera. a Perché non mi accompagni? » a No, devo essere a casa per cena. La mamma si domanderà dove sono finito. » a Se vieni sullo Sharp Tor con me, ti permetterò di baciarmi. » a Non ne ho voglia. » Josh le voltò le spalle e si avviò. a Un giorno l'avrai, Josh Retallick, te lo dico io! » lo beffeggiò la voce di lei, mentre si allontanava. NESSUNO si era accorto del ritardo di Josh. La casa era piena di gente, e tra gli altri c'erano quasi tutti i compagni di turno di Ben Retallick, compresi Tom Shovell e Nehemeziah Lancellis, lo stalliere della miniera. Entrando, Josh udí per prima la voce tonante di Wrightwick Ro- berts. a Non sono affatto contento di questo viaggio a Bodmin. Anda- re ad assistere a un'esecuzione pubblica è già abbastanza disdicevole; essendo pOi giorno di fiera, vi sarà ogni sorta di allettamenti peccami- nosi per i nostri giovani. » a Ma si tratta dell'impiccagione di due minatori di Kit Hill » ribatté uno degli uomini. a Qualcuno di noi li conosce. » a Non è motivo d'orgoglio conoscere due rei di assassinio » lo rim- beccò Roberts. a A quanto ne so, vi sono altri piú colpevoli di loro per quell'omici- dio » intervenne Jesse Retallick, dalla soglia della cucina. a Il morto era un soldato della milizia, no? » I minatori risposero con un brontolio d'assenso a Non ci sono scuse per chi uccide, Jesse » disse Roberts. a La vita di un uomo è sacra. » a E anche la sua famiglia! » replicò decisa Jesse, le mani piantate sui fianchi. a Gli azionisti di quella miniera non hanno ordinato la serrata? Non hanno rifiutato di pagare i salari? Non c'è da stupirsi che i minato- ri si siano infuriati. Però gli azionisti non se la sono sentita di affrontarli da uomini: hanno chiamato la milizia. » a Vi sono cose che non può capire, Jesse » obiettò Roberts. a I minatori volevano un contratto. Parlavano di unirsi in una lega con tutti i compagni del distretto. Sono discorsi pericolosi. » a Forse non capirò niente di contratti e di leghe di minatori, pa- store Roberts, ma capisco cosa può provare un uomo nel vedere la sua famiglia morire di fame perché gli azionisti gli devono del dena- ro! » Rossa di collera, Jesse sbatté rabbiosamente la porta della cucina. Ben Retallick ridacchiò. a Avrei dovuto avvisarla che non è saggio dire a Jesse che non capisce nulla, quando qualcosa le sta a cuore. » Il pastore si passò nervosamente un fazzoletto sul collo, poi alzò una mano per chiedere silenzio. a D'accordo, amici, ora che abbiamo deci- so di andare a Bodmin pensiamo ai particolari. Nehemeziah, quanti carri avremo? » IL GIORNO dell'esecuzione si levò un'alba chiara e luminosa e, quan- do il sole sorse, i carri stavano già procedendo lungo la ripida strada della miniera Sharptor, carichi di gente e faticosamente trainati dai cavalli. I primi erano occupati dai minatori piú anziani e devoti mentre gli ultimi due trasportavano i giovani - tra i quali vi era Morwen Trago - che già si passavano di mano in mano le bottiglie di gin. Josh si trovò seduto accanto a Miriam, ma a una Miriam diversa da quella che incontrava solitamente nella brughiera per insegnarle a leg- gere e a scrivere. Neppure ora portava le scarpe, ma i suoi capelli erano spazzolati per bene all'indietro e indossava un abito nuovo di cotonina stampata; inoltre, non faceva che cicalare senza posa, com'e- ra sua abitudine. Josh, confuso, rispondeva a stento, ma quando qual- cuno gridò che erano in vista di Bodmin, s'inginocchiò accanto a lei per guardare tra le gambe divaricate dell'uomo seduto a cassetta. Vide gli zoccoli dei cavalli, trattenuti dal conducente lungo la ripida discesa verso la città, colpire con forza l'acciottolato sconnesso facen- done scaturire scintille; sullo sfondo le finestre delle abitazioni di Bodmin, investite dai raggi obliqui del sole mattutino, risplendevano di mille luccichii. Giunti ai margini dell'abitato, i carri della miniera im- boccarono stradine tanto anguste che i piani superiori delle case sem- bravano sfiorarsi, quindi, al termine di un vicolo, sbucarono in uno spiazzo già pieno per tre quarti di altri veicoli. I minatori piú giovani si allontanarono subito in chiassosa combriccola, impazienti di gustare le delizie della città, mentre il reverendo Wrightwick Roberts li seguiva con uno sguardo colmo di tristezza. a Josh, che cosa vuoi fare? » domandò Jesse Retallick. a Vieni con noi? » « Per il momento no. » Il giovane colse l'occhiata di disapprovazio- ne rivolta dalla madre ai piedi nudi di Miriam. a Faccio un giro per guardarmi un po' intorno. » Bada di comportarti bene. Hai ancora il tuo scellino? » Lui glielo mostrò con un sorriso felice. Bene, non perderlo e ricorda di trovarti qui alle sei. » Poco dopo Josh e Miriam si addentravano tra i banchi della fiera dove si poteva comprare ogni merce immaginabile, dalle scarpe alle selle, dai dolciumi ai cavalli. Josh spese un quarto di penny per qualche caramella, ma entrambi camminarono in un silenzio annoiato finché non si trovarono davanti al grande portone adorno di borchie di ferro e alle grigie mura della prigione. Nello spiazzo antistante, su una piatta- forma sopraelevata, s'innalzava la forca, dalla cui trave orizzontale penzolavano le corde insaponate con il capestro. Il comandante del plotone di guardia andava avanti e indietro, gridando alla gente di sgombrare un passaggio tra il portone e il patibolo. Visto che non accadeva nient'altro, Josh e Miriam girovagarono ancora per Bodmin e tornarono nei pressi della prigione poco prima di mezzogiorno. La folla era aumentata e ora si accalcava nello spiazzo arrivando fino a metà del pendio di una collinetta vicina. Cinque minuti prima delle dodici il portone del carcere si spalancò e due colonne di soldati in giubba rossa e cartucciere bianche, precedute da un solo tamburino, uscirono a lento passo di marcia dal polveroso cortile interno. In mezzo alla doppia fila di militari venivano avanti strusciando i piedi i due sventurati minatori, incatenati tra loro e con pesanti ferri ai polsi. Un mormorio di collera corse tra gli astanti e i soldati strinsero nervosamente i fucili mentre i condannati venivano spinti sul patibolo. Il boia incappucciato avanzò. Fratelli! » tuonò la voce di Wrightwick Roberts. a Fratelli, pregate con me per questi due peccatori che stanno per presentarsi al giudizio del Signore. Imploriamo la Sua misericordia! » Vi fu un ondeggiamento tra la folla quando tutte le donne e la maggior parte degli uomini caddero in ginocchio. Si udí ancora la voce fonda del reverendo Roberts. a Ti ringraziamo, o Signore, per l'occa- sione che ci offri di chiedere il Tuo perdono... » Perché il pastore ringrazia Dio? » domandò Miriam in un bisbi- glio. a Non stanno per impiccarli? » Naturale che li impiccano » fu la risposta di Josh. Miriam tacque. Wrightwick Roberts pregò a lungo e quand'ebbe finito ordinò alla gente di alzarsi e intonare un inno. Il canto sgorgò da migliaia di bocche. L'ufficiale della guardia diede chiari segni d'impazienza e guardò il boia che, ritto a fianco dei con- dannati, aveva le mani giunte come in preghiera. All'inizio della terza strofa l'ufficiale parlò a un sergente che si accostò al boia ordinandogli di infilare il cappio al collo dei due uomi- ni; il coro cominciò a spegnersi. L'ufficiale fece un passo avanti e ingiunse in tono teso: « Silenzio, in nome della regina! » Il brusio della folla cessò quasi immediatamente. Ho il dovere di accertarmi che la sentenza di morte emessa a carico di Thomas Arthur Sleedon e di William Joseph Darling sia eseguita secondo le leggi del regno. Essi sono stati riconosciuti colpe- voli dell'uccisione di Henry Talbot, un soldato della milizia. I condan- nati possono dire le loro ultime parole prima che la sentenza venga eseguita. Dio abbia pietà delle loro anime. » « E punisca te e tutti coloro che opprimono i minatori di questa contea! » Josh, stupito, riconobbe la voce del suo maestro, William Thacke- ray. L'ometto era in mezzo a un gruppo di minatori che gridavano e pestavano i piedi a meno di venti metri dal patibolo. Le sue parole furono accolte da un mormorio d'approvazione, ma William Thackeray non aveva finito. a La milizia dovrebbe far rispet- tare la legge, non eseguire gli ordini degli azionisti che tengono nella miseria i minatori. Non sono loro gli uomini che dovremmo vedere su quella piattaforma, ma gli azionisti, i padroni delle miniere! » « Sí! Tirateli giú! Liberateli! » La folla ondeggiò minacciosamente muovendosi verso il patibolo. L'ufficiale gridò un ordine e i soldati imbracciarono i moschetti. Il boia afferrò una grossa leva di legno. ;Una donna urlò sovrastando il forte clamore: « Thomas! Oh Dio, Thomas! » Uno dei condannati, con l'angoscia dipinta sul viso, fece un passo avanti... ed entrò nell~eternità. La botola si abbassò sui cardini ben oliati ed entrambi gli uomini sprofondarono nel vuoto finché le corde non li fermarono con uno strattone che segnò la loro fine. Scese un improvviso silenzio. Josh si rese conto che Miriam gli strin- geva convulsamente un braccio, affondandogli le unghie nel polso. < Che orrore! Che orrore! » Scoppiò in singhiozzi. Tentò di confortarla, ma intorno a loro stavano accadendo troppe cose. La folla n~mlllt~lavMntr~- i col~lati ct~ccavano dalla forca i due corpi esanimi, un sasso piombò con un tonfo sulla piattaforma. Ne seguí un altro... e un altro ancora. Alcuni militari portarono i due cadaveri verso la prigione e i rima- nenti formarono una fila compatta che arretrò passo passo, il viso alla folla. Quando arrivarono vicini al portone, quelli che si trovavano alle estremità della fila furono assaliti dai minatori piú giovani. L'ufficiale diede un ordine secco e i militari si fermarono. Inginocchiatisi, punta- rono i moschetti contro gli aggressori. La sciabola dell'ufficiale si solle- vò e ricadde, lampeggiando nel sole: partí una scarica. All'ultimo momento i soldati avevano alzato la mira e le pallottole si erano disperse senza colpire nessuno, ma la gente fu colta dal panico e fuggí in massa. Josh corse tenendo per mano Miriam e non si fermò finché non furono al sicuro nei vicoli. Dopo il primo attimo di sollievo, Josh si sentí ridicolo. Non erano inseguiti dai soldati e non c'era stata una seconda scarica di fucileria. Tuttavia il volto rigato di lacrime di Miriam era una realtà. « Su, su, è tutto finito. » Accorgendosi di stringere ancora la sua mano, il ragazzo assunse un tono burbero. « Ti compro un po' di caramelle, poi andiamo a vedere l'orso che balla. » Videro il povero animale abbrutito, comprarono qualche altro dol- ciume e nel tardo pomeriggio Miriam era riuscita a relegare in un angolino della mente il ricordo dell'impiccagione. Poiché era festa, le taverne della città rimanevano aperte tutto il giorno e gli uomini ubriachi - ma v'erano anche alcune donne - non si contavano. Gli sfortunati che stramazzavano in qualche vicolo veniva- no rapidamente alleggeriti di tutti gli oggetti di valore da bande di giovani malandrini. Josh e Miriam incapparono invece in guai d'altro genere. Nella stra- da principale della città era scoppiata una rissa