TED WILLIS. SPIA NELL'OMBRA. Christine Ritchie è felicemente sposata da otto anni con Mark, un ambizioso deputato del Parlamento in- glese destinato a una brillante carriera. Un giorno il marito, partito per un normale viaggio d'affari a Manchester, scompare improvvisamente nel nulla e Christine viene assediata dalla Polizia e dal contro- spionaggio, convinti che Mark sia un agente al servi- zio dei russi. La giovane donna, però, non si arrende di fronte all'evidenza dei fatti e, venuta a sapere che il marito si nasconde a Beirut, decide di raggiungerlo, incurante dei pericoli, pur di conoscere la verità. Di colpo, si trova catapultata in un mondo di spie e controspie, dove nulla è ciò che sembra, dove i valori morali sono calpestati e distorti e dove la violenza e la morte sono sempre in agguato. Anche il funzionario del controspionaggio incarica- to del caso, Patrick Cadwall, si affretta a partire per il Libano e lí, dopo un incalzante susseguirsi di colpi di scena, la vicenda giunge a un epilogo inaspettato per ognuno dei protagonisti. Uno. MARK RITCHIE si svegliò che erano circa le sei del mattino, sbatté le palpebre e tentò di mettere a fuoco i pensieri. Aveva la bocca asciutta, amara e, quando inghiottí, sentí in gola una ruvidezza sabbiosa. Giac- que per un momento immobile e silenzioso, guardando la finestra dalla quale veniva la luce debole e grigia del giorno appena imziato, pOi Si sollevò sul letto, si versò un bicchiere d'acqua dalla caraffa che si trovava sul comodino e bevve. Quando posò il bicchiere, questo, ur- tando la brocca, emise un tintinnio. Sua moglie si agitò nel letto. Nella penombra, appariva come una ragazzina, quasi una bambina addor- mentata. Mark si voltò verso di lei e le scostò un ciuffo di capelli dal volto. La moglie si mosse ancora, aprgli occhi con un battito di ciglia, lo guardò per un momento incerta, poi sorrise. « Ah, sei tu » bisbigliò. « Ti aspettavi qualcun altro? » « Non si può mai sapere. » « Ti amo, Chris » mormorò lui. « Ah, ah. » « Ti ho detto che ti amo, Chris. » E la baciò. « Acc!... » esclamò lei respingendolo. « Che c'è? » « Il tuo alito. Puzzi come una distilleria. » Ma capí immediatamente di averlo offeso e gli carezzò una guancia in un gesto di scusa. « Mi spiace » disse. Per un istante lui la fissò con aria crucciata, poi annuí tristemente. « E cosí insopportabile? » 369 SPIA NELL-OMBRA « Oh, sí. Tu non sai quanto. » Mark annuí di nuovo, scostò le lenzuola e andò alla finestra; dopo aver tirato le tende, Sj mise a guardare in basso, verso la strada tran- quilla. Anche lei si alzò dal letto e gli si avvicinb. « Perché lo fai? Prima non accadeva mai. » Gli prese una mano. « Lo sai che ieri sera hai fatto fuori un'intera bottiglia di whisky» « Per l'amor di Dio, Chris! » replicb lui. « Non accade poi cosí spes- so. Non sono mica un alcolizzato! » « Di solito bevi un paio di bicchieri tanto per rilassarti un po', ma negli ultimi tempi sei andato ben oltre. Tu bevi con... con una sorta di disperazione e questo non ti aiuta certo a distenderti, al contrario, ti porta a chiuderti sempre di piú in te stesso » « Lo sai che devo andare a Manchester oggi, non è vero? » « Stai cambiando discorso » protestb lei senza acrimonia. « Va be- ne. La moglie bisbetica si ritira in buon ordine. Vuoi che ti prepari subito la colazione? » « Quando ti fa comodo. » Appena lei fece l'atto di allontanarsi, lui allungb una mano e le afferro un braccio serrandolo con forza. I muscoli del collo gli si gon- fiarono e pareva che un fiotto di parole fosse lí lí per esplodere dalle sue labbra. Ma non disse nulla. Il momento critico era passato; le lascib andare il braccio e la mano gli cadde inerte lungo il fianco. Lei rimase sconcertata da quell'improvviso incupirsi del suo umore. « Mark, che cosa sta succedendo? » « Niente. » Scosse il capo e si sforzb di sorridere. « Penso si tratti dell'idea di dover passare una notte a Manchester. » Anche lei sorrise e, mentre gli schiacciava scherzosamente il naso con un dito, si sentí awolgere dalle sue braccia. Stavano baciandosi, quando le tende di una finestra posta al piano superiore della casa di fronte si mossero lievemente e un uomo con il binocolo riferí al compagno che gli era alle spalle: « Si sono alzati ». « Allora sarà meglio che vada ad avvertire Coats e Irvine. » « Non c'è fretta. Da come stanno andando le cose, è facile che se ne tornino a letto da un momento all'altro. » Fece una pausa e aggiunse con rabbia: « Che diavolo ci troverà in quel bastardo! » LA sTRADA di accesso alla piccola stazione suburbana era piena di gente e di automobili. Il sergente di polizia Irvine aveva ormai visto quella scena tante volte che cominciava a riconoscere molte facce come quella della donna in vestaglia, per esempio, appena arrivata alla guida di una Mercedes blu scuro. Restava sempre seduta in macchina, 370 con aria stanca e annoiata, in attesa che il suo corpulento e roseo consorte ne scendesse, poi rimetteva in moto e se ne andava senza un gesto di saluto o uno sguardo affettuoso. Anche quel giorno, come sempre, il marito restb a osservare l'auto che si allontanava, con la solita espressione perplessa e infelice dipinta sul volto. L'uomo calvo e dall'aspetto trasandato era appena balzato fuori dalla vecchia e malconcia familiare con un pezzo di toast in mano. Una mezza dozzina di bambini erano ammucchiati nella macchina ed egli li salutb agitando la mano con aria felice, poi si ficcb il toast in bocca e, dopo essersi pulite le dita nella giacca, si voltò entrando a passo svelto nella stazione. Quando un'Austin 1750 imboccb la strada della stazione, Irvine interruppe di colpo le sue pigre riflessioni. Christine Ritchie era al volante e suo marito le sedeva al fianco. La donna parcheggiò l'auto in un posteggio libero e il marito la bacib con tenerezza, poi, come mosso da un impulso improvviso, le pose una mano sulla guancia e ve la tenne affettuosamente per un momento. Il furgone blu della lavanderia che aveva seguito l'Austin la sorpassb lentamente. Irvine captb l'occhiata lanciatagli dal conducente e si ag- giustb deliberatamente la bombetta, segnalandogli cosí di essere pron- to a rilevarlo. Ritchie, che aveva con sé una vecchia valigetta venti- quattr'ore di pelle, lo superb a passo svelto e il sergente si affrettò a seguirlo con aria disinvolta. Il treno non sarebbe arrivato prima di quattro minuti. Irvine aprí il Financial Times e dette una scorsa alle notizie, pur non perdendo d'occhio Ritchie che, di spalle, appariva come un tipico pendolare di mezza età, uno dei tanti individui appartenenti alla folla suburbana. Chi gli stava vicino riconobbe perb il suo volto familiare, alcuni lo salutarono e furono lieti di ricevere in risposta un cenno del capo e un cortese sorriso dal famoso deputato conservatore. Ma in quel sorriso vi era una sfumatura di arroganza che in qualche modo infastidí il sergen- te Irvine. Trentacinque minuti dopo, il treno entrava nella stazione di Charing Cross, a Londra. I passeggeri attraversarono frettolosamente i cancelli e si riversarono fuori. Irvine ebbe difficoltà a non perdere di vista Ritchie e si sentí sollevato quando s'accorse che Spenlove, con un pesante abito di tweed che lo faceva somigliare a un massiccio campa- gnolo in visita in città, era lí pronto a dargli il cambio. Il giovane agente Marlow e il suo compagno Webb non dovevano essere lontani. Per il momento aveva finito. Uscí anch'egli dalla stazione e si accinse a con- cedersi una ben meritata colazione. 