e i due ragazzi cammi- navano lungo una stretta viuzza, sperando di aggirare quella zona, quando scorsero un individuo tarchiato, fermo, a gambe larghe, vicino al muro di una casa. Josh fece per passare oltre, ma l'altro si girò, sbarrandogli il passo. Era Herman Schmidt, il capo della miniera Sharptor. « Guarda, guarda! Chi c'è qui? » A causa di tutti gli alcolici che aveva ingurgitato, aveva la voce impastata e il suo accento tedesco risultava ancor piú gutturale. Fece qualche passo traballante, quindi si rivolse a Miriam. « Che cosa vuoi? Cerchi un uomo? Bene, sgualdri- nella, quanto chiedi, eh? » Josh indietreggiò cercando di portar via la ragazza, ma Schmidt la agguantò per un braccio. a Mi hai sentito? Quanto? » a Una ghmea. » Il ragazzo fissb Miriam, sbalordito. a Una ghinea? Per chi mi prendi? » sbuffò Schmidt, poi si chinò a guardarla. a Sei giovane. Hai una stanza? » Lei annuí. a Allora ti do mezza ghinea. » a Una. » a Mezza! » ruggí il capominiera. a Non c'è donna che valga una ghi- nea. Neppure una vergine tedesca. » - « Miriam, vieni via. » Lei portò la mano libera dietro la schiena e gli fece segno di andar- sene. E tu che fai qui, ragazzo? » Schmidt strizzò gli occhi iniettati di sangue per mettere a fuoco Josh. a Ma non ti conosco? » Scosse gof- famente la testa. a Mi pare di sí. Be', vattene. Fila. » Josh non si mosse. Il capominiera si tolse di tasca una moneta. « Qua. E una mezza ghinea? » Miriam fu lesta a prendergliela. a Sí. » Adesso vieni. Dove abiti? » Allarmatissimo, Josh strinse la mano della ragazza. a Non andare con lui, Miriam. Ti farà del male. Non andare. » « Quando do un ordine voglio essere obbedito » sbraitò Herman Schmidt e colpí Josh con un pesante manrovescio che gli fece perdere l'equilibrio. Il ragazzo batté la testa contro il muro, gli parve di udire Miriam gridare, poi svenne. Riaprendo gli occhi, Josh si trovò solo. Si sentiva male. Alzatosi, perlustrò tutti i vicoli dei paraggi, ma non c'era traccia di Miriam né di Schmidt Le ombre cominciavano già ad allungarsi. Si avviò tutto ab- battuto verso lo spiazzo dove stazionavano i carri e si arrampicò su quello col quale era venuto. Altra gente di Henwood arrivò alla spicciolata, e con essa il padre e la madre di Josh. Jesse, vedendo il figlio sano e salvo, gli fece un allegro cenno di saluto. Poi comparve all'improvviso anche Miriam che si arrampicO sul carro, traboccante di allegria, come se nulla fosse accaduto. « Oh Josh, sapessi come sono contenta di vederti! Quando sei cadu- to ho pensato che Schmidt ti avesse ammazzato. Sono tornata a cercar- ti appena ho potuto, ma tu eri sparito. Dove sei stato? » Parlava senza quasi riprender fiato. a Guarda, ho fatto delle compere. Ho preso un pettine per la mamma, del tabacco per papà, un berretto nuovo per Morwen, qualche nastro per me... » Fece una pausa. a E questo per te. » Gli porse un oggetto: era un temperino d'osso con due lame pieghevoli. La tentazione di accettarlo era forte. a Non lo voglio. » Miriam spalancò gli occhi. a Non penserai che...? Non crederai che sia andata con quel... con quell'animale? » La veemenza del suo tono fece voltare due donne. Miriam abbassò la voce. a Non poteva passarla liscia dopo quello che mi aveva detto. Ho preso il suo denaro - era una ghinea intera, non mezza - poi, quando ho trovato una casa con la porta aperta, l'ho portato dentro e gli ho detto di salire e di aspettarmi in camera. Forse è ancora là. » Sorrise, aspettandosi che anche lui sorridesse, ma Josh era turbato. Hai rubato, prendendo il suo denaro. Dovevi venir via con me quan- do te l'ho detto. » Io non ho rubato. Si meritava di pagare lo schiaffo che ti ha dato. In ogni caso mi teneva per il braccio e non potevo scappare. Se mi fossi dibattuta avrebbe picchiato anche me. » Il carro si era riempito velocemente e ora anche il conducente aveva preso posto. Alle sue grida d'incitamento i cavalli si mossero e poco dopo presero a inerpicarsi lungo la ripida salita che li avrebbe portati lontano dalla città. Sul carro affollato e traballante, Josh, rannicchiato con le braccia strette intorno alle ginocchia, si sentiva profondamente infelice. Ciò che gli dava piú fastidio era che Miriam avesse afferrato subito il significato dell'invito di Schmidt. Nell'oscurità, le gettò un'occhiata furtiva e credette di scorgere un luccichio di lacrime. Si sentí inteneri- re. a Scusami, Miriam » disse. a Non penso che tu abbia fatto qualcosa di male... e il temperino è uno splendido regalo. » Lei aspirò rumorosamente col naso, poi si asciugò gli occhi e gli mise il temperino sul palmo, senza una parola. Josh le strinse timidamente la mano. a Non sono stato di grande aiuto, eh? » a Non per colpa tua » protestò Miriam. a Ti aveva picchiato. » Tacquero, e qualche minuto dopo, sul carro che li seguiva, qualcuno cominciò a cantare. Davanti, un minatore era saltato giú e illuminava la strada con una lanterna. Il canto si spense pian piano e nel silenzio si udí soltanto lo zoccolio smorzato dei cavalli e il cigolio dei carri. Miriam, insonnolita, appoggiò la testa sulla spalla di Josh che si sentí molto adulto e protettivo verso la sconcertante ragazza che adesso riposava tranquilla accanto a lui. Capitolo 3. WILLIAM THACKERAY cavalcava verso St. Cleer in preda a una sorta di esaltazione. Sapeva che le sue parole avevano infiammato l'immensa folla. Il pensiero di esser stato in parte responsabile di ciò che aveva condotto alla forca i due uomini non lo sfiorava neppur lontanamente. Thackeray si rendeva conto che i guai dei due poveretti erano cominciati dopo che avevano partecipato alla riunione da lui indetta a Kit Hill; d'altronde lui era presente ovunque i minatori della Cornovaglia fossero in difficoltà, per incitarli a unirsi e a migliorare le loro condizioni. I sermoni di Thackeray non prendevano di mira soltanto gli azionisti delle miniere, ma criticavano anche il governo per la sua miope politica agricola, che provocava un vertiginoso aumento dei prezzi. In quel periodo, la scarsità di cereali era andata continuamente aumentando in tutta l'Inghilterra e le leggi che impedivano l'importazione di tale pro- dotto, emanate nel malaccorto intento di proteggere gli interessi degli agricoltori, non avevano migliorato la situazione. Thackeray denun- ciava in termini aspri anche quei coltivatori che approfittavano delle leggi per sottrarre i cereali ai mercati, portando i prezzi a livelli assolu- tamente inabbordabili per i minatori. A metà strada da St. Cleer, il pastore raggiunse alcuni uomini che andavano nella sua stessa direzione. Lei è il pastore Thackeray? » gli domandò uno di loro. « E lei è John Kittow di Caradon, se non sbaglio. Che cosa vuole? » Il gruppetto gli si fece intorno e John Kittow abbassò la voce. Scambiare due parole con lei, pastore. In un posto tranquillo. » Sono a sua disposizione, John. Qui non andrebbe bene? » doman- dò il religioso. « No, meglio recarsi in un posto dove ci sia luce per vedere chi ascolta e muri per tenere fuori chi non deve esserci. » « Allora potremmo trovarci nella chiesa di St. Cleer. » « Domani sera, quando sarà risalito l'ultimo turno? » « Per me va bene, John. » Con uno strattone alle briglie, Thackeray trattenne il cavallo che scartava di lato. « Ma di che si tratta? » « Grano, pastore. In una sola parola, grano. » IL GIORNO seguente Herman Schmidt non si fece vedere alla miniera e corse voce che egli fosse stato arrestato e trattenuto per tutta la notte nella prigione di Bodmin. Aveva fatto pervenire un messaggio al pro- prietario della Sharptor, Theophilus Strike, il quale era sceso in città per risolvere quella che si sarebbe potuta rivelare una situazione molto seria. Schmidt era stato arrestato sotto l'accusa di violazione di domici- lio a scopo delittuoso e inoltre gli si faceva l'addebito di aver aggredito un poliziotto. Per il resto dell'estate Herman Schmidt si comportò da persona piú quieta e ragionevole, e nondimeno trascorsero molte settimane prima che Josh potesse vederlo senza sentirsi lo stomaeo stretto dalla paura. Ma non aveva ragione di preoccuparsi: il capominiera non ricordava nulla degli avvenimenti ehe avevano provoeato il suo arresto. NELLA chiesa metodista di St. Cleer i lumi restarono aeeesi fino a tardi per l'ineontro tra il pastore Thaekeray e i minatori di Caradon, guidati da John Kittow. Soltanto i minatori invitati potevano entrare; gli altri venivano fermati sulla porta da due robusti uomini di Caradon, ehe eonsigliavano loro di tornare in un momento piú propizio. Nessuno sollevava obiezioni: meglio aeeettare qualsiasi eosa il pastore faeesse. I minatori di Caradon erano deeisi a non limitarsi alla sempliee diseussione dei loro problemi: avevano già abbozzato un piano d'azio- ne e si erano riuniti appunto per elaborarne i partieolari. IL MERCATO di Callington non era il piú importante fra quelli della eontea, ma vi si svolgeva un'intensa attività eommereiale; reeentemen- te era anehe diventato un eentro di raeeolta per i prodotti agrieoli ehe venivano trasportati ai moli di Cotehele e di là inoltrati per via fluviale al porto di Plymouth. Quel giorno, un osservatore attento avrebbe notato un numero inso- litamente alto di minatori in eireolazione. Per tutta la mattina arriva- rono a Callington earri eariehi di prodotti agrieoli e di bestiame. Il mereato del grano era proprio al eentro della eittà, davanti a un gra- naio di pietra, e lí minatori, eontadini e abitanti di Callington si affolla- vano intorno al banditore ehe solleeitava ad alta voee le offerte. Era stata messa in vendita una partita di dieei staia di grano e le offerte si susseguivano rapide e impazienti. a Sessantacinque scellini! Settanta ! Settantaeinque ! » A ottanta seellini molti, eompresi quelli che avevano deeiso di aequistare la partita in eomune, si ritirarono, lascian- do a contrattare i piú decisi. Quando il prezzo toccò i centocinque scellini rimasero soltanto i commercianti, nessuno dei quali della Cor- novaglia. Poi, dalle ultime file, venne una voce profonda, dall'accento inconfondibilmente locale: a Ottanta scellini e compro tutto io ». Il banditore sorrise. a Spiacente, signore, lei è un pochino in ritardo. Le offerte sono arrivate a centocinque scellini. » Ho detto ottanta scellini, non un centesimo di piú. Compro in blocco. » John Kittow venne avanti facendosi largo tra la folla. Ma non può! Mi sono stati offerti centocinque scellini e io sono obbligato, in coscienza, a vendere al miglior prezzo. » Però non c'è problema di coscienza nel negare il pane a coloro che ne hanno bisogno e neppure nel derubare quelli che possono sborsare di piú. Ottanta scellini sono un prezzo giusto per dieci staia ed è a questo prezzo che esse saranno vendute. » Il banditore protestò ancora e Kittow lo spinse giú dalla pedana, fra la calca dei minatori plaudenti che, sollevato di peso il pover'uomo, lo spedirono ai margini della folla, passandoselo dall'uno all'altro. E ora venderemo il grano a chiunque lo voglia! » annunciò John Kittow dopo aver chiesto silenzio eon un gesto. a Niente offerte: ehi arriva primo sarà servito. Siamo d'aeeordo ehe ottanta seellini per dieei staia sono un prezzo onesto? » La maggioranza espresse rumorosamente il suo assenso, ma un uomo gridò: a Gli agrieoltori hanno guadagnato abbastanza con il gra- no. Vendetelo a sessanta scellini. Anche a quaranta! » Non se ne parla nemmeno. Coltivarlo costa fatica e tutti hanno diritto di guadagnarsi da vivere. Il grano sarà venduto a ottanta scelli- ni. Forza adesso, che cosa aspettate? » La notizia di quanto stava accadendo si diffuse fulmineamente per il mercatO e la gente aeeorse in massa alla vendita. Il grano era mancato per tanto tempo da quelle parti che qualche bambino non ne aveva mai eonosciuto il sapore. Aleuni agrieoltori eontestarono quella vendita eosí poeo ortodossa, ma al primo moto ostile della folla batterono in ritirata, furibondi. La meree disponibile sparí in meno di un'ora, ma poi qualeuno gridò che ce n'era aneora in abbondanza nel granaio. Pochi minuti dopole porte erano state abbattute e i sacchi di grano portati fuori perché la distribuzione potesse proseguire. Tutta l'operazione fu condotta con vera efficienza, a riprova del fatto che le ore di discussione nella chiesa di St. Cleer non erano state sprecate. I minatori lavoravano a tre per tre: uno pesava il grano, il secondo incassava i soldi dall'acquirente e li metteva nel sacchetto di tela affidato al terzo. A un certo punto, John Kittow vide una vecchia con un viso tutto rugoso e il capo coperto da un lacero scialle nero, che osservava la scena con occhi bramosi. a Vuole del grano, nonna? » le domandò. « Venga con me: faremo in modo che l'abbia subito. » « Oh, sul serio? » La voce era stanca quanto il suo volto. « E dove prendo i soldi per pagarvi? » « E vedova, vero? » « Da vent'anni. Mio marito se n'è andato come ve ne andrete voi, un giorno: con i polmoni pieni di polvere della miniera. » « Tocca a tutti, quand'è l'ora » rispose John Kittow. « Ma oggi le vedove dei minatori non rimarranno senza grano. » Si rivolse a un uomo che aveva alzato gli occhi mentre riempiva un sacco. « Un po' di grano per la vedova di un minatore. Gliene dia quanto può portarne. » Trasse di tasca qualche moneta che gettò nel sacchetto degli incassi e soggiunse, rivolto ai compagni: « Se altre vedove, o gente che ha bisogno, vengono a prendere il grano, dateglielo. Pagate di tasca vostra. Sarete rimborsati dal fondo comune della miniera. Ma assicuratevi che i quattrini finisca- no nel sacchetto. Nessuno deve poter dire che qui si sono commesse azioni disoneste, oggi ». Venduto l'ultimo staio, il ricavato fu portato a John Kittow, che lo consegnò agli agricoltori i quali riconobbero che esso corrispondeva alla quantità di grano venduta al prezzo fissato dai minatori. Gli uomini di Caradon lasciarono la città pacificamente come erano arrivati. Qualcuno chiamò la milizia che giunse a Callington il giorno successi- vo, ma il suo intervento fu pressoché inutile. Per quanto gli agricoltori si fossero aspettati di vendere a un prezzo piú alto, avevano pur sempre realizzato un buon guadagno e il colonnello del reggimento non inten- deva far assumere a un modesto incidente le proporzioni di una som- mossa. L'estate volgeva al termine. Nei sogni di Josh essa non sarebbe dovuta finire mai, ma le lunghe sere felici trascorse con Miriam nella brughiera andavano inevitabilmente accorciandosi. Prima che se ne rendessero conto il vento scuoteva già i rami spogli e alla miniera i cavalli che facevano girare l'argano della pompa di ventilazione, trascinandosi malinconicamente lungo un'interminabile strada senza meta, emette- vano nuvolette di vapore dalle larghe frogie. SEMBRA impossibile che tra due settimane sia già Natale. » Jesse Retallick stava preparando un budino. a Sarà il primo per la piccola Gwen. Peccato che suo padre non sia qui a vedere il suo faccino quando riceverà i regali. » Io credo che Budge la vedrà » disse Jenny con voce sommessa. Tom Shovell, il giovane capoturno della miniera Sharptor, era un uomo molto religioso e frequentava assiduamente casa Retallick. La sua semplice fede aveva contribuito a ridare serenità alla giovane vedova, che soffriva ancora acutamente per la perdita del marito; ora però riusciva a parlare di Budge senza scoppiare in lacrime. Jesse si rivolse a Josh, che leggeva in un angolo vicino al fuoco. Dopo Natale la tua vita cambierà del tutto, giovanotto. » Il suo tono era scherzoso, ma aveva il cuore pieno di tristezza. 111839 avrebbe visto grandi mutamenti in famiglia. Grazie alla sua istruzione. Josh si era visto offrire da Theophilus Strike la possibilità di diventare tecnico minera- rio. Avrebbe trascorso un periodo di apprendistato di circa tre anni alla fonderia Harvey di Hayle, una fabbrica di impianti minerari dove avrebbe imparato a costruire e curare il funzionamento del tipo di macchina che Strike progettava di installare alla miniera Sharptor per prosciugare i pozzi piú profondi e umidi. Strike aveva fatto molto bene i suoi calcoli. Poiché la macchina doveva uscire dalla fonderia Harvey, Josh se ne sarebbe occupato fin dall'inizio e in seguito la sua presenza alla miniera avrebbe evitato la necessità di chiamare un tecnico da Hayle in caso di guasti. A conti fatti, l'apprendistato di Josh avrebbe fatto risparmiare parecchio denaro al proprietario della miniera. Naturalmente Theophilus Strike non aveva accennato alla cosa con Josh, quando aveva mandato a chiamare lui e suo padre per un collo- quio; gli aveva invece offerto l'occasione di far pratica per tre anni a Hayle in cambio delPimpegno da parte di Josh di lavorare poi per dieci anni alla miniera Sharptor. Con stupore di Strike, e con costernazione di Ben Retallick, Josh, pur consapevole di correre un enorme rischio, aveva respinto l'offerta. Desiderava diventare un tecnico piú di ogni cosa al mondo, ma non se la sentiva di legarsi a un padrone per dieci anni. Avrebbe acconsentito a impegnarsi per cinque, con un salario ragionevole. Lo sbalordimento di Strike si era trasformato in collera. Tuttavia sapeva che la Sharptor non aveva altri giovanotti con l'istruzione di Josh e riteneva che acquistare una macchina senza disporre di un tecnico sarebbe stato un pessimo affare. Perciò aveva accettato le condizioni. Quando Josh e Ben avevano lasciato l'ufficio di Strike, il minatore aveva guardato il figlio con un misto d'incredulità e di rispetto. a Non avrei mai pensato che tu potessi cantarle chiare al proprietario di una miniera! Se è la faccia tosta che conta, figliolo, farai strada! » Non si tratta di faccia tosta » aveva risposto Josh, tentando di nascondere la sua esultanza. a So cosa valgo per Theophilus Strike, e lo sa anche lui. » Era verissimo. Josh e il reverendo Thackeray avevano discusso la questione per un'intera mattinata e il pastore aveva suffragato la sua tesi con un semplice calcolo matematico. E cosí, Josh si era presentato al colloquio con Strike armato degli stessi dati di quest'ultimo. Josh guardò affettuosamente la madre alle prese con il budino. a Non parliamo della mia partenza. » Perché no? E una cosa di cui essere soddisfatti. Ringrazia il Cielo che tuo padre non ha voluto che lo seguissi in miniera. Ce ne sono tanti che non vedono l'ora di portarsi i figli nei pozzi!... Moses Trago non ha perso tempo col suo Morwen. » L'accenno a Moses le fece venire in mente un pensiero che la assillava da giorni. Indagando con tatto, discretamente, aveva scoperto che Josh dava lezioni a Miriam e, in cuor suo, approvava. Miriam aveva qualcosa di piú della maggioranza delle sue coetanee. Jesse le augurava tanta fortuna, ma bisognava che la ragazza si sottraesse all'influenza della famiglia. a E un po' di tempo che non vedo la piccola Trago » osservò. Che cosa fa per Natale? » La domanda sembrò sorprendere Josh. « Non so... nulla, probabil- mente. Loro non lo festeggiano. Moses Trago dice che è un giorno come un altro, solo che non si lavora. » « Allora è tempo che cambi idea. Dille che sarà la benvenuta in casa nostra il giorno di Natale. Se ti fa piacere, naturalmente. » Sul volto di Josh si alternavano gioia e stupore. a Posso dirglielo subito? » Chiuse di colpo il libro. a Non vorrai andare dai Trago a quest'ora della sera! » No. Miriam non sarà a casa, ma io so dove trovarla » dichiarò. Be', torna prima che tuo padre rincasi dalla riunione. » Il pendio della collina era buio e l'aria pungente, ma Josh era troppo felice per accorgersene. Giunto nella brughiera alta, davanti al cespu- glio di ginestra, s'inoltrò nella galleria fra la vegetazione che conduceva al loro nascondiglio segreto. Vide un fioco bagliore e chiamò piano: a Miriam, sono io! » Sbucò nella minuscola radura e si alzò in piedi. Una candela era sistemata nella piccola grotta al riparo dal vento - lí Miriam leggeva con accanto due libri e una pila di fogli coperti dalla sua scrittura disordinata. Nel lieve barlume sprigionato dalla fiammella i suoi occhi apparivano ancora piú scuri. Josh! Che fai qui? E successo qualcosa? » No, no. Piuttosto mi domandavo... » - le parole gli uscirono tutte d'un fiato - a ...se ti piacerebbe passare il Natale a casa nostra, pranzare con noi e tutto il resto. » L'espressione di lei lo ripagò a usura della camminata al buio. a Sul serio? Chi mi ha invitata? Tua madre? » Ormai era abituato all'irruenza di Miriam e, dopo aver subíto il primo assalto di abbracci impetuosi, si divincolò. a Allora siamo d'accordo. Vado a dirlo alla mamma. » Non puoi restare un po' qui ad aiutarmi? Ci sono tante parole lunghe in questo libro e io non le capisco. » No, tra poco il babbo tornerà dalla riunione in chiesa. » Rabbrividí. Si gela, quassú. Non capisco come fai a studiare con questo freddo. » E dove altro potrei andare? » Ripose con cura i libri in una scatola di metallo che era riuscita a procurarsi e la cacciò in una fessura della roccia, quindi soffiò sulla candela e seguí Josh nella galleria tra le ginestre. Quando sbucarono nella brughiera lo prese per mano con un gesto del tutto spontaneo. a Ho sempre desiderato trascorrere un vero Natale. Com'è? » Josh le descrisse le ghirlande di agrifoglio che decoravano i quadri, i piccoli doni e la tavola riccamente imbandita. Tentò di tradurre in parole l'atmosfera natalizia e Miriam lo ascoltò in silenzio finché arriva- rono al viottolo che conduceva alla casa dei Trago. « Sei sicuro che non darò disturbo? » Si rabbuiò. « E una ricorrenza cosi familiare... » « Ma niente affatto: sei stata invitata. Ci saranno Jenny con la sua bambina e anche Tom Shovell. A parte questo, voglio che tu venga. » « D'accordo, allora. » Era tornata serena. a Adesso devo andare. Ci vediamo domani alla solita ora? » a Sí. » Miriam protese il viso e lo baciò sulle labbra. Per quanto maldestro e infantile fosse stato il bacio, Josh si sentí alto come un gigante e s'avviò verso casa senza avvertire piú il freddo. LA VIGILIA di Natale, il lavoro alla miniera Sharptor cessò poco prima del tramonto. Gli uomini che risalivano dai pozzi vennero accol- ti da Theophilus Strike che consegnò a ciascuno di loro una bella oca grassa appena uccisa e mezza ghinea. Il mattino