371 SPIA NELL-OMBRA ALL~AGE~rE di polizia Spenlove era stato detto che Ritchie doveva recarsi a Manchester con il treno delle dieci. Egli aveva il compito, insieme con Marlow e Webb, di tenerlo d'occhio fino a quando non avesse raggiunto la stazione di Euston, dove qualcun altro avrebbe continuato il pedinamento. Ma se Ritchie intendeva partire con quel treno, bisognava dire che se la prendeva piuttosto comoda. Si fermb a curiosare attorno all'edicola dei giornali, poi si recb al chiosco dei tabacchi e acquistb due scatole di sigari; ne accese uno, mise in tasca gli altri e dette un'occhiata all'orologio. Spenlove gli si avvicinb, vagamente disturbato da quel ritardo. Che Ritchie si fosse accorto di essere sorvegliato? Oppure che avesse semplicemente cam- biato idea a proposito di quel viaggio? A un certo punto lo vide diri- gersi a gran passi verso una cabina telefonica, entrarvi e chiudere la porta dietro di sé. Quando ne uscí, due minuti dopo, il suo atteggiamento era total- mente mutato: era pallido in volto e si appoggiava alla cabina come uno che stesse per sentirsi male. Il sigaro gli era caduto dalle dita senza che nemmeno se ne accorgesse e la sua fronte era lucida di sudore. Si riscosse soltanto quando una ragazza lo urtb nel passare. Si guar- db intorno con aria furtiva, respirb profondamente e si incamminb in fretta verso l'uscita. Spenlove e Marlow gli furono prontamente dietro. La noiosa routine del pedinamento lasciava d'improvviso il posto alla drammatica atmosfera dell'inseguimento. Ritchie aveva chiaramente l'intenzione di prendere un tassí ma, ve- dendo che c'era una coda di gente in attesa, attraversb il piazzale e oltrepassb l'agente Webb, che si trovava di guardia a bordo di una Mini. Appena lo vide, Webb mise in moto e fece manovra per staccarsi dal marciapiede. Un autobus stava proprio in quel momento allontanandosi dalla fermata accanto alla stazione e Ritchie, presa la rincorsa, si issb a bordo. Marlow, che era il piú giovane e il piú dotato atleticamente, fece uno sforzo disperato per raggiungerlo, ma l'autobus acquistb ve- locità, lasciandolo affranto sul marciapiede. "Diavolo" pensb Spenlove, "si è liberato di noi con il piú vecchio trucco del mestiere." Si guardb attorno in cerca della Mini, ma Webb non aveva avuto migliore fortuna: un torpedone di turisti lo aveva infatti bloccato mentre stava per immettersi nel traffico e ci vollero almeno due minuti prima che lui e Spenlove potessero dare inizio all'inseguimento. Altri novanta secondi andarono persi per via dei semafori. Quando finalmente raggiunsero l'autobus, Webb proseguí la corsa e fece scendere Spenlove alla fermata successiva, ma era troppo 372 tardi: non vi era traccia di Ritchie sull'autobus e il conducente non ricordava dove fosse sceso. Percorsero le strade che si aprivano su entrambi i lati del tragitto dell'autobus alla ricerca di Ritchie, ma senza successo. I tre uomini che aspettavano alla stazione di Euston riferirono che il deputato non aveva preso il treno delle dieci e nemmeno quello che partiva un'ora dopo. Inoltre, un controllo effettuato alla Camera dei Comuni non aveva dato alcuna indicazione di dove potesse essere. Nel tardo pomeriggio, la notizia giunse al ministro degli Interni; questi, sentito il parere dei funzionari di grado piú elevato e dopo una consultazione telefonica con il Primo Ministro, dette ordine che Mark Ritchie fosse rintracciato e fermato. Al momento non era stata formu- lata alcuna accusa specifica contro di lui; il deputato era semplicemen- te invitato a collaborare con la Polizia a proposito di un'indagine rela- tiva alla sicurezza nazionale. Ma era ovvio che, per prima cosa, bisognava trovarlo. DUE UOMINI percorsero il vialetto d'accesso alla casa e, mentre il piú giovane premeva il campanello, l'altro consultò l'orologio da polso. Erano le sette di sera e l'oscurità stava calando. Lo stretto viale su cui si affacciava la casa era fiancheggiato da alberi giovani e smilzi sovraccarichi di germogli che, oscillando alla fredda brezza del crepuscolo, parevano sospirare per il ritardo della primave- ra. Lussuose Rover e Jaguar, con i motori ancora caldi, erano parcheg- giate accanto a Mini e Volkswagen in vialetti ombrosi e garage aperti, simili ad animali che si apprestavano, con i loro piccoli, a passare la notte. L'uomo piú giovane stava per premere ancora il campanello, quando la porta si aprí e i due si trovarono di fronte a una donna che indossava un grembiulino a strisce bianche e blu. « La signora Ritchie? » domandb l'uomo piú giovane. « Sí? » fece lei aggrottando leggermente le sopracciglia. « Polizia. Vorremmo parlarle un momento a proposito di suo mari- to, se non le dispiace. » « Polizia? » C'era solo un lieve accenno di sorpresa nella sua voce. « Di che si tratta? » L'uomo piú anziano intervenne in tono gentile: « Possiamo entrare un momento, signora Ritchie? Sono l'ispettore capo Dell e questi è l'ispettore Manning ». Mostrarono le loro credenziali a Chris che, do- po averle esaminate attentamente, li guidb nel soggiorno, un ambiente vasto, con un~aria vagamente trasandata ma confortevole. Di fianco al caminetto c'era un mobile bianco a muro che conteneva un giradischi SPIA NELL'OMBRA stereofonico, dischi e mucchi di libri in gran parte in edizione economi- ca. Una quantità di riviste erano sparse sul divano color marrone. I due poliziotti si fermarono impacciati poco oltre la soglia del sog- giorno. Chris si tolse il grembiule e lo gettb su una sedia. "Non dimostra i suoi trent'anni" pensò Dell, "forse perché è cosí piccola. Petite" si disse, ricordando la colorita espressione francese ormai fuori moda. "Con le treccine e un'uniforme scolastica, potrebbe passare per una studentessa." Ma il suo viso era quello di una donna bella e intelligente. Chris indicb loro il divano. « Non volete sedervi? » « Grazie. » Dell, che era un uomo corpulento, si sistemb comoda- mente come se dovesse restare in quella casa per un bel pezzo, mentre Manning rimase in piedi, vicino alla porta. « Suo marito non è in casa? » esordí l'ispettore capo. « No. » « Ha idea di dove possiamo trovarlo? » « E a Manchester, a una riunione dell'Associazione fabbricanti di giocattoli. Posso sapere perché vuole vederlo con tanta urgenza? » « Si tratta semplicemente di un'inchiesta di ordinaria amministra- zione, signora Ritchie. Ha avuto sue notizie? Le ha telefonato? » Lei guardb prima l'uno poi l'altro dei due uomini, con la fronte aggrottata in un moto di perplessità. « No. Di solito mi telefona la sera prima di andare a letto o al mattino presto. » « Quando pensa che sarà di ritorno, signora? » « Non prima di domani sera. » La piega che avevano preso le do- mande cominciava a preoccuparla. « Abbiamo ragione di supporre... » comincib Dell, ma si interruppe come se si vergognasse di usare la vecchia e abusata formula poliziesca. Quando riprese, lo fece in modo piú spiccio e diretto: « Signora Rit- chie, suo marito non si è recato a Manchester ». « Lei sta scherzando, vero? » Lo guardb stupita. « Credo che sia in errore. » « Non ci sono errori » rispose lui. « Abbiamo controllato. » In quel momento squillb il telefono. Lei trasale si alzb per rispondere. « Non si preoccupi » disse Dell. « Ci penserà il mio collega. » « Non farà niente del genere » ribatté Chris incollerita e andb rapi- damente in anticamera. Un momento dopo era di ritorno e aveva sul volto i segni di un rinnovato stupore. « E per lei » borbottb guardando Dell. L'ispettore annuí e si alzb con uno sforzo dal divano. Uscí chiudendo la porta dietro di sé e Chris prese a camminare inquieta per la stanza. 374 « Perché siete cosí interessati ai movimenti di mio marito? » do- mandò a Manning. « Pensiamo che potrebbe fornirci alcune utili informazioni. » « Capisco. » Fece una pausa per raccogliere i suoi pensieri. « Non vorrete insinuare che mio marito è implicato in qualcosa di illegale? Mi lasci dire che... sarebbe ridicolo. Una vera e propria assurdità! » La porta si aprí e l'ispettore Dell rientrb. Dette una breve occhiata a Manning, poi sorrise a Chris come se volesse chiederle scusa. « Temo che dovrb pregarla di venire con noi, signora Ritchie. Ho l'auto qui fuori. Sarebbe bene che portasse con sé il necessario per la notte. » « Per quale motivo? » La voce le tremava per lo stupore. « C'è una quantità di domande che dobbiamo farle. » « Domande? Che genere di domande? Mi ascolti bene, ne ho abba- stanza di tutto questo! Voglio sapere dov'è finito mio marito e che cosa gli è accaduto! » « Anche noi, signora. » La donna scosse la testa in un gesto di impotenza. « Senta, non c'è alcun motivo perché debba venire con voi. Sono disposta a rispondere alle vostre domande, ammesso che possa rispondere, ma non intendo muovermi da casa mia, chiaro? » E, per dare maggiore vigore alle sue parole, lo guardò con aria di sfida. « Signora Ritchie » disse Dell, « non credo che abbia afferrato ap- pieno la gravità della situazione. Mi consenta di spiegarle. » DIECI MINUTI dopo, Christine Ritchie lasciava la sua casa in compa- gnia dell'ispettore Manning, mentre Dell apriva la porta a una squadra di agenti della Sezione speciale. Due di loro cominciarono subito a scattare fotografie di ciascuna stanza e degli oggetti in esse contenuti. Altri due fecero un inventario dei medesimi oggetti. Nulla fu toccato. L'intera operazione durb novanta minuti e, solo quando questa ebbe termine, altri agenti dettero inizio a una sistematica perquisizione. Due PATRICK ALEXANDER CADWALL, del Servizio di controspionaggio bri- tannico, denominato MI 5, aveva visto alcune fotografie della signora Ritchie e sapeva quindi che si trattava di una donna giovane e pia- cente; nonostante cib rimase un po' sconcertato quando, entrando nel- 375 SPIA NELL OMBRA la sala degli interrogatori di New Scotland Yard, la vide per la prima volta di persona. Non appena udí la porta aprirsi, lei si staccò dalla finestra e lo fissò con uno sguardo interrogativo. Era attraente, molto piú attraente di quanto apparisse nelle foto, ma non era questo che lo stupiva, bensí la completa mancanza di affettazione che intuiva in quella donna. Tutto in lei appariva composto, squisito, spontaneo. Tuttavia capí che dietro quell'aria di semplicità e di innocenza vi erano una forza e un'ostilità che non sarebbe stato facile vincere. I grandi occhi grigi, che si erano fissati su di lui, erano svegli e intelligen- ti. Riconoscendo un possibile awersario, tornb a sentirsi a proprio agio e sorrise. Patrick Cadwall era un tipo calmo e tranquillo, alto, con la fronte spaziosa e folte sopracciglia. « Buonasera, signora Ritchie. Mi chiamo Pat Cadwall. Non vuole accomodarsi? » Lei si avvicinb al tavolo senza rispondergli e si sedette bruscamente rimanendo con la schiena rigida ed eretta. Cadwall dette un'ampia occhiata alla stanza e, mentre prendeva posto in una sedia di fronte a lei, fece un breve gesto con la mano. « Sono spiacente » disse. « Avremmo dovuto trattarla con maggior riguardo. A proposito, le hanno portato il tè? » « Ci sono notizie di mio marito? » taglib corto Chris. « Temo di no, per il momento. » Annuí, come se si fosse aspettata quella risposta. Lui notb che stava tormentando la fede che aveva al dito, ma quasi contemporaneamente anche lei parve accorgersi della stessa cosa e posb le mani sul tavolo. « Sa perché le è stato chiesto di venire qui, signora Ritchie? » « Mi hanno detto che era per motivi di sicurezza, nient'altro. » « E allora mi consenta di illustrarle la situazione, anche se cib po- trebbe significare un trauma per lei. » « Sto abituandomi ai traumi » rispose freddamente Chris. « Molto bene. Cominciamo, allora. Come probabilmente avrà già capito, sono un funzionario del Servizio segreto. Ricorda di aver letto sui giornali, circa sei mesi fa, di una rete di spie sovietiche scoperta negli Stati Uniti, i cui capi sono stati arrestati? » « No, non mi interesso alle storie di spionaggio che pubblicano i giornali. » « L'FBI venne informata da un tizio che si chiamava Grigory Kru- glov, un colonnello del KGB, il Servizio segreto sovietico. » « E allora? Si pub sapere cosa diavolo abbiamo a che fare io e mio marito con tutto questo? » « Tra le altre cose, Kruglov rivelò che un'analoga rete di spionaggio stava operando in Gran Bretagna. Grazie alle informazioni che egli dette all'FBI abbiamo potuto individuare uno degli uomini della rete inglese, e cioè suo marito. » « Non ci credo » ribatté lei con voce tremante. « Abbiamo le prove, signora Ritchie. » Chris scosse rabbiosamente la testa. « E ridicolo! Conosco Mark, sono sua moglie. Se anche lei lo conoscesse, capirebbe che è incapace di fare una cosa del genere. E assolutamente impossibile. » « Perché è sparito, allora? » « E un uomo molto occupato, con un sacco di responsabilità. Proba- bilmente avrà avuto un contrattempo. » « E lei ha idea di dove si trovi... o di dove possa essere andato? » insistette lui con gentilezza: « No. » Cadwall trasse di tasca una pipa. « Le dispiace? » domandò. Lei scosse il capo. « E una dannata abitudine » fece lui e cominciò a riem- pirsi la pipa prelevando il tabacco da una borsa vecchia e logora. « Vogliamo cominciare dall'inizio? » « Dall'inizio? Che significa? » « Mi parli di come ha incontrato suo marito, per esempio, e cose del genere. » « No, temo di non poter aiutarla. » Le sue mascelle si serrarono ostinate. Cadwall aveva accostato l'accendino alla pipa, ma teneva gli occhi fissi su di lei. « Non risponderb a nessun'altra domanda sin quando non avrò parlato con l'avvocato di mio marito. » Lui esitò, pesando quelle parole e cercando di appurare quanto fosse profonda la sua ostilità. Non erano state trovate prove che fosse coin- volta nell'affare, ma nemmeno che ne fosse estranea. Doveva conti- nuare a tenerla sotto pressione o era meglio aspettare? Ritchie era stato messo in guardia quel mattino, quando aveva fatto la telefonata, e ora i suoi compari - i pezzi grossi, quelli che volevano realmente acciuffare - si sarebbero tenuti al coperto. Doveva persuadere la si- gnora Ritchie a parlare, ma il suo istinto lo avvertiva che, se avesse agitO in modo troppo precipitoso, lei si sarebbe chiusa ancora di piú nel suo silenzio. Il primo e piú importante passo da fare era comportarsi in modo che lei non lo sentisse come un nemico. « Naturale » disse. « Capisco perfettamente. Comunque, per stasera l'abbiamo disturbata abbastanza. La cosa pub aspettare. » Tirò una profonda boccata dalla pipa e si alzò. « L'accompagnerò a casa con una macchina della Polizia. » 377 SPIA NELL-OMBRA « A casa? » Lo guardò stupita. « Perché no? » « L'ispettore Dell mi aveva detto... di portare il necessario per la notte » « E stato un errore » si scusò lui. Si erano lasciati scappare Ritchie e ora erano ansiosi di non farsi scappare anche la moglie. Ma Cadwall giudicava che al momento sarebbe stato meglio lasciarla andare, onde consentirle di pensarci su per un po' di giorni, senza contare che c'era sempre l'eventualità che il marito, o qualcun altro, tentasse di mettersi in contatto con lei. « Darò subito disposizioni per l'auto. Possiamo continuare la nostra conversazione domani mattina. Le andrebbe bene alle undici? » « Non posso impedirglielo, ma perderà il suo tempo. » Mentre lui stava per aprirle la porta, Chris