dopo Josh si alzò ch'era ancora buio per sistemare la legna nel camino. Era l'ora in cui solitamente si aprivano i pacchetti, ma quel giorno avrebbero invece atteso l'arrivo di Miriam. Speriamo che non tardi troppo » disse Jesse, mentre preparava la colazione. a Sono impaziente di vedere il faccino di Gwen quando riceverà i suoi doni. » Josh si avvicinò alla finestra e intravide nella nebbia qualcosa di colorato che riconobbe come il vestito piú bello di Miriam. a E arriva- ta! » gridò, e uscí, ma la ragazza non c'era. Perplesso, andò fino al can- celletto e scorse ancora un balenio di colori. a Miriam! » Spuntò da un cespuglio di ginestra dietro il quale s'era nascosta. Che cosa stai facendo? » domandò Josh. « Ti aspettavamo. Non possiamo aprire i regali finché non ci sei anche tu. » Miriam si strinse nelle spalle. « Non ti vedevo da un paio di giorni e ho pensato che forse tua madre si era scordata dell'invito, o che tuo padre avesse detto che non potevo venire. » Perché poi? Svelta! Ci sono già tutti! » Un attimo. » Miriam si chinò dietro i cespugli e prese una pila di pacchetti mal confezionati. Che cosa sono? » Alzò orgogliosamente il mento. a Regali. Tutti si scambiano regali a Natale. » Non disse però che era un'usanza sconosciuta in casa Trago. La tensione di Miriam cominciava ad allentarsi. Soltanto sua madre sapeva che avrebbe trascorso la giornata con i Retallick e non lo avrebbe certamente detto a nessuno. Sulla soglia di casa, Jesse guardava Miriam e Josh avvicinarsi lungo il sentierino. a Alt! » intima all'improvviso e i due ragazzi si fermarono immediatamente con un sussulto. a Porta sfortuna entrare in una casa a piedi nudi il giorno di Natale. » Jesse era stata seria fino a quel mo- mento ma, notando lo smarrimento di Miriam, sorrise. a Cosí dovremo rimediare in qualche modo. Ecco qui, bambina. » Prese un involto da una sedia a fianco della porta e lo porse alla ragazza. a Buon Natale... E tu non star lí come un allocco » disse a Josh in tono di rimprovero. Prendile i pacchetti mentre guarda il suo dono. » Ammutolito, il giovane obbedí mentre Miriam apriva con cura il pacchetto. Dentro c'erano un paio di scarpe di morbida e lucida pelle nera. I suoi occhi, scorgendole, brillarono di felicità. In fretta, la ragazza posò le scarpe a terra e le infilò. Erano della misura giusta e Jesse ne fu soddisfatta. a Lo sapevo che andavano bene. » Sono bellissime! » esclamò Miriam. a Grazie, signora Retallick. » Ora vieni in cucina a far colazione, bambina, prima che il freddo entri in casa. » Mentre la sospingevano oltre la soglia, la ragazza sorrise gioiosa- mente a Josh. Dopo colazione passarono nel salotto. Era il momento di aprire i regali. Miriam aveva un po' di batticuore per la paura che i doni da lei portati non fossero graditi, ma il rimanente della ghinea di Herman Schmidt era stato bene impiegato. C'era un borsellino di pelle per Jesse Retallick, che ne fu contentissima, e anche i doni per il padre di Josh, per Jenny e la sua bambina furono bene accolti. Josh ricevette un fazzoletto da collo a colori vivaci. Poi il giovane tirò fuori il suo regalo per Miriam e dal silenzio che all'improvviso era calato nella stanza lei capí che era qualcosa di spe- ciale. Sembrava un libro, un grosso libro. Tolta la carta, Miriam si trovò davanti a una bella Bibbia rilegata in cuoio. All'interno, sul frontespizio, lesse la dedica: A Miriam Trago da Josh Retallick. Il suo "Grazie, Josh" suonò decisamente inadeguato. ma fu tutto quanto riuscí a spiccicare. « Non troverai lettura migliore » osservò Ben Retallick. « Ma a proposito di Bibbia, è ora di pensare alla funzione. » Si alzò e nella stanza tutti cominciarono a muoversi. Miriam era incerta su come avrebbe dovuto comportarsi, ma Jesse le venne in aiuto. Lasciamoli andare alla cappella » disse. « Tu puoi aiutarmi in cu- cina. » Si voltò ad ammonire gli altri. « E badate che il reverendo Wrightwick Roberts, a furia di parlare, non faccia trovare a tutti il pranzo scotto. » Josh sapeva che la madre era ricorsa a quell'espediente perché pri- ma che gli altri tornassero dalla chiesa avrebbe avuto il tempo di sondare a fondo il carattere di Miriam. Questo pensiero lo tenne sulle spine per tutta la durata del servizio religioso che pareva non dovesse finire mai. Ma finalmente ebbe termine e tutti si scambiarono l'ultimo "Buon Natale!" Jesse sorrideva, quando Ben, Josh, Jenny e Tom Shovell rientraro- no, e il ragazzo comprese che, qualunque cosa sua madre avesse cerca- to nella loro ospite l'aveva trovata. Il giorno di Nataie era l'unico di tutto l'anno in cui non si badava a spese per il cibo, e il pranzo servito da Jesse fu sontuoso. La signora Retallick aveva risparmiato per dodici mesi a quello scopo e presentò come pezzo forte l'oca ripiena. Dopo pranzo, tutti sedettero in circolo a chiacchierare e a giocare alle sciarade, tranne Ben, che russò som- messamente quasi tutto il pomeriggio sulla sua sedia accanto al fuoco. Il tempo passò troppo in fretta e, quando Tom Shovell infilò la giubba, anche per Miriam era ora di tornare a casa. Sulla porta, la sua riluttanza ad andarsene trasparí con tanta evidenza che Jesse, com- mossa, l'abbracciò forte. « Mi dispiace che tu debba rincasare, cara. E stato bello averti con noi. Bada di venire spesso a trovarci, altrimenti mi darai un dispiacere. » Impulsivamente Miriam le scoccò un bacio e, accompagnata dalla "Buona notte ! " di tutti . si avviò con Josh nell'oscurità. Fuori dell 'alone di luce proiettato dalle finestre della casetta, prese la mano del ragazzo e se la portò al cuore. a Oh Josh, che giornata meravigliosa! La piú bella della mia vita! » IL NATALE di Miriam in casa Retallick sarebbe dovuto rimanere un segreto, ma la ragazza non era riuscita a tenerlo nascosto a lungo al resto della famiglia ed era stata punita senza pietà quando il padre ne era venuto a conoscenza. La sera dell'ultimo dell'anno, mentre infuriava un forte temporale, Kate Trago bussò alla porta dei Retallick per informarli della faccen- da. Sulle prime non volle entrare e Jesse dovette trascinarla in casa. a Si sieda vicino al fuoco e si scaldi » l'invitò. « Ora mi racconti cosa è successo. » Josh stava studiando nella stanza attigua e, udendo delle voci, entrò in cucina. « E stato mio marito » stava dicendo Kate. a Ha scoperto che Mi- riam ha passato il Natale qui con voi e ha fatto una scenata terribile. » Oh! E chi gliel'ha detto che era stata qui? » Ha trovato le scarpe che le avete regalato. Non volevo che Miriam reagisse, ma era troppo sottosopra per darmi ascolto. Continuava a gridare al padre che doveva restituirgliele. E poi è saltata fuori la verità. Ha detto che era stata in casa vostra a Natale, e che aveva vissuto il piú bel giorno della sua vita. E piú il padre la batteva, piú lei lo sfidava. » Josh si era fatto terreo in volto. a L'ha picchiata molto? » Non so. » Kate Trago era prossima alle lacrime. a Quando ho tentato di spingerlo via, mi ha fatto cadere. Se non fosse stato per Morwen, credo che Moses l'avrebbe uccisa. » Morwen ha fermato suo padre? » Jesse sapeva che il ragazzo era ben piantato per la sua età, ma era ugualmente improbabile che avesse potuto tener testa a Moses. Sí. » Kate Trago cominciò a tremare violentemente. « Mentre loro due lottavano, Miriam è scappata. Non l'ho piú vista, da allora. » « Quand'è accaduto? » domandò Jesse. Kate Trago parve imbarazzata. a L'altro ieri notte. » a Cosa? E si mette a cercarla soltanto adesso? Forse quella povera figliola sta morendo chissà dove. » Lo so... ma ero tanto sicura che fosse qui. » Josh, hai visto Miriam? » No, ma credo di sapere dove trovarla. » Stava già infilandosi gli scarponi. Kate Trago si alzò. a Devo andare. Ho lasciato i piccoli da soli. Prendetevi cura di lei, quando la troverete... e ditele che può tornare a casa. Moses non la toccherà piú. E pentito di quel che ha fatto. Non lo ammetterebbe mai, ma io lo so. » a Non è questo il momento di discuterne. » Jesse serrò le labbra. Josh si precipitò fuori, nella notte gelida. Lo terrorizzava l'idea di quel che avrebbe potuto trovare nel nascondiglio. All'ingresso dell'angusto passaggio tra le ginestre si fermò in ascol- to: gli era parso di udire un lieve suono. Sbucato nella radura, gli giunse all'orecchio un respiro debole e sibilante, lo stesso che aveva avuto suo nonno, quando aveva combattuto e perso la lotta contro la morte. A tentoni, con le dita intirizzite, Josh cercò la candela e un attimo dopo essa proiettava intorno la sua luce guizzante. Miriam giaceva per terra, la schiena abbandonata contro un masso, al riparo del vento. Aveva gli occhi gonfi e il viso ferito. Josh si piegò su un ginocchio accanto a lei e le alzò la testa, sorreggen- dole delicatamente il mento con una mano. Miriam fece un debole tentativo di scostarsi e quel movimento le strappò un gemito. Aveva entrambi gli occhi tumefatti e chiusi. Doveva essere rimasta lí, comple- tamente cieca, per due giorni e due notti. Miriam! Mi senti? Sono io, Josh. Va tutto bene, adesso. Ti porto fuori di qui. » Nel tentativo di sollevarla le sfiorò una costola e Miriam gridò di dolore. I minuti successivi furono un incubo, ma raccogliendo tutte le sue forze, un po' spingendola e un po' trascinandola, riuscí finalmente a portarla fino alla brughiera. Esausto, si fermò per riprendere fiato e in quello stesso istante sentí venir gente nella sua direzione, tra i cespugli. Nel timore che potesse esserci anche Moses Trago, depose a terra Miriam senza far rumore. Ma gli sconosciuti cominciarono ad allonta- narsi su per il declivio. Doveva essere Josh » disse un uomo. Josh riconobbe la voce del padre. a Ehi, babbo! Quassú! » Pochi istanti dopo Ben e Tom Shovell sbucarono dall'oscuritàdavan- ti a lui. a In che stato è la ragazza? » E ferita gravemente. » Ci penso io, Ben » si offrí Shovell e poco dopo il robusto capoturno aveva sollevato Miriam tra le braccia come fosse stata una bambina. La giovane rimase a letto per tre settimane nella camera di Jesse e di Ben, e Josh dormí in cucina. All'inizio il medico della miniera Caradon si recava tutti i giorni a visitarla. Le fasciava il torace - aveva due costole fratturate - e le medicava le ferite del viso. Temeva che anche il naso fosse rotto ma, quando il gonfiore intorno agli occhi cominciò a scema- re, fu lieto di constatare di essersi sbagliato. Dopo il quinto giorno Miriam poteva già vedere da un occhio e da allora le sue condizioni migliorarono continuamente. Kate Trago anda- va spesso dalla figlia: arrivava sempre a buio fatto e sedeva al suo capezzale torcendosi nervosamente le mani. senza quasi pronunciar parola. Quando Miriam poté star seduta su una sedia per un'ora il iorno. ricevette una visita che suscitò viva costernazione in casa Retallick. Anche questa persona comparve dopo il calar delle tenebrema - fatto insolito - bussò e aspettò pazientemente dietro la porta. Josh aprí la porta... e la richiuse immediatamente con forza. Allarma- to, annunciò al padre: a E Moses ». VENTO SUI LA BRI GHIERA Ben balzò in piedi e Jesse impugnò un pesante attizzatoio. Moses bussò di nuovo. Ben fece segno a Josh di tenersi in disparte e andò lui stesso ad aprire. Si trovò davanti Moses, col berretto in mano. a Sono venuto per portare Miriam a casa. » Allora ha sprecato il suo tempo » rispose Ben dominando la propria collera. Jesse fu piú esplicita. a Provi soltanto a varcare la soglia, Moses Trago, e assaggerà quest'attizzatoio sulla testa. La ragazza ha già soffer- to abbastanza per colpa sua. » Non sono venuto a litigare, signora Retallick. Quel che è stato è stato e non si può dimenticare, ma Miriam è mia figlia e la voglio a casa. » Si sforzava di controllarsi. Una voce, in cima alla scala, fece alzare gli occhi a tutti. a Per favore, signora Retallick, lo lasci entrare. » Miriam aveva ancora il volto segna- to dai lividi e si reggeva al corrimano. Jesse e Ben si scambiarono un'occhiata, poi Ben arretrò. a Pub salire a vederla. Ma in ogni caso Miriam non lascerà questa casa finché non starà bene. » Moses entrò, occupando con la persona tutto il vano della porta, e salí nella stanza dove dormiva Miriam. In cucina, l'unico rumore che si udí per alcuni, lunghi minuti fu lo scoppiettio della legna sul fuoco. A un tratto Josh proruppe: « Moses non deve portarla via ». Non fasciarti la testa prima di rompertela » gli consigliò Ben. Alcuni istanti piú tardi, udirono il passo pesante di Moses che scende- va le scale. Giunto in cucina, li guardò uno dopo l'altro. a Dice che verrà a casa quando si sentirà bene » annunciò. a Vi sarò grato se la terrete qui fin allora. Pagherò per il suo mantenimento e per il dottore. Ecco due ghinee. » Ne prenderemo una per il dottore » rispose Jesse. a Quanto al resto, lo facciamo perché vogliamo bene a quella figliola. » Moses arrossí di stizza. a Allora dia l'altra ghinea al ragazzo. Ho saputo che l'ha trovata lui. » Josh si alzò, col cuore che gli martellava. a L'ho fatto per Miriam, non per il suo denaro. Le compri delle scarpe nuove al posto di quelle che le ha bruciato. » Il giovane sentí su di sé gli occhi della madre. Kate non le aveva det- to che, durante la lite in casa Trago, Moses aveva gettato nel fuoco le scarpe di Miriam. La ragazza l'aveva confidato a Josh, piú sconvolta per quel fatto che per le ferite. Moses lo squadrò aggrottando le sopracciglia cespugliose. « Gliene ho già promesso un paio nuovo. Le ho detto anche che può andare a scuola da quel pastore di St. Cleer. Quando si sarà rimessa verrà a prenderla sua madre. » Fece un cenno col capo e uscí. « Che impudenza! » sbottò Jesse. « Zitta, adesso » ribatté Ben. « Moses Trago non può cambiare. Controllarsi stasera gli è costato molto, bisogna riconoscerlo. » MlRIAM tornò a casa una settimana prima che Josh iniziasse il suo apprendistato a Hayle. Il distacco sia da lei sia dal figlio rappresentò Ull grosso dolore per Jesse. Si era affezionata molto alla ragazza, che, con la sua intelligenza vivace e la sua instancabile volontà di apprendere, si era fatta benvolere da tutta la famiglia. Andata via Miriam, venne il momento di cucire e di stirare. di prepa- rare, insomma, le cose che sarebbero servite a Josh per il soggiorno in città, una città che, seppur distante solo un'ottantina di chilometri. a Jesse pareva remota quanto gli altopiani scozzesi. Josh, invece, evitò fino all'ultimo di pensare alla sua partenza. Quan- do terminò la scuola, il reverendo Thackeray gli consegnò come dono di commiato un vecchio baule di legno e cuoio per i suoi effetti personali. Gli diede anche qualche consiglio. Quando sarai lontano » gli disse, a conoscerai cose e persone nuo- ve, ma non permettere mai che ti facciano dimenticare le tue origini o coloro che rimangono qui... a lavorare e a morire in condizioni spaven- tose. E se senti qualcuno parlare di una lega di minatori, ascoltalo. Sono convinto che, soltanto unendosi, coloro che scendono nei pozzi potran- no avere un futuro migliore. » Gli tese la mano. « Arrivederci e buona fortuna, Josh. Che il Signore ti accompagni. » Josh si congedò poi da Miriam, e lo fece a malincuore. « Appena sarò arrivato ti scriverò e ti racconterò tutto di Hayle » le promise. fermo insieme a lei sul sentiero tra le due case. E io ti risponderò subito. » Be'...allora arrivederci. » La strinse un istante a sé e la baciò sulla guancia. a Abbi cura di te, Miriam. » Anche tu, Josh. Mi mancherai terribilmente. » Anche lei gli sarebbe mancata piú di chiunque altro a Henwood. pensb Josh. Avrebbe voluto dirglielo, ma non sapeva come comincia- re. Si volse e si allontanò e poco dopo, guardando indietro, vide la sua figuretta infreddolita ancora in piedi sul sentiero, con la mano alzata in segno di saluto; Miriam lo seguí con lo sguardo finché non scomparve alla sua vista. Il mattino seguente c'erano soltanto i suoi familiari alla partenza. Jesse continub ad affannarsi intorno a lui come una chioccia finché non salí sul carro della miniera, accanto a Nehemeziah Lancellis, il vecchio conducente. a Comportati bene, mi raccomando. Niente liti... e scrivi spesso. » Sí, mamma. » L'anziano stalliere tirb le redini e il carro si mosse cigolando. Josh agitb la mano finché una curva non gli nascose il gruppetto formato dai suoi genitori, da Jenny, dalla bambina e da Tom Shovell. Josh e Nehemeziah viaggiarono col primo carico della giornata che dalla miniera Sharptor doveva essere trasportato a Moorswater, una località situata sul canale che collegava la zona mineraria con il porto di Looe; da Looe, il giovane avrebbe quindi proseguito via mare verso la sua nuova destinazione. Capitolo 4. DOPO QUALCHE ORA, il piccolo mercantile entrb nel porto di Hayle. Josh era sul ponte, con il baule a fianco, e tremava nel vento freddo che spazzava il mare. Sulla riva sorgevano i tetri edifici in pietra dello stabilimento che per i successivi tre anni sarebbe stato la sua casa. Le ciminiere della fonderia vomitavano senza posa un fumo denso e sudicio che oscurava il cielo. Guidata da una barca, la nave accostb al molo. Un marinaio passb il baule a Josh e questi si affrettò a scendere lungo la passerella, quindi, destreggiandosi con il suo carico, s'incamminb per la strada animata che costeggiava le banchine. Aveva fatto appena pochi passi che gli si affiancò un ragazzo piú o meno della sua età. a Sei Joshua Retallick? » gli domandb. Sí. » Mi chiamo Tom Fiddler. Mi hanno mandato a prenderti » annun- cib, sorridendogli amichevolmente. Reggendo in mezzo a loro il baule, una maniglia per ciascuno, si lasciarono alle spalle i moli e imboccaro- no un viottolo fangoso fiancheggiato da mucchi di minerale grezzo, putrelle arrugginite e parti nuove di caldaie, che conduceva a un'e- norme costruzione di granito: la fonderia Harvey. Oltrepassato il portone, si trovarono in un cortile nel quale sorgevano diversi edifici. Mentre passavano vicino a un capannone il cui ingresso era largo quanto una casetta di minatori, Josh, investito dal forte fra- stuono e dal calore che provenivano dall'interno, vacillb stordito. Ti ci abituerai presto » lo rassicurb il compagno. a Ma in principio ti mancherà il respiro ogni volta che passerai vicino a un forno. » Entrarono nel dormitorio, un edificio a un solo piano, e Tom indicb a Josh il letto e lo stipetto destinati a lui. Dopo che il giovane ebbe indossato i panni di lavoro, lo accompagnb dal direttore dello stabili- mento. William Carlyon era un uomo alto, con il naso aquilino, e l'aspetto austero. Congedb Tom con un cenno imperioso e si appoggib allo schienale della poltroncina. a Sicché tu saresti il giovanotto che dob- biamo trasformare in tecnico. E in soli tre anni! » Distorse il naso con aria ironica. a Basteranno sí e no per imparare a far funzionare una macchina, figuriamoci se potrai imparare a costruirne o a ripararne una. » Si alzb di scatto e si avvicinb alla porta, facendo segno a Josh di seguirlo. a Ma vieni a vedere. » Il giorno seguente, Josh aiutava un vecchio ex-minatore sdentato a riempire con palate di carbone il ventre insaziabile dei forni per portar- li alla temperatura di fusione del ferro Svolse questa mansione per una settimana e, al termine di ogni giornata di lavoro, tornava in dormito- rio sudato e incrostato di polvere di carbone. Gli altri apprendisti erano cordiali, ma lavoravano tutti in differenti reparti della fonderia e c'erano poche possibilità di conoscerli bene. Trascorrevano la serata scrivendo appunti o studiando schemi di macchine. Sarebbe occorso un po' di tempo prima che Josh potesse applicarsi alla meccanica vera e propria. Alla fine della settimana trascorsa a lavorare come fuochista avrebbe aiutato a caricare i forni di minerale, poi avrebbe imparato a trattare il metallo fuso che si riversava negli stampi, incandescente come il fuoco dell'inferno. Nella fonderia Har- vey di Hayle si costruiva di tutto: dalle caldaie alle tubature, dalle putrelle ai binari dei tram. Gli apprendisti lavoravano sei giorni la settimana e il settimo pote- vano impiegarlo come volevano, purché non mancassero alla funzione religiosa di due ore celebrata la mattina nella chiesa metodista di Hay- le né al tè del pomeriggio in casa del direttore dello stabilimento. La prima domenica che Josh trascorse in città. lui e gli altri appren- disti, lavati e vestiti dei loro abiti migliori, si raccolsero davanti all'abi- tazione di Carlyon per accompagnare in chiesa la famiglia. William e Molly Carlyon avevano due figlie, Sarah e Mary. L'una era della stessa età di Josh, l'altra aveva solo sei anni ed era viziata sia dai congiunti sia dagli stessi apprendisti. Josh prese subito in simpatia la piccola Mary che, trovandolo a sua volta molto simpatico, cicalb per tutto il tragitto fino alla chiesa. Quando vi arrivarono gli aveva già strappato una quantità di notizie sulla sua casa, i suoi genitori e cosí via. In chiesa, seduto vieino alle giovani Carlyon, Josh non poté fare a meno di notare il candore del loro collo e i loro capelli d'oro raccolti in trecce identiche ehe, per eontrasto, gli richiamarono alla mente la pelle bruna di Miriam e i suoi eapelli neri e arruffati. Si sentí prendere da un'intensa nostalgia... ehissà eosa faceva in quel momento. Decise di serivere a easa, dopo il servizio religioso, e di unire alla lettera un biglietto per lei. AL TE di quel pomeriggio in casa Carlyon, che fu apparecchiato con tovaglia bianca e posate d'argento sulla grande tavola della sala da pranzo, Josh avrebbe rinunciato volentieri. Avrebbe voluto rimanere con gli altri apprendisti, invece, come ultimo arrivato, dovette prende- re posto tra la signora Carlyon e Sarah, il che gli rese la cosa ancor piú imbarazzante e penosa. Assodato rapidamente che il padre di Josh lavorava in una miniera di poca importanza e che anche Josh sarebbe stato vincolato alla stessc miniera per alcuni anni dopo il periodo di apprendistato, la signora Carlyon si disinteressb quasi completamente di lui. Non cosí Sarah. Per un abitante della estremità occidentale della Cornovaglia, la brughiera di Bodmin era qualcosa di vago e di misterioso, avvolto nei veli della leggenda. Sarah era curiosa di saperne di piú. Josh comincib a parlarle di quella terra, dimenticando