lo apostrofò con improvvisa violenza, alzando il tono della voce: « Lei sta commettendo un grosso sbaglio, se ne rende conto? Qualcuno ha preso un granchio madornale. La prima cosa che farò appena uscita di qui sarà telefonare al ministro degli Interni. Si dà il caso che sia un amico personale di mio marito ». « Ah » fece Cadwall e scosse tristemente il capo. « Temo che avrà una brutta sorpresa. Vede, il fatto è che il ministro degli Interni è stato dettagliatamente informato della faccenda e, naturalmente, noi ab- biamo agito con la sua piena autorizzazione. » Lei lo fissò e, mentre un nodo di paura le serrava lo stomaco, perdet- te il proprio autocontrollo e gli occhi le si riempirono di lacrime. Appariva cosí minuta e vulnerabile, che Cadwall si sentí invadere da un improvviso senso di colpa, come se fosse lui il responsabile della sua angoscia. Si dominb perché si trattava di un sentimento pericoloso. Era imperativo per lui conservare un atteggiamento obiettivo. E se il suo dolore fosse stato soltanto una maschera, un'astuta commedia per muoverlo a compassione? Era coinvolta o no? Prima di uscire dalla stanza, la rimproverb duramente, piú rivolto a sé stesso che a lei: « L'avverto, signora Ritchie, si tratta di una cosa seria e io mi aspetto da parte sua la piú completa collaborazione ». Chris sollevò lo sguardo su di lui e, con una voce carica di disprez- zo, gli disse: « Non poteva trovarsi un modo piú pulito per guadagnar- si da vivere? » QUANDO l'auto con la quale Chris e Cadwall avevano lasciato New Scotland Yard si fermb davanti alla casa di lei, la stretta via era gremita di auto e furgoni blu della Polizia e di agenti in divisa che tenevano a bada giornalisti e fotografi. Molti vicini osservavano la scena dalle 378 finestre illuminate, mentre altri erano assiepati sulle soglie delle case e lungo i vialetti di accesso. L'evidente importanza di quell'operazione di polizia aveva risvegliato la curiosità della gente. "E questa dunque la strada cosí quieta che percorrevo a piedi e in macchina una dozzina di volte il giorno?" si domandò Chris. "Sono queste le persone che un tempo conoscevo, con le quali ho preso il caffè, ho discusso dei loro figli, della scuola, dei problemi... Non sono mai stati veramente amici, ma si sono sempre comportati da buoni vicini. Ora le cose non torneranno piú come prima." Si sentí come se stesse cadendo in un precipizio e chiuse gli occhi, impaurita. Quando la portiera dell'auto venne aperta, ci fu un silenzio di breve durata ma, non appena Chris scese, si levb un frastuono assordante di voci, seguito dai lampi accecanti dei fotografi in attesa. Fu spinta con- tro la macchina da un'ondata di cronisti, una dozzina di microfoni furono tesi verso il suo volto e vennero le domande: senza riguardo, terribili. Una squadra di poliziotti corse in suo aiuto e Chris venne scortata dentro casa. Incrocib due uomini che trasportavano fasci di documenti dell'archivio di suo marito, ma li guardò con aria assente e non fece commenti. Si sentiva svuotata. Quando Cadwall la prese per un braccio e la condusse in soggiorno, lo seguí passivamente. Esausta, si lasciò cadere su una sedia. Lui le versb da bere e, dopo averle messo il bicchiere davanti con una parola gentile, si recb nello studio dove Dell stava sorvegliando la rimozione di quanto ancora restava dei documenti e dei libri di Ritchie. La stanza appariva spoglia: sugli scaffali bianchi lungo le pareti non c'era quasi piú nulla, i cassetti della scrivania erano aperti e vuoti, alcune sezioni della moquette erano state staccate e rimosse. « Trovato qualcosa, Jimmy? » s'informb Cadwall. Dell scrollb le spalle. « Non molto. Ci sarebbe questo. » E cosí dicendo porse al collega un accendino da tavolo. Si trattava di un Ronson a forma di globo, un modello che era stato popolare qualche anno prima. « Mamma mia! » fece Cadwall. « Il KGB deve averlo preso da qual- che suo vecchio fondo di magazzino. Hanno davvero bisogno di ag- giornarsi. » Estrasse l'accendino vero e proprio dalla base di legno e, quando rimosse anche il sottile contenitore di metallo nel quale era alloggiato, la sfera di legno rivelò una piccola cavità praticata nel suo interno. « C'era qualcosa dentro? » domandb accigliato. « Nulla di nulla. » Cadwall grugní. « C'è altro? » 379 SPIA NELL'OMBRA « Soltanto questo. » Dell prese un grande calendario da tavolo inse- rito in un supporto di legno lucido, ne svitò la base e apparve un bottone che premette con forza. La parte posteriore del supporto si apri, rivelando un compartimento dal quale trasse un fascio di banco- note tenute insieme con un elastico. « Sono quattrocentoventicinque sterline » disse. « In biglietti da cinque e da dieci. » Cadwall annui come se fosse cib che si aspettava. « Passaporto? » « Oh, si. Lo abbiamo trovato nel cassetto della scrivania. » « Ha lasciato il passaporto e il denaro, quindi sembra che non avesse intenzione di tagliare la corda. Lo ha fatto soltanto dopo quella telefo- nata alla stazione. Chi era all'altro capo del filo lo ha sicuramente avvertito che gli stavamo alle costole e lui si è cosi impaurito, da decidersi a sparire su due piedi, senza nemmeno trovare il tempo per tornare qui a prendere il denaro, per telefonare a sua moglie, o per qualsiasi altra cosa. E probabile che a quest'ora abbia già lasciato il Paese con un passaporto falso e con denaro fornitogli dai suoi amici. » « Sui quali non sappiamo nulla » borbottb Dell. « Settimane intere passate a controllarlo e a pedinarlo e non ci ha mai portato sulle tracce di uno di loro. » Rimise il denaro nel calendario, ne richiuse l'apertura e continub: « Tu sai che fino a oggi, cioè fino a quando non ha preso il volo, avevo dei dubbi su tutta questa faccenda e anche ora, a parte il denaro e l'accendino, quali prove concrete abbiamo? Nessuna, eccetto la parola di un disertore sovietico ». « Le rivelazioni di Kruglov sono assolutamente degne di fede, Jim- my, e noi sappiamo tramite l'FBI che, quando Ritchie si recb negli Stati Uniti lo scorso anno, entrb in contatto almeno due volte con agenti sovietici ben noti. » « E perché diavolo non l'hanno arrestato allora? » « Si consultarono con noi e noi decidemmo di usarlo come esca. » « Alla quale il pesce non ha mai abboccato » aggiunse Dell. « Che ne sappiamo? Come possiamo esserne sicuri? Nelle scorse settimane Ritchie si è incontrato con centinaia di persone e ognuna di queste poteva essere un agente di collegamento. » « Per quanto possibile, le abbiamo controllate tutte e stiamo ancora controllandole. Abbiamo girato migliaia di metri di pellicola, ma sono dell'idea che non riusciremo a cavarne fuori nulla. E tutta roba di normale amministrazione: incontri con gli elettori e cosi via. » Fece una pausa, trasse di tasca una tabacchiera, l'apri con uno scatto e l'allungb a Cadwall. « Mio Dio, no! » esclamb lui tirandosi indietro. « Non fare tanta scena! » lo rimproverb amichevolmente Dell, po- sando una presa di tabacco sul dorso della mano e aspirandola rumoro- samente. Cadwall fece una smorfia e tirò fuori la sua pipa quasi in un gesto di sfida. In quel momento la porta si apri e Chris comparve sulla soglia con alle spalle un giovane poliziotto che appariva piuttosto im- barazzato. La donna fulminb Cadwall con uno sguardo. « E stato lei a ordinare che non mi sia permesso di usare il telefono? » « Naturalmente no » rispose lui. « Ci deve essere un equivoco. » « Allora le dispiacerebbe spiegarlo a questo giovanotto? » « Lascia pure che telefoni, Somers » intervenne Dell e, mentre Chris stava per andarsene, aggiunse rapidamente: « C'è ancora una cosa, signora Ritchie ». La donna si voltò con un'espressione glaciale sul volto. « Potrei lasciarle qui un'agente della Polizia femminile, per sta- notte, se le fa piacere. » « Grazie, ma preferisco scegliere i miei ospiti, se posso. » E se ne andò sbattendo la porta. « Non mi pare che la signora ci abbia molto in simpatia, vero? » commentò Dell. « Non mi sento di biasimarla » replicb Cadwall. « Che puoi dirmi di lei? Sai qualcosa? » « Non ne sono sicuro, è ancora troppo presto per dirlo. Comunque non dobbiamo farci ingannare dai suoi innocenti occhi grigi, Jimmy. Quella giovane donna è coriacea come il legno. » « Accidenti! » fece Dell. « Non avevo notato che i suoi occhi fossero grigi, ma tu si. Dieci e lode per il tuo spirito d'osservazione, Pat. » « Si tratta di una delle qualità che mi hanno permesso di arrivare dove sono oggi, vecchio mio » replicò Cadwall in tono tranquillo, ma la sua risposta era arrivata con un secondo di ritardo. "Che mi venga un colpo"! pensb Dell. "Ho toccato un tasto delica- to." Per un istante, per un brevissimo istante, Pat Cadwall, quell'uomo cosí imperturbabile, si era mostrato imbarazzato. ERA DIFFICILE credere che Nell Rhodes e Chris fossero sorelle, tanto differente era il loro aspetto fisico. Non si erano mai somigliate molto, anche se un tempo Nell era stata una ragazza snella e atletica. Ora, dopo il matrimonio con Gordon, era diventata una donna grassa, alle- gra e disordinata di trentacinque anni, visibilmente soddisfatta di esse- re moglie e madre. Nell era arrivata poco prima di mezzanotte, in seguito a una telefo- nata di Chris, e ora si trovava in camera da letto, seduta di fronte alla sorella. Lei aveva appena finito di metterla al corrente della situazione. 381 « Non ho mai udito una tale quantità di idiozie in tutta la mia vita » osservò Nell. « Conosco Mark e l'idea che possa essere una spia è ridicola. Prima di tutto non è neppure un laburista. Lui detesta quei sinistrorsi e cib che sostengono. Non muoverebbe un dito per aiutarli, figuriamoci poi i russi! » « Allora non credi che quelle prove di cui parlano tanto... » « Prove? Sciocchezze! » ribadí Nell. « Tanto per dirne una, Chris, tu conosci bene Mark e pensi che mi avrebbe telefonato se... » Lei la fissò incredula. « Mark ti ha telefonato? E quando? » « Questo pomeriggio, verso le tre. No, piú tardi, stavo giusto andan- do a prendere Jill a scuola in macchina... Sai, questa settimana tocca a me "il trasporto alunni". Noi... » « Cosa ti ha detto? » « Mi ha pregata di informarti che tutto sarebbe andato per il meglio, che aveva dovuto partire all'improvviso, ma che si sarebbe presto mes- so in contatto con te. Mi ha anche avvertita di non telefonarti assolu- tamente, ma di comunicarti il messaggio a voce, domani, quando mi fossi trovata sola con te. » « Domani? » Chris la guardb perplessa. « Lui sa benissimo che il martedí pranziamo insieme... Penso sia questa la ragione. Ha detto che avresti capito. » « E tutto? » « Si. Non mi ha dato quasi il tempo di parlare e da allora non sto piú ne!la pelle dalla curiosità. Poi mi hai chiamata tu e sono corsa subito qul. » « Sta bene e si farà vivo presto. Ha detto cosi? » Chris si avvicinb alla sorella e l'abbraccib. « Oh, Nell, grazie. Che Dio ti benedica! » Per la seconda volta in quella sera gli occhi le si riempirono di lacrime, ma ora non fece alcuno sforzo per trattenerle. Nell la strinse fra le braccia e la cullb dolcemente. mormorandole parole di conforto. Tre IL MATTINO DOPO, quando si svegliò. Chris si stupí di aver dormito cosi bene. Nell aveva insistito perché prendesse uno dei sonniferi di Mark e ora, mentre se ne stava a letto intenta a sorseggiare il caffè che la sorella le aveva portato, si sentiva riposata e con la mente sveglia. Che tutta la faccenda fosse un grosso equivoco le appariva piú evidente che mai: era impensabile che Mark potesse essere colpevole dei reati che Cadwall gli aveva contestato. Mark, proprio lui! 382 SPIA NELL-OMBRA Conservb questa rinnovata fiducia anche quando scese dabbasso e scorse il gruppo di giornalisti appostati davanti al recinto del giardino e i due poliziotti di guardia al cancello. Il giornale del mattino le dette motivo di nuovo conforto: invece dei titoli in prima pagina che aveva temuto, esso riportava la notizia in un modesto trafiletto che diceva semplicemente: LA POLIZIA INDAGA SULLA SCOMPARSA Dl UN DEPUTATO. Non sapeva perb che una lettera confidenziale pervenuta agli organi d'informazione li aveva invitati a non mettere in risalto la notizia della scomparsa di Mark Ritchie, in quanto essa coinvolgeva questioni rela- tive alla sicurezza nazionale. Non notb l'articolo sulla colonna accanto, che si riferiva al caso del colonnello Kruglov, l'agente sovietico passato qualche mese prima all'Occidente. A parte l'anticipazione che presto sarebbero venute alla luce "nuove e sensazionali rivelazioni sull'attivi- tà dello spionaggio sovietico nell'Europa occidentale", l'articolo non conteneva nulla di nuovo o di particolarmente rilevante. Ma significa- tivo era il fatto che fosse stato pubblicato di fianco al pezzo che riguar- dava Mark. Era stato messo li apposta, per indicare che tra le due storie c'era un legame e che il giornale avrebbe potuto dire molto di piú, se non gli fosse stato imposto il silenzio. Nell, dopo aver trascorso ia notte nella camera degli ospiti, aveva preso la direzione della casa nelle sue capaci mani, affermando decisa che suo marito e i ragazzi se la sarebbero cavata benissimo da soli per un po' di giorni. In un blocco accanto al telefono, aveva accuratamente annotato le chiamate di Marion Brown, la segretaria di Mark, e di due o tre amici; ma poi, temendo che ìl continuo squillare dell'apparecchio avrebbe finito con lo svegliare la sorella, aveva staccato il ricevitore. Chris lo rimise al suo posto e, dopo pochi secondi, giunse la prima chiamata. Si trattava di Joe Gaul, uno degli amici piú intimi di Mark, che telefonava dalla sua casa nel sud della Francia. Sebbene la linea fosse molto disturbata, il suo vocione rassicurante sembrò annullare la distanza, dandole quasi l'impressione che Joe le fosse accanto. Aveva sentito dire che Mark era in difficoltà e voleva sapere se poteva essere di aiuto. Chris gli disse che non c'era motivo di preoccuparsi e che, se c'era qualcosa che lui avesse potuto fare, lo avrebbe subito informato. Piú tardi, fu disturbata da un pensiero molesto. Il telefono poteva essere sotto controllo e, in questo caso, quale uso avrebbe fatto la Polizia della chiamata di Joe? Avrebbero senz'altro finito con lo sco- prire che il suo vero nome era Josef Gaal e che era un profugo unghe- 383 rese giunto in Gran Bretagna nel 1956. Mark gli aveva trovato un lavoro e, piú tardi, lo aveva aiutato a entrare negli affari. Da allora erano rimasti sempre ottimi amici. Questo lungo sodalizio con un uo- mo che proveniva da oltre cortina avrebbe potuto diventare un'arma da usare contro Mark? Chris scrollb il capo, tentando di fermare la spaventosa marea di quei pensieri. All'improvviso vedeva la sua vita come riflessa da uno specchio deformante, nel quale le relazioni piú innocenti assumevano aspetti del tutto nuovi. Si sentiva come circondata, assediata dalle sue stesse paure. E Cadwall le aveva detto che sarebbe venuto alle undici per ripren- dere il suo interrogatorio. MARION BROWN, la segretaria di Mark, arrivb nell'ufficio di Grosve- nor Street qualche minuto dopo le dieci, il che era piuttosto tardi per lei. Marion era una donna decisa e piuttosto mascolina di trentanove anni, che prendeva seriamente le sue