la sua timidezza e, quando finí scoprí che tutti l'avevano ascoltato. a Conosci bene la brughiera, Josh » osservb William Carlyon. Prendi a cuore allo stesso modo la meccanica e il signor Strike non si pentirà di averti mandato a Hayle. » Si alzb. a E ora che torniate in dormitorio a prepararvi per domani. Contiamo di rivedervi domenica prossima. » La vita di Josh assunse un ritmo che variava soltanto con il lavoro cui era addetto e a poco a poco le domeniche in casa Carlyon cominciaro- no a diventare un piacevole diversivo. Sarah gli dedicava molta atten- zione, chiacchierando quasi esclusivamente con lui, e la padrona di casa non dava mai segno di dispiacersene. Il mite inverno stava gradatamente lasciando il posto alla primavera e Josh non vedeva l'ora che giungesse Pasqua per due motivi: dopo le feste avrebbe finalmente cominciato a occuparsi delle macchine a va- pore, e inoltre ci sarebbe stata una vacanza di quattro giorni durante la quale sarebbe andato a casa, viaggiando niente meno che con Francis Trevithick, figlio di Richard Trevithick, un grande ingegnere e inven- tore, nativo della Cornovaglia. Richard era imparentato per matrimonio con gli Harvey, i proprie- tari della fonderia, e suo figlio Francis si era fatto le ossa nel loro stabilimento, diventando a sua volta ingegnere. Josh l'aveva conosciu- to dai Carlyon e proprio lí Francis si era offerto di portarlo con la sua carrozza fino a Launceston. Da quel punto, il ragazzo avrebbe percor- so a piedi i pochi ehilometri ehe restavano fino alla miniera Sharptor. Il mattino del venerdí santo, alle sei e un minuto, la carrozza di Franeis Trevithick si fermb all'ingresso dello stabilimento e Josh vi salí. a Goditi il viaggio fin che puoi: di strada buona ce n'è pochina» gli disse Trevithick quando furono partiti, ondeggiando in sincronia con l'andatura dei cavalli. a E ora raccontami che cos'hai imparato. » Josh esordí dicendo che lavorava alla fonderia da pochi mesi, ma Trevithick l'interruppe subito con un gesto. a Sciocchezze. Sono sicuro che avrai già appreso molto. Come si carica un forno per ottenerne il massimo calore? Che cosa si fa per mantenerlo alla piú alta temperatu- ra possibile usando la quantità minima di carbone? E ora vediamo la fusione... ne sai già qualcosa, vero? » Da principio Josh rispondeva in modo succinto alle domande di Trevithick, ma l'ingegnere esigeva spiegazioni piú ampie per saggiare la preparazione del giovane. a Che cosa farai quando lascerai Hayle? » domandb infine. Josh gli raccontb di Theophilus Strike e del suo impegno con la miniera Sharptor. a In quella tua miniera... sono ancora i cavalli che fanno funzionare le pompe? » Trevithick usava un tono sprezzante. a Che profondità ha raggiunto? Quanti uomini ci lavorano? » Josh gli forní le notizie richieste. Perché Strike opera con sistemi tanto primitivi? » sbuffb Trevi- thick. a Prevedete la costruzione di un montacarichi per i minatori? » Josh confessb che non gli risultava e soggiunse che era deciso a fare qualcosa al riguardo, al momento opportuno. Ottima idea. Quanto ci mette un uomo a raggiungere la superficie da un pozzo profondo? Venti minuti, mezz'ora? Cosí fa in tempo a sfinirsi. Se gli scivola una mano non ha nemmeno la forza di aggrap- parsi. E se ce la fa a mettere la testa fuori da quel buco, l'aria fredda gli lacera i polmoni come una raspa d'acciaio. Gran Dio, ragazzo, i nostri minatori si meritano di meglio ! Sta' attento. » Tirò fuori carta e matita. Ti mostro come un normale congegno di pompaggio possa essere utilizzato per portare gli uomini in superficie. Si tratta di un congegno progettato da mio padre e si basa sul principio piú semplice che si possa immaginare. Convinci i proprietari di miniere a dare un monta- carichi ai loro uomini e sarai sulla buona strada per fare accettare loro l'idea che i minatori sono esseri umani. » Josh s'impossessava dei disegni via via che Trevithick li eseguiva. Pensava a Budge Pearn. Se ci fosse stato un montacarichi alla miniera Sharptor, Jenny non sarebbe rimasta vedova. Anche il pastore Thackeray lo dice sempre. » Il pastore Thackeray? » Trevithick corrugb la fronte. a Ne ho sen- tito parlare. E quello che vorrebbe l'unione di tutti i minatori. Sono discorsi da sovversivi, giovanotto. Contribuiamo con tutti i mezzi a rendere meno dura la vita dei minatori: questa è carità cristiana. Ma non cerchiamo di insinuare nella mente di un uomo che lui è uguale al suo datore di lavoro. Metti il potere in mani irresponsabili e non avrai che un risultato: qualcosa come la sanguinosa rivoluzione che sconvol- se la Francia non molti anni or sono. Ma la politica non m'interessa affatto, e dovrebbe essere cosí anche per te, se hai un po' di buon senso. Adesso sentiamo: hai capito il principio del montacarichi? » Josh gli pose qualche altra domanda; Trevithick rispose e schizzb dei diagrammi, imprecando a ogni scossone della carrozza. « Si sobbalza troppo perché possa disegnare » si arrese infine. « Devo avere da qualche parte una serie di piani dettagliati disegnati da mio padre tempo fa. Te li spedirb a Hayle. Ora dimmi, perb, che cosa sai dei principii della macchina a vapore. » Il tempo e i chilometri passarono in un baleno e infine la vettura giunse a Launceston. Mentre Josh scendeva ringraziando, l'ingegnere gli batté una mano sulla spalla con fare incoraggiante. La carrozza ripartí e Josh s'inoltrb lungo un sentiero che attraver- sava la brughiera. Sullo sfondo, nell'aria tersa, si elevava la cresta dello Sharp Tor. Aveva percorso poche centinaia di metri quando Miriam, eccitata e ansimante, gli si precipitb incontro. « Josh! Lasciati guardare! Sei di- ventato piú alto e robusto. Davvero! Non ridere. » Josh l'abbracciò, sempre ridendo, e capí di non essersi reso conto di quanto le fosse mancata. Anche lei era cambiata. « Cosa è successo? I 1capelli! Te li sei tagliati. » Erano stati spazzolati fino a brillare. « E questo vestito è nuovo! Il tempo è passato in fretta e tu non sei la stessa Miriam. » Josh Retallick! » Lei lo fissb un momento, poi scoppiò in una ri- sata. a William ha detto che dovevo ripulirmi se volevo diventare sua allieva. » Fu un colpo per lui capire che Miriam parlava del pastore Thackeray di cui frequentava regolarmente la scuola a St. Cleer. Anche lui aveva preso lezione per anni da Thackeray, senza mai chiamarlo per nome. Miriam continuava a chiacchierare. a Jenny mi ha lavato e tagliato i capelli, e mio padre mi ha comprato queste scarpe. » Colse la sua espressione e s'interruppe. a Che cosa c'è, Josh? Non ti piaccio come sono adesso? » Io... non so. Sei cresciuta tanto. » Credevo fosse quello che desideravi » disse lei a bassa voce. Sí. » Josh si sentiva impacciato. a Ma è stata una sorpresa. » Lei gli prese una mano e replicb, guardando a terra: a Una sorpresa speciale... soltanto per te ». Andò meglio poi, quando si avviarono verso casa attraverso la bru- ghiera, dondolando le mani intrecciate. Quando vi arrivarono, fu come se Josh non se ne fosse mai allontanato, c'era un'unica differenza rispetto a prima: avevano piú argomenti di cui parlare. La madre gli prodigb mille attenzioni e il padre, pur non dicendogli molto dopo la stretta di mano con cui l'accolse, era raggiante. Il periodo di vacanza fuggí veloce; Josh trascorse quasi tutto il tem- po in casa con la famiglia o nella brughiera con Miriam. Il giorno della partenza, lei lo accompagnb fino a St. Cleer, da dove Josh avrebbe proseguito in diligenza per Truro. Il padre gli aveva pagato il viaggio con i suoi risparmi, ma i soldi bastavano appena per un posto all'esterno della vettura; inoltre, da Truro, Josh avrebbe dovuto farsi una camminata di venti chilometri fino allo stabilimento. Arrivarono a St. Cleer proprio mentre il corno del postiglione invi- tava i passeggeri a prendere posto. Josh avrebbe voluto dire tante cose Miriam, ma ora gliene mancava il tempo e, tutt'a un tratto, anche le parole. Non vuoi partire, Josh? » Miriam stava scrutandolo. No, no, è... » Alzb le spalle, incapace di esprimersi. E' per me? » Annuí. Sí. » Allora non preoccuparti, Josh. Conterb i giorni che mancano al tuo ritorno. Ma adesso spicciati: la diligenza parte. » Allo schiocco di frusta del postiglione, Josh sfiorb Miriam con un bacio e salí in vettura. Continuò ad agitare il braccio finché il trotto dei cavalli divenne galoppo e St. Cleer e la ragazza scomparvero di là dalla collina. I GIORNI e le settimane successive lasciarono a Josh pochissimo tem- po per pensare. William Carlyon era risoluto a far sí che i tecnici addestrati alla Harvey fossero all'altezza delle macchine di cui sareb- bero stati responsabili e, inoltre, quando conobbe il motivo per il quale Trevithick aveva mandato a Josh i disegni del montacarichi, si preoc- cupb non soltanto che il giovane ricevesse una preparazione il piú possibile completa, ma anche che conoscesse a fondo i piú recenti studi compiuti su tale macchina. Josh era un tecnico nato e nelle lettere ai suoi cari e a Miriam raccontava dovizie di particolari sulle sue esperienze e sulle sue nuove capacità. Anche quando si trovava con la famiglia Carlyon non riusciva quasi a parlare d'altro, con disappunto di Sarah. Una domenica di mezza estate, di ritorno dalla chiesa, Josh stava decantando i pregi dell'ultima macchina della Harvey, quando Sarah si fermb bruscamente, battendo il piede a terra con stizza. a Sono stufa delle macchine! Vivo in mezzo all'odore delle macchine, a pezzi di macchine e agli uomini che lavorano con le macchine! Io le odio! » Dopo di che alzò il mento e se ne andb, furibonda, piantando in asso Josh che la guardava sbalordito. Fu con una certa trepidazione che il giovane, quella domenica, par- tecipb al tè del pomeri~ggio in casa Carlyon. Sarah si comportò come se nulla fosse accaduto, ma lui stette bene attento a non parlare di mac- chine. A un certo punto la conversazione passb all'equitazione. Le gio- vani Carlyon avevano sempre avuto dei pony e, in occasione del suo ultimo compleanno, Sarah aveva ricevuto in dono un purosangue di nome Hector addestrato per la caccia. un animale bello e focoso. Ha mai cavalcato'» domandò a Josh. No, se non i cavalli da tiro della miniera, e senza sella. » Le piacerebbe imparare bene? » Sí, ma non ne troverei mai il tempo. » Oh, niente di piú facile. » Il tono di Sarah non ammetteva repliche. Josh dice che gli piacerebbe imparare a cavalcare » continub, rivolta al padre. a Ma non ha tempo. Potrebbe montare Pedlar la domenica, no? » Pedlar era il pony rimpiazzato da Hector. Non ho nulla in contrario, se la cosa non andrà a scapito dei suoi studi. » Allora è tutto a posto. Possiamo cominciare subito? » Ma non posso cavalcare con questi scarponi » protestb Josh. Papà, non gli presteresti quegli stivali da cavallerizzo che non porti piú? » William Carlyon sorrise a Josh. a E inutile: Sarah ha deciso che devi avere una lezione di equitazione e non mi darebbe piú pace se rovinassi i suoi piani. Vieni. » Josh lo seguí al piano di sopra e di lí a poco ne scese calzando un paio di lucidi stivali da cavallerizzo. Sarah, nel