responsabilità e che di solito era alla sua scrivania alle nove e un quarto in punto. Mark andava rara- mente in ufficio e le lasciava il disbrigo della maggior parte della corrispondenza e delle pratiche di normale amministrazione. A lei piaceva questo modo di lavorare, che le dava una sensazione di auto- nomia e di importanza. Quando erano soli, o si telefonavano, le era permesso di chiamarlo per nome e, se qualcuno si riferiva a lei come alla sua segretaria, Mark ribatteva cortesemente: « Oh, no, Marion è molto di piú di una segre- taria, è una collega, il mio braccio destro ». A volte lui le metteva un braccio attorno alle spalle e cib le piaceva piú di qualsiasi altra cosa, sebbene tenesse gelosamente per sé quel piccolo particolare. Non ne aveva mai parlato con nessuno, nemmeno con la sua amica Letizia Reading, per la quale aveva ben pochi segreti. Il suo ritardo, quel mattino, era giustificato. Era dovuto alle telefo- nate di alcuni suoi conoscenti, incuriositi della sparizione di Ritchie, e anche a quelle che lei stessa aveva fatto a un paio di parlamentari amici di Mark, con la speranza che potessero darle qualche indicazione sui movimenti del suo principale. Ma non aveva saputo nulla di nuovo. In realtà, era come se i compagni di partito di Mark fossero imbarazzati di sentirla e desiderassero concludere la conversazione il piú presto pos- sibile. Aveva anche telefonato a casa di Mark e la cognata le aveva detto che la signora Ritchie dormiva ancora. Dormiva ancora! Marion ne era rimasta sconcertata. In fondo non aveva mai avuto una buona opinione 384 SPIA NELL OMBRA della moglie di Mark: una donna troppo immatura per un uomo della sua posizione. Di solito, Marion era impaziente di ritrovarsi nella pace di quel confortevole ufficio. Le piacevano il tranquillo atrio, l'ampia scalinata che portava al primo piano, il vasto e austero studio, la discreta elegan- za dell'arredamento. Cento anni prima l'edificio era stato la residenza londinese del conte di Sandwich, ora era la sede dell'Associazione fabbricanti di giocattoli di Gran Bretagna, della quale Mark Ritchie era consulente, un incarico che gli consentiva di avere uno studio al primo piano e di pagare una segretaria. A Marion piaceva dire alla gente che il suo ufficio si trovava in Grosvenor Street, poiché si tratta- va di un indirizzo prestigioso. Quel giorno, invece, nemmeno li c'era pace. La bella stanza era tutta sottosopra: documenti e fascicoli giacevano sul pavimento e due uomi- ni stavano frugando accuratamente nei cassetti della scrivania. Le ri- volsero una breve occhiata e continuarono nelle loro ricerche mentre un terzo uomo, alto e prowisto di folte sopracciglia che gli davano un'espressione arcigna, posb la cartella che stava esaminando e avanzb verso di lei. « Buongiorno. Mi chiamo Cadwall e questi sono l'ispettore Manning e il sergente Irvine. Lei è la signorina Brown, la segretaria del signor Ritchie? » « Si, ma che cosa sta succedendo qui? Che state facendo? » Era al colmo dell'indignazione ma, con suo disappunto, la voce le usci simile a uno squittio impaurito. « Dobbiamo sequestrare la maggior parte dei fascicoli e dei docu- menti che si trovano qui. Saranno restituiti a tempo debito. » La voce amabile dell'uomo era in contrasto con le sopracciglia minacciose, il suo sguardo era deciso ma non cattivo. « E accaduto qualcosa al signor Ritchie? » domandb lei timorosa. a Sapremo la risposta solo quando lo avremo trovato, no? » Quel tono disinvolto la mise in apprensione, ma cercb di controllarsi e disse con voce ferma: « Qui ci sono solo i documenti parlamentari del signor Ritchie, lettere e incartamenti personali. Non vi aiuteranno certo a trovarlo e non credo che dovreste prenderli senza il suo per- messo. No, non lo credo proprio ». Senti che quello era il tono giusto per impressionare l'interlocutore: un tono austero e ragionevole. Cadwall le lancib un'occhiata senza fare commenti, poi attraversò la stanza, prese una statuetta bronzea raffigurante un uomo che lanciava un giavellotto e la soppesb nella mano. « Tiene molto denaro in uffi- cio, signorina Brown? » 385 « Molto poco. Solo quello necessario alle piccole spese di cassa » rispose lei, stupita di quella domanda. « Dieci sterline, venti al massi- mo » precisò. Cadwall annuí e le mostrò la statuetta. « Un pezzo grazioso. E sua? » « No, appartiene al signor Ritchie. L'ha portata dalla Svezia un po' di tempo fa. So che gli è stata regalata a Stoccolma. Senta » aggiunse, rendendosi conto che era giunto il momento di prendere una posizione piú decisa, « io protesto. Polizia o non Polizia, lei non ha alcun diritto di... » Si interruppe di colpo e lo guardb inorridita. « Che cosa sta facendo? » Cadwall stava staccando il pezzo di spesso tessuto verde incollato alla base della statuetta e, quando lo ebbe tolto completamente, pre- mette sulla placca inferiore della base stessa con entrambi i pollici. La piastra di metallo si spostb e un piccolo fagotto cadde sul piano della scrivania. « Qui dentro ci sono un po' piú di venti sterline, mia cara » disse Cadwall. « Duemiladuecento dollari per essere precisi, e vuole sapere un'altra cosa? Questa è la seconda somma di denaro che il signor Ritchie ha nascosto e che noi abbiamo trovato. Ora, sa dirmi per quale motivo avrebbe fatto una cosa del genere, eh? » Lei lo guardb confusa, scuotendo inebetita il capo. « E una grossa somma » continub lui, tamburellando con le dita sulle banconote. « Sapeva della sua esistenza? » « No. » « E questa? Cosa sa dirmi a proposito di questa? » Allungb un braccio dietro la scrivania e sollevò una piccola valigia. Conteneva un abito, un paio di calzoni, alcune camicie, biancheria intima, un astuccio da toilette e altri effetti personali. « E la valigia di emergenza del signor Ritchie » rispose lei pronta. « La tiene qui nel caso di una partenza improvvisa. » « Cosi improvvisa da non avere il tempo di tornare a casa a prepara- re i bagagli? O di fare un salto alla Camera? » « Perché proprio alla Camera? » « Perché vi tiene un'altra valigia simile a questa, non lo sapeva? » « No. » « Evidentemente è un uomo previdente, molto previdente. Una sola valigia sarebbe piú che sufficiente per la maggior parte delle persone. Due mi sembrano un po' troppe, non le pare? Specie considerando che la sua casa non dista piú di una trentina di chilometri e gli sarebbe facile andare fin là a prendere le sue cose. E poi c'è il denaro... Strano, SPIA NELL'OMBRA molto strano. Che cosa stava architettando il suo principale, signorina Brown? » « Non capisco che cosa intenda dire. » « Bene, mi proverò ad aiutarla. Per esempio: c'era un'altra donna? Tutto questo non poteva servirgli per allontanarsi per qualche giorno con un'amica senza che sua moglie venisse a saperlo? » « No! Niente del genere, assolutamente! » Lei lo fulminò con uno sguardo feroce. Vampate di rossore le colorarono le guance e si estese- ro a tutto il volto. Cadwall indietreggiò di un passo, sbigottito e un po' disgustato dalla violenza di quella reazione. "Mio Dio!" pensò. "E innamorata di Rit- ehie. Questo, e il suo lavoro, bastano a riempirle la vita. Sarebbe pronta a baeiargli i piedi, se lui glielo ehiedesse." « In fin dei eonti » inealzò Marion, « non ha preso quella valigia. E aneora qui, no? E allora perehé eontinuare a parlarne? » Proferi quelle parole eon tanta violenza, ehe Irvine e Manning sollevarono gli oeehi dalle earte e si seambiarono uno sguardo eolmo d'ironia. « Tanto per soddisfare la mia naturale euriosità » rispose Cadwall. « Ma mi piaeerebbe sapere eome fa a essere eosi sieura ehe il signor Ritehie sia un marito fedele. E poeo probabile ehe le raeeonti tutti i particolari della sua vita privata, no? Be'... a meno che lei non sia anche la sua amante. Lo è, signorina Brown? » Lei lo fissb con labbra umide e tremanti e, per un momento, Cadwall provò un po' di pena per quella donna corpulenta e insignificante. L'ispettore e il suo compagno interruppero le loro ricerche e la osser- varono. Nella stanza regnava un assoluto silenzio. Infine lei parlb e lo fece con patetica dignità. « I miei rapporti con il signor Ritchie sono puramente professionali. Non c'è mai stato altro! » « Bene. Ma allora perché è tanto sicura che non sia il tipo da correre dietro alle donne? » Marion scosse la testa come se disperasse di farsi capire. « Perché lo conosco bene! » disse con enfasi. « Ha delle regole precise. Non è il tipo di uomo che si lasci attrarre da una relazione passeggera. Non si abbasserebbe a tanto. » Pronuncib quelle pompose parole con assoluta convinzione. « Che tipo di uomo è allora? Me lo dica. » « Lui è... è gentile, leale, generoso. A volte fin troppo generoso, e la gente se ne approfitta. Non l'ho mai visto agire con malizia o in modo ingiusto. » « E ambizioso? » « Certo, ma non soltanto per sé stesso. Crede sinceramente di poter 388 essere utile al proprio Paese e io sono d'accordo con lui. Sarebbe un ottimo ministro. » « Un uomo, quindi, di alti principii morali » mormorb Cadwall con un sospiro. « La sua lealtà nei confronti del signor Ritchie è ammirevo- le, ma penso che lei stia un po' esagerando. » La donna era indignata. « Le ho detto... » « Non mi ha detto quasi nulla, mia cara » taglib corto Cadwall. « Lei mi ha mentito, o perlomeno mi ha taciuto dei particolari importanti. Per esempio: perché il signor Ritchie aveva cominciato a bere? » « E sottoposto a una forte tensione e beve volentieri qualche bic- chiere, tutto qui. Non è un ubriacone! » gridb, ma non era piú cosi convinta e un'ombra di paura le era apparsa negli occhi. « Però non me lo ha detto » fece Cadwall in tono di rimprovero. « Che altro mi ha nascosto? » La donna apri la bocca per protestare, ma lui prosegui aspro: « Tutto cib che ho ottenuto da lei, finora, è uno di quei ritratti elettorali che magnificano le virtú del candidato. Io invece voglio conoscerne i vizi ». Dette un'occhiata all'orologio. « Pur- troppo ora devo andare, ma voglio continuare la nostra piccola chiac- chierata dopo pranzo, o magari nel tardo pomeriggio. La prego, quin- di, di tenersi a disposizione. A proposito, la prossima volta voglio la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità. » La signorina Brown comincib a tormentarsi il labbro inferiore e tutto il suo corpo parve scosso da un brivido. Cadwall la osservb con attenzione e capi che aveva paura. Forse Ritchie si era servito di lei. Quella donna poteva sapere qualcosa, magari senza rendersene conto. "Lasciamola cuocere per un po' nel suo brodo" pensb. "Lasciamola sola con i suoi pensieri, e la sua patetica lealtà comincerà a incrinarsi." Era convinto che quel pomeriggio lei gli avrebbe confidato tutto. FUORI, la primavera non si decideva ancora a fare capolino e un vento freddo, che sembrava ereditato pari pari da febbraio, soffiava da Grosvenor Square. Quando Cadwall sali nella sua auto, fu accolto dall'amabile sorriso dell'ispettore Dell, che se ne stava comodamente seduto sul sedile posteriore. « Che diavolo ci fai qui? » gli domandb sgarbato. « Sto recandomi a trovare la signora Ritchie e voglio andarei da solo. » « Va bene, va bene, non essere cosi ansioso » lo rabboni Dell. « Ero venuto per vedere come se la cavavano i ragazzi, su nell'ufficio di Ritchie, e ho semplicemente deciso di aspettarti qui, al riparo da que- sto dannato vento. » Apri la portiera. « Ma vedo che ora hai fretta. Vuol dire che ti dirb la novità alla prossima occasione. » « Jimmy! » esclamb Cadwall, mostrandogli per scherzo il pugno. « Riguarda Ritchie » cominciò Dell. « Pare che sia stato visto. » « Dove? » « Non te lo immagineresti mai. In Libano, a Beirut. » « Beirut! E come lo abbiamo scoperto? » « Possiamo ringraziare la televisione. Sembra che uno dei nostri agenti si trovasse all'aeroporto di Beirut per un incarico di normale routine. Aveva appena ripreso servizio dopo una licenza in Inghilterra e aveva visto Ritchie alla televisione un paio di volte. » Cib detto, Dell usci faticosamente dalla macchina. « Non ha senso » commentb Cadwall. « Perché proprio Beirut? » Quattro « E IN RITARDO, signor Cadwall » lo accolse Chris. « Aveva detto che sarebbe venuto alle undici. » « Chiedo scusa, ma ho avuto un contrattempo. » Fu stupito di tro- varla cosi tranquilla e sicura. Si sedette di fronte a lui, un po' piegata in avanti, il mento fra le mani, gli occhi che lo fissavano come se stessero valutandolo. « Pub fumare, se lo desidera. » Lui trovò sconcertante quel suo fare disinvolto e fu lieto di essere per un po' occupato a riempirsi la pipa. Aveva la strana impressione che i loro ruoli si fossero invertiti, che questa volta toccasse a lui fare la parte dell'inquisito. Se quella sua aria ingenua, quell'atteggiamento semplice e schietto non erano simulati, come aveva fatto a sopravvive- re tanto a lungo accanto a un uomo politico? Come poteva essere rimasta cosi - cercò la parola giusta - cosi intatta? Sembrava essere sorretta da una fede cieca e cib era terribile perché in tal caso, sarebbe uscita distrutta da quella storia. Nell'attimo in cui lui le avesse dimo- strato - e prima o poi l'avrebbe fatto - che il suo amato marito l'aveva presa in giro, e con lei aveva preso in giro un sacco di altra gente... « Ha notizie di Mark? » La sua voce lo distolse dai pensieri che gli frullavano per la mente. "Stai in guardia" si ammoni e sorrise come per scusarsi. « No. Sono spiacente, ma temo proprio di no. » Si accese la pipa e aggiunse con noncuranza: « E lei? Ha saputo qualcosa? » « E piuttosto improbabile, non le sembra? » « Non so. Potrebbe averle telefonato. » « Se lo avesse fatto lo saprebbe, no? » Si eresse di colpo sul busto come a significare che i preamboli erano finiti e, congiungendo le mani, disse: « Posso sapere una cosa, prima che lei cominci con le sue domande? » « Certo, la prego. » « Ieri sera mi ha detto di avere le prove che mio marito è reo di spionaggio. Pub rivelarmi in che cosa consistono esattamente queste prove? » « Be', posso darle un quadro generale della situazione... » Lei lo interruppe. « Non generale, dettagliato. » E di nuovo Cadwall avverti l'acuta intelligenza che si celava dietro quei grandi occhi grigi. Ma non era ancora il momento di spingersi oltre un certo limite. « Vorrei per prima cosa chiarirle alcuni punti fondamentali » co- mincib. « Penso che le sarà utile. Vede, spionaggio è un termine che copre molteplici forme di attività. La piú comune, quella che tutti conoscono, consiste nel furto di segreti militari appartenenti a un dato Paese per venderli a un altro. Poi c'è lo spionaggio industriale, che dalla fine della guerra è diventato un affare in crescente espansione e, in terzo luogo, abbiamo lo spionaggio politico. Moltissimi governi da- rebbero una fortuna - e molti di essi la danno - per sapere che cosa effettivamente pensans) i loro avversari piú potenti. Mi segue? » Lei lo fissava in una specie di catalessi. Anche le sue dita, serrate attorno al pendente che aveva al collo, erano immobili. « Non c'è nulla di nuovo sotto il sole in questo campo » continub lui. « Mosè aveva spie nel campo egiziano e gli inglesi vinsero ad Agin- court perché i loro informatori seppero fornire precise indicazioni sulla