frattempo, aveva indossato un completo da amazzone marrone scuro. Nelle scuderie Josh sellb i cavalli secondo le sue istruzioni, poi, montati in sella, i due giovani mossero al piccolo trotto verso l'aperta campagna. Perché mi ha detto che non sapeva andare a cavallo? » domandb Sarah accostandoglisi. a Cavalca magnificamente. » E come montare i cavalli della miniera » rispose Josh. « solo che ci sono le redini e le staffe. » Coraggio, allora! » gridb Sarah. a Vediamo chi arriva primo su quella collina! » Spronb il cavallo che partí come un fulmine. Josh seguí il suo esempio e comprese cosí la differenza tra l'essere in sella a un pony che trotterella lemme lemme e a uno che galoppa. Un momento il viso gli affondava nella ruvida criniera dell'animale, il momento dopo la testa gli scattava all'indietro e non vedeva altro che il cielo Per sua fortuna il pony trovò fastidioso trasportare un peso cosí sbilanciato e rallentb, di modo che Josh poté averlo di nuovo sotto controllo e arrivare in cima alla collina Sarah era smontata di sella e aspettava, il volto acceso dalla galoppa- ta. I capelli biondi le ricadevano sulle spalle. a Ho vinto io! Perché non ha allentato le briglie a Pedlar? Gli piace correre. » Non penso che io gli sia andato a genio come cavaliere » osservb Josh, felice di rimettere i piedi a terra. a Non ho fatto nessuna delle cose cui è abituato. » Sarah rise. a Imparerà. Le spiegherb come fare al ritorno. Ma guardi là: non valeva la pena di venire fin quassú? » Indicava il nord, dove i terreni coltivati digradavano verso la baia di St. Ives. Alcune barche da pesca con le vele rosse punteggiavano quel tratto di mare e, vicino alla linea dell'orizzonte, due navi spiegavano tutta la loro velatura. a E bello qui, vero? » insistette Sarah. Sí, ma dovrebbe vedere la brughiera per capire che cos'è la vera bellezza. » L'ho vista. Una volta siamo andati a Barnstaple e l'abbiamo attra- versata. E un posto brullo e desolato. » Non è vero. Quando si lascia la strada si vedono i fiumi, le alture e le valli. C'è tanta ricchezza di animali e di piante quanta non ne esiste altrove. » E quegli animali e quelle piante li ha scoperti da solo? » Josh si schiarí la voce. a A volte da solo e a volte con Miriam. » Sarah carezzb il naso di Hector. a Chi è Miriam? » Josh tentb di descriverla, ma si accorse di offrirle solo un'immagine sbiadita di quell'indomita figlia della brughiera, forse per la sua inca- pacità o forse perché era impossibile rappresentare con parole Miriam senza la brughiera come sfondo. Sarah passb le briglie sulla testa del purosangue. a Credo sia ora di tornare » disse, e montò prima che Josh potesse aiutarla. Lungo il tragitto gli mostrb come reggersi in sella e seguire i movimenti del pony, ma tra loro si era insinuata una punta di freddezza che prima non c'era. Rientrati nelle scuderie, Josh la ringrazib per la lezione e domandb: Potremo montare ancora domenica prossima? » Sarah ritrovb un po' del suo brio. a Sta bene: consideriamolo un appuntamento fisso di tutte le domeniche. Potremmo andarcene la mattina presto, prima di colazione. Sono i momenti che gusto di piú. » Cosí l'equitazione entrò nelle abitudini di vita di Josh, che gradiva sia le cavalcate sia la compagnia di Sarah. AL TERMINE del primo anno di apprendistato, Josh trascorse una breve vacanza natalizia con la sua famiglia e Miriam, ma la sua mente era quasi sempre lontana, alle prese con qualche problema tecnico. Miriam era orgogliosa che Josh fosse cosí assorbito dal suo lavoro. Era fermamente convinta che sarebbe diventato, un giorno, un brillante tecnico minerario. Era l'estate del 1840 quando accadde un fatto che avrebbe potuto modificare tutta la carriera di Josh. Stava lavorando con William Car- lyon nel cortile della fonderia quando un uomo, sfinito e coperto di polvere quasi quanto l'animale che cavalcava, entrb a spron battuto attraverso il portone. Josh riconobbe Nehemeziah Lancellis, il piccolo e rugoso conducente dei carri della miniera. Ebbe un oscuro presenti- mento. a Josh, ragazzo! » gridb Nehemeziah. a Ti porto cattive notizie. Meglio che vieni a casa. » Che cosa è successo? » Si tratta di tuo padre... stava lavorando in una galleria del pozzo principale. Un novellino ha messo male l'esplosivo e... il soffitto è caduto addosso a lui e ad altri tre. Schmidt non vuol mandare la squadra di soccorso. Si è rimesso a bere... Sarebbe bene che tu venissi a vedere, Josh. » Parto subito, Nehemeziah. Prendo il tuo cavallo. » No! E morto di stanchezza. Non farebbe piú di cinquecento me- tri. » Josh! » Sarah, che si trovava nel cortile, aveva udito la notizia. Prendi Hector. E il cavallo piú veloce che si possa trovare. » Permette? » Josh guardb William Carlyon. Naturalmente! » esclamb questi, a Sarah dispone come vuole del suo cavallo. » Josh corse a togliersi gli abiti da lavoro e a cambiarsi. Quando tornò in cortile, vi trovb l'animale già sellato. Ormai esperto cavaliere, il giovane balzb in arcioni e partí, accom- pagnato da un coro di auguri; ben presto lascib che il cavallo prendesse un galoppo sfrenato. Capitolo 5. ALL'IMBocco della galleria crollata, Herman Schmidt, paonazzo di rabbia, fronteggiava una piccola folla ostile di minatori. a Torna- te tutti al lavoro. Non c'è niente da fare, vi dico. La volta è caduta. Gli uomini là dentro sono morti. » Tom Shovell fece un passo avanti. a Con tutto il rispetto, capo, noi non la pensiamo cosí. Pub darsi che Ben e gli altri siano morti, ma noi vogliamo dare loro una sepoltura decorosa. Glielo dobbiamo. » a Non dovete loro un bel niente! Dovete tutto a me, cribbio! » strillò Schmidt. « E io vi dico di lavorare, capito? Lavorate! Se qualcuno cercherà di entrare in questa galleria, perderà il posto alla miniera Sharptor. » Tom impallidí. « No, capo. Scaveremo finché non avremo trovato questi uomini, vivi o morti. » Vi fu un po' di trambusto mentre Wrightwick Roberts si faceva largo verso la prima fila. a Che cos'è, una riunione? » domandb. a Rimanda- tela a piú tardi. Adesso occorrono picconi e muscoli d'acciaio. Corag- gio. Datemi qualcosa per scavare. » a Devono tornare al lavoro » ripeté Schmidt. a Ci torneranno quando avranno tirato fuori Ben Retallick e gli altri » replicb Roberts. a Forza, Tom, entriamo. » Con un cenno d'assenso, Shovell lo seguí. Schmidt si mosse per fermarli e il pastore gli diede uno spintone. Prima che il capominiera ritrovasse l'equilibrio, l'ingresso della galleria era affollato di uomini che si passavano le candele. Percorsi una trentina di metri, il pastore e Tom Shovell dovettero arrestarsi davanti a un ammasso di blocchi di roccia che ostruivano completamente il passaggio. a Brutto affare » mormorb Roberts. Shovell era avvilito. a L'addetto alle polveri era un novellino che veniva dalla miniera di Kit Hill. Mi aveva detto che era pratico di mine. » Indicb con la testa i blocchi, mentre la candela fissata al suo elmetto spruzzava tutt'intorno gocce di cera. a Questo perb non è stato un lavoro da esperto. » Sarà meglio che cominciamo » disse il pastore. Con la candela che aveva in mano accese le altre, posandole sulle rozze mensole scavate nelle pareti. a Qui si può lavorare soltanto uno per volta. Faccio io il primo turno e lei. a mano a mano che sposto i blocchi, li passi indie- tro » Bisognerà puntellare un po' » osservb Tom e gridb al di sopra della spalla: a Passare parola di andare a prendere assi e seghe ». Gli strenui sforzi del pastore riuscirono a smuovere un enorme bloc- co di granito il cui posto fu subito occupato da una cascata di pietrisco; sgomberato anche quello, Roberts s'infilb nell'apertura che ormai cominciava a intravedersi. A poco a poco scomparve alla vista inoltrandosi sempre piú nel varco e il capoturno spostb piú avanti le candele. Il lavoro del pastore procedeva con lentezza. La sua forza gli consentiva di scalzare grossi blocchi di roccia, ma poi, essendoci spazio soltanto per una persona nel varco, doveva passarli indietro strisciando fino al punto in cui era iniziata la frana. La soluzione del problema si presentb come per mira- colo. Roberts era avanzato di soli sei metri quando arrivarono John e Moses Trago. a Venga fuori ad aiutare questi smidollati, pastore! Le do io il cambio » gridb Moses. Wrightwick Roberts, le dita ferite e sanguinanti, accondiscese di buon grado e tornò indietro carponi fin dove la galleria era ancora intatta. Moses s'infilb al suo posto e si mise all'opera vibrando il picco- ne con foga come fosse stata in gioco la sua vita. Quando Josh fermb Hector, sudato e schiumante, davanti all'ingres- so della miniera, la quantità di roccia estratta superava quella di una normale giornata di lavoro. Mentre un uomo si occupava del suo caval- lo, il giovane si affrettb giú per la scala e mise piede nella galleria. Giunto sul luogo del crollo, si tolse giacca e camicia e s'infilb nel cunicolo fino al punto in cui Tom Shovell, il pastore Roberts e John Trago lavoravano di conserva con Moses. Tom Shovell, coperto di polvere, era quasi irriconoscibile. a Va male, Josh. » a Me l'hanno detto, di sopra, ma preferisco scavare che pensarci. Vado in testa io per un po'. » a Ehi, voialtri là dietro! » strepitb Moses. a State facendo salotto, dannazione? Prendetevi questo masso prima che mi sfugga. » a E appena arrivato Josh Retallick » rispose Tom, alle prese con cinquanta chili di granito. a Viene a sostituirti. » a Digli di stare lí e di risparmiare il fiato per spostare i massi: ce n'è per tutti. » L'angusto passaggio si era allungato di altri dieci metri quando im- provvisamente Moses si arrestb, gridando ai compagni di ascoltare. Il richiamo passò di bocca in bocca, finché vi fu silenzio e allora tutti udirono un rumore di metallo - forse un piccone - battuto sulla roc- cia... davanti a loro! Moses Trago si diede a scavare con rinnovato vigore. a Sono loro » borbottb. Il rumore si fece piú chiaro, poi vi fu un franare di scisti e sassi e, quando il polverone si diradb, gli impazienti soccorritori scor- sero il volto tirato di un uomo affacciarsi da quella che sarebbe potuta essere una tomba. a Dio ti ringrazio! Dio ti ringrazio! » I suoi lineamenti si contrasse- ro, come fosse stato sul punto di scoppiare in singhiozzi. « Lo ringrazierai piú tardi, semmai. » Moses Trago gli si trascinb accanto. a Dove sono gli altri? » Il minatore indicb dietro di sé. Pochi metri piú oltre s'imbatterono in un secondo crollo. Un uomo giaceva bocconi, con la parte inferiore del corpo sepolta sotto una spessa lastra di granito. Era Ben Retallick. Sembrava morto, ma quando Josh gli si inginocchib vicino, reggendo una candela dalla fiammella guizzante, si agitb emettendo un gemito. a Ah! Chi è? » a Va tutto bene, babbo. Non muoverti. Tra poco ti tiriamo fuori. » a Josh! Che fai qui? Aaah! » Gli sfuggí un urlo, provocato da uno spostamento di sassi sotto la frana. Writgthwick Roberts si accovaccib vicino a Josh. « Dove le fa piú male, Ben? » « Questo peso sulle gambe... » Ben strinse i denti. « La destra de- v'essere rotta. Ma continuate nel vostro lavoro. John Maddiver è stato preso in pieno dal crollo, insieme a suo fratello. Credo che uno di loro sia steso sui miei piedi. » Risuonarono delle voci nel cunicolo e Tom Shovell venne avanti a tentoni, seguito da un uomo alto e magro in cui Josh riconobbe il medico della miniera Phoenix. « In due secondi lo togliamo di qua » assicurb Moses. « Pastore, mi dia una mano con questo masso. Farà bene a chiedere anche l'aiuto del suo Dio. Tu, Josh, tira fuori tuo padre appena gli liberiamo le gambe. » Moses, Tom Shovell e Wrightwick Roberts spinsero, spalla a spalla, i muscoli tesi allo spasimo, finché la spessa lastra di granito comincib con esasperante lentezza a sollevarsi. E finalmente, con l'aiuto del dottore, Josh poté estrarre il padre. Mentre la lastra veniva riabbassatail giovane vide le dita di un uomo sporgere sotto di essa, nel punto in cui erano state imprigionate le gambe di suo padre. Il dottore si accinse a esaminare le gambe gonfie e tumefatte di Ben e Josh fece per ringraziare Moses. « Non ho bisogno dei tuoi ringra- ziamenti » lo interruppe scorbutico il massiccio minatore. a Ero in debito con voi Retallick per quello che un tempo avete fatto per la mia Miriam. Ora il debito è saldato. La famiglia Trago non deve nulla a nessuno. » Dopo che il medico ebbe constatato che la frattura nvn era grave, Josh lasciò il padre e risalí in superficie dove, abbagliato dalla luce, fu quasi travolto dall'impeto della madre. a Che cosa succede là sotto? L'hanno trovato? » domandb ansiosamente Jesse, afferrandogli un braccio. I suoi occhi si erano già adattati alla luminosità esterna e poté scor- gere accanto a sé Jenny e Miriam. a Il babbo sta bene » rispose, divin- colandosi, mentre la madre si rilassava con un sospiro. a Ha una gam- ba rotta, ma non è grave. » a E gli altri due che erano con tuo padre? » volle sapere un minatore tra la folla. a Ci sono poche probabilità che siano vivi » rispose Jvsh, rammen- tando le dita sotto il macigno, a ma Moses e gli altri stanno ancora scavando. » Una donna scoppib in alti singhiozzi. a Il suo uomo morto, la famiglia da mantenere ed entro il mese dovrà lasciare la sua casetta: ecco cosa costa essere la moglie di un minatore » commentb amaramente Miriam. a E questo è il sistema per il quale suo marito ha sacrificato la vita. » Josh era stupito: non imparava soltanto matematica e inglese alla scuola di St. Cleer. Pareva di sentir parlare il reverelldo Thackeray. Venti minuti dopo portarono su dal pozzo Ben Retallick e Moses salí con lui. Cercb con lo sguardo Mary Crabbe tra gli astanti. « C'è del lavoro per lei, Mary » annuncib. a Tutti e due? » La faccia avvizzita della donna era impassibile. a Sí, tutti e due. Morti perché alla miniera Sharptvr si utilizzano uomini inesperti per far brillare le mine. » Parlb volutamente forte mentre Theophilus Strike dV;:lllZílVa tra la folla. Il padrone della miniera udí, ma preferí far finta di nulla. Si avvicinb a Ben. a Sono contento di vederla in salvo. Herman Schmidt mi ha detto che era morto. » a Se fosse stato per quel tedesco sarebbe finita propriv cvsí » inter- e loquMoses. Si udirono grida di approvazione. Strike arrossí e si rivolse a Tom Shovell a Capo Schmidt è venuto a riferirmi che era crollata una volta, che c'erano quattro morti e che voi rifiutavate di obbedire agli ordini. Come è andata esattamente? » Questo è uno dei suoi morti » disse il capoturno, accennando a Ben. a Schmidt voleva che abbandonassimo ogni tentativo di soccorso: diceva che non c'era niente da fare. » Bisognerà chiarire alcune questioni » replicb Strike. a E tu che cosa fai qui? » domandb poi a Josh. Mi hanno avvertito dell'incidente e sono venuto subito. » Strike notb i suoi stivali graffiati e sporchi. « Allora sarà meglio che torni indietro e non sprechi tempo prezioso » disse in tono tagliente. Il mio cavallo non sarà in grado di ripartire prima di domattina » dichiarb il giovane. Il tuo cavallo, eh? Io pago perché tu diventi un tecnico, Retallick non perché ti dia arie da gentiluomo e di proprietario di cavalli. » Il cavallo non è di mia proprietà e ho imparato a montare la domenica, quando sono libero dallo studio » replicb seccamente Josh. Strike inarcb le sopracciglia. a Va' a casa, giovanotto, e porta via tua madre. Voglio parlare con tuo padre. E anche con lei, Tom Shovell. Anche gli altri se ne vadano, o li denuncerb per violazione di proprie- tà. » Porco! » sibilb Miriam mentre si allontanavano. Jesse, invece, aveva il cuore leggero; Ben era vivo e ferito meno gravemente di quanto avesse osato sperare, e suo figlio era con lei. Ben arrivb a casa portato da Tom e scortato da numerosi minatori fuori servizio. a Sono tutti contenti come pasque » commentb Jesse, meravigliata. Ne avevano un ottimo motivo. Coraggio, Jesse » la sollecitb Ben, sorridente nonostante le ferite. Spicciati ad aprire la porta quando tuo marito entra in casa con il nuovo capominiera. » Lei, Tom? » L'espressione soddisfatta del giovane glielo confermb e Jesse lo abbraccib. a Oh, che gioia! Ma che cosa è successo a Schmidt? » Non tornerà piú. Sembra che puzzasse di alcool quando è piomba- to da Theophilus Strike. Gli ha detto cose che non vanno dette al padrone di una miniera. Prendi nota, Josh! » Questa sí che è una bella notizia. Ora si starà molto meglio alla Sharptor! » Ma questo non è tutto, figliolo » intervenne uno degli uomini. Chiedi a tuo padre chi prenderà il posto di Tom... quando gli sarà guarita la gamba. » Ben! Ti hanno nominato capoturno?! » esclamb Jesse. Ben annuí e subito dopo dovette sottrarsi all'abbraccio della moglie. « Calma, bambina, ricordati della frattura. » Peccato che ci siano voluti due morti perché Theophilus Strike intendesse ragione. » Con queste parole Miriam si volse e andb in cucina. Mio Dio » disse a bassa voce Ben. a Ogni volta che guardo quella ragazza mi sembra di vedere Jesse giovane. Ha carattere. » « Troppo, per i miei gusti » osservb Tom. a Penso che una donna dovrebbe essere piú dolce. » I suoi occhi si posarono su Jenny Pearn che stava seguendo Miriam in cucina. Vi furono momenti, quella sera, in cui anche Josh desiderb che Miriam avesse una personalità piú scialba, meno aggressiva. A tavola si parlò del viaggio di Josh da Hayle e il giovane fu costretto a raccon- tare di Sarah Carlyon e delle sue lezioni di equitazione. Miriam gli pose una quantità di domande, ma tornò sull'argomento di Sarah solo quando Josh la riaccompagnb a casa. Perché ha scelto te per quelle lezioni? » Josh si strinse nelle spalle. a Non so... è 3ndata cosí. » E molto bella, Sarah? » riprese Miriam dopo essere rimasta in silenzio per qualche istante. Be'... credo di sí. » Piú bella di me? » No. » Poté dirlo con assoluta sincerità. Non l'hai mai baciata? » Certo che no! Non è nulla per me, Miriam. » Allora va bene. » Si voltb all'improvviso e gli gettb le braccia al collo; Josh la strinse a sé e lei rispose con un bacio appassionato che lo fece vibrare di un intenso ardore. Poi, inaspettatamente, lo respinse. a No, Josh, ti prego. Non deve essere cosí, con me. » Lui lasciò cadere le braccia lungo i fianchi. a Scusami. » a Non voglio scuse. Voglio che mi desideri, ma cerca di aspettare ancora un pochino. Non sarà questione di molto, vero? » Solo fino a quando tornerb a casa e comincerb a guadagnare » le rispose. Lo bacib ancora. a Devo andare... Josh, ti amo. Ti amo tanto da non star piú nella pelle. » Anch'io ti amo, Miriam. » Ora gli pareva strano di aver finalmente espressO in parole i suoi pensieri. Tornando a casa, Josh udí Moses e Morwen salire verso la loro spelonca nella brughiera cantando con voci da ubriachi. Sognb che il suo apprendistato fosse finito in modo da poter sposare Miriam e portarla via con sé. DoPo il rientro a Hayle, le settimane e i mesi fuggirono letteralmen- te, per Josh. Trascorse l'estate lavorando duramente, e cosí pure l'au- tunno. A novembre, aveva ormai acquisito sufficienti cognizioni per poter recarsi con una squadra di tecnici della Harvey in una locale miniera di stagno a installarvi una macchina. Per lui fu un'eccellente espenenza. Il lavoro era appena stato completato quando sopraggiunse l'inver- no, il peggiore a memoria d'uomo. Il porto era inoperoso e pieno di navi che non potevano salpare a causa delle furiose tempeste, strade campi e picchi erano coperti di neve. La delusione di Josh fu grande impossibile raggiungere Henwood per passare a casa il Natale. Non aveva neppure modo di avvertire i genitori, ma Ben e Jesse sapevano, in cuor loro, che era impossibile viaggiare con quella neve. L'unica a nutrire la speranza che un miracolo avrebbe consentito a Josh di tornare, era Miriam. Forse è soltanto qui sulla brughiera che c'è tanta neve » disse, la vigilia di Natale. Indossava un abito nuovo, stretto in vita, che sottoli- neava la sua figuretta flessuosa. No, è cosí in tutta la contea » rispose Ben, seduto sulla sedia a dondolo vicino al caminetto. a Nemmeno un gabbiano potrebbe torna- re a casa con un tempaccio simile. » Chissà come Josh passerà il Natale a Hayle » intervenne Jenny, togliendo dal fuoco un grosso bricco fumante. Oh, senz'altro bene » replicb Ben. a Ci penseranno William Car- lyon e la sua famiglia. Credo che abbiano preso in simpatia il nostro ragazzo. Theophilus Strike me ne parlava proprio l'altro giorno: ha detto che Josh è considerato il tecnico piú promettente che abbiano avuto a Hayle. » Jenny passb un braccio intorno alle spalle di Miriam per consolarla. Non preoccuparti: sono sicura che Josh verrà presto a casa. » A te va bene, perché Tom Shovell pranzerà qui il giorno di Nata- le » ribatté lei, ma poi riuscí a sorriderle. Jenny era una creatura cara e affettuosa e nessuno era piú contento di Miriam dell'idillio sbocciato tra il capominiera e la giovane vedova. Il Natale di Miriam non fu gioioso, non soltanto a causa dell'assenza di Josh, ma anche per i tormenti della gelosia; Josh passava le festività a Hayle con una ragazza che - Miriam lo sapeva per istinto - era innamorata di lui. L'ANNO 1841 trascorse in un baleno, quasi che avesse fretta di arri- vare chissà dove, e la pompa a vapore per la miniera Sharptor divenne per Josh un'eccitante realtà. Nella tarda estate inizib il montaggio della caldaia, del massiccio bilanciere e di numerosi tubi e ingranaggi. Av- veniva di rado che un tecnico partecipasse alla costruzione della mac- china che avrebbe poi usato nella sua miniera, e in questo Josh era fortunato. Finalmente tutte le operazioni che si potevano compiere a Hayle terminarono e l'attrezzatura venne caricata su una nave diretta a Looe, da dove sarebbe stata trasportata a Moorswater attraverso una rete di canali. Di là Josh l'avrebbe accompagnata nel difficile trasferi- mento via terra fino alla Sharptor. La fine del lungo periodo di apprendistato destava in Josh una stra- na sensazione. Per quasi tre anni Hayle aveva rappresentato tutto per lui: casa, lavoro, svago. Separarsene sarebbe stato doloroso. Il commiato dai Carlyon fu alquanto malinconico. Si era affezionato sinceramente alla famiglia e in particolare - doveva ammetterlo - a Sarah. I suoi sentimenti per lei non erano quelli