dislocazione delle truppe francesi. Lo spionaggio è probabilmente il terzo piú antico mestiere del mondo. » « Lo fa apparire quasi rispettabile » osservb lei. « No » ribatté Cadwall calmo. « Dimentica che l'uomo che dette il suo nome a questa attività si chiamava Giuda. » Chris si rannicchib sulla poltrona, stringendosi le gambe al petto. Pareva voler raccogliersi per affrontare meglio la lotta che l'attendeva. « Se ha terminato la sua conferenza » borbottb, « vorrei arrivare al nocciolo della questione. Parliamo di mio marito. » MENTRE osservava lo scempio perpetrato nel suo ordinato ed elegan- te ufficio, Marion Brown si senti sopraffare dalla rabbia e dalla dispe- razione. Manning e Irvine seguitavano a lavorare sistematicamente, ignorando le sue occasionali proteste. Non le era nemmeno permesso di rispondere al telefono. Era Manning che si preoccupava di ricevere le frequenti comunicazioni, spiegando educatamente a tutti che né il 391 signor Ritchie né la sua segretaria erano in sede e, dopo aver riattacca- to, prendeva accuratamente nota del nome di chi aveva chiamato. A parte qualche domanda relativa a queste telefonate, lui non aveva mai cercato di rivolgerle la parola, ma a un certo punto la sua irrequieta presenza dovette dargli sui nervi, perché si voltb verso di lei e l'apo- strofò bruscamente: « Possiamo cavarcela da soli, come vede. Non c'è alcun bisogno che resti qui ». « Ma il signor Cadwall mi ha detto che voleva parlarmi ancora. » « Ci vorrà del tempo prima che la interroghi di nuovo. Se ne vada a casa, penseremo noi a metterci in contatto con lei. » E, siccome Ma- rion esitava, riluttante ad abbandonare l'ufficio al suo destino, Man- ning la spinse verso la porta dicendole: « Su, avanti, tesoro, qui dà solo fastidio ». Giú nell'atrio, il portiere si affrettb verso di lei con gli occhi che gli brillavano per la curiosità, ma Marion non aveva certo voglia di chiac- chierare e fu in strada prima che lui potesse raggiungerla. Letizia Reading, con la quale divideva l'appartamento, lavorava nei paraggi e Marion la chiamb da una cabina telefonica, pregandola di anticipare l'intervallo del pranzo in modo da potersi trovare con lei in Hyde Park. Il vento era cessato d'improvviso e sprazzi d'azzurro ave- vano squarciato il cielo grigio. La breve passeggiata che fece per rag- giungere il parco le tirb un po' su il morale e i suoi tumultuosi pensieri cominciarono a prendere un certo ordine. Per la prima volta da quando lo conosceva, Marion si trovb a pensa- re a Mark con amarezza. In piú di un'occasione le aveva ripetuto di avere fiducia in lei, ma era falso! Perché le aveva nascosto di trovarsi nei guai? Perché non era venuto da lei in cerca di aiuto? Sapeva bene che avrebbe fatto qualsiasi cosa per lui, invece aveva preferito ignorar- la. Se ne era andato senza avvertirla, lasciandola sola ad affrontare i pasticci che aveva combinato. Si era preso gioco della loro amicizia. Di colpo si rimproverò per quei cattivi pensieri; non era giusto con- dannarlo senza processo. Lei non era che la sua segretaria personale e, in tale veste, non poteva certo pretendere di piú. LE DUE DO~'NE cercarono una panchina tutta per loro. Appena si furono sedute, e prima ancora che Marion tirasse fuori i panini che aveva portato, Letizia ansimò eccitata: « Lo sai, vero, che cosa si dice in giro del signor Ritchie? » « No » rispose lei di proposito. « Che cosa si dice? » « Si vocifera che sia una spia, una spia russa! » le confidb l'amica. « Dicono che sia stato scoperto e che per questo abbia tagliato la 392 SPIA NELL'OMBRA corda. La prossima volta che àvremo notizie di lui, sarà da Mosca. I giornali conoscono tutta la storia, ma per adesso non è loro consentito di pubblicarla. » Vi fu un silenzio sbigottito, poi Marion afferrò con forza il braccio dell'amica. « Chi ti ha messo in testa simili idiozie? Dimmelo! » « Non fare cosí! » replicò Letizia, liberandosi dalla stretta. « Lo sai che ho la pelle delicata... Comunque, tutta Londra è a conoscenza della vera attività di Mark Ritchie. In città non si parla d'altro. Il signor Pocock lo ha detto alla signorina Dexter, che lo ha detto a me. Il fratello del signor Pocock è direttore di un giornale in Fleet Street e i giornali sono al corrente della notizia da settimane. » « E tu credi a queste fandonie? » fece Marion. Ma, mentre pronun- ciava quelle parole, l'amarezza e la sensazione di essere stata tradita le scesero in gola come un fiotto di fiele. « Probabilmente si tratta... soltanto di pettegolezzi. Ma se fosse vero... » Si ammutolí di colpo e Letizia le batté sulla mano con ansia. « Se fosse vero? » a Allora vorrebbe dire... vorrebbe dire che in tutti questi anni non ha fatto che prendermi in giro. » a Dopo tutto cib che hai fatto per lui » osservò Letizia, spinta piú dall'affetto che da un ragionamento logico. a Hai lavorato per quel- l'uomo come una schiava. » a Ma sto cominciando a vederci chiaro » disse lentamente Marion. a Certe cose che alle volte mi lasciavano perplessa... » aggiunse con aria misteriosa. a Che genere di cose? » a Lascia perdere, dettagli che tu non capiresti, ma la Polizia si. Co- me quella valigetta diplomatica, per esempio. » a Vuoi dire la valigetta nera che tieni nell'armadio? » a L'hai vista? » a Certo » rispose risentita l'amica. a Mi sono accorta che l'avevi messa li per nasconderla e cosi ci ho dato un'occhiata. » a Fu il signor Ritchie a chiedermi di custodirla. Mi spiegb che conte- neva un suo memoriale, dei documenti segreti... e mi disse anche di gettarla nel Tamigi se gli fosse capitato qualcosa. » Letizia spalancb la bocca, ma non emise alcun suono. a La consegnerb alla Polizia » prosegui Marion. a Non voglio asso- lutamente essere implicata in tutta questa faccenda. » E, come se la questione fosse ormai sistemata, prese un panino e ne esaminb il contenuto. a Prosciutto. Buono. » Ma, mentre mangiava, continuava a pensare alla valigetta nera for- SPIA NELL'OMBRA nita di tre serrature, una delle quali con combinazione. Appena giunta a casa, prima dell'arrivo di Letizia e di essere nuovamente interrogata dalla Polizia, l'avrebbe aperta e sarebbe stata la prima a leggere le carte in essa custodite. "Si, farb proprio cosi" si disse. "E il minimo che mi deve!" a LE INFORMAZIONI fornite dal colonnello Kruglov all'FBI furono sufficienti a consentirci l'identificazione di suo marito » spiegb Cad- wall, mescolando il caffè che Nell aveva appena portato. a Vi fece forse il suo nome e vi diede un'esatta descrizione? » do- mandb Chris. a Non precisamente. Anche una persona dell'importanza di Kruglov è al corrente soltanto di ciò che è essenziale all'operazione cui parteci- pa. Tutto quel che ci ha potuto dire è che Mosca aveva in Gran Breta- gna un agente al quale davano molta importanza, conosciuto in codice come Dennis. » Quel nome non provocb in Chris alcuna visibile rea- zione. a Lo ha mai sentito? » Lei scoppib a ridere. a Abbiamo un amico nel Wiltshire che si chia- ma Dennis. Produce salsicce e le vende in pacchetti con su scritto: "Direttamente dalla fattoria". Dubito molto che si tratti di una spia sovietica! Conosco un altro Dennis: è il tesoriere del locale circolo conservatore. » Rise ancora. a Mi perdoni, ma tutta questa storia mi suona cosi idiota: sembra tratta pari pari da un romanzetto da quattro soldi. E lei che la prende cosi sul serio! » Poi aggiunse con calma: a In realtà c'è poco da ridere, non è affatto divertente ». a No » ribadi lui. a Per niente. » Si alzb, prese una busta dalla tasca e ne tirb fuori due istantanee. a Riconosce qualcuno in queste fotogra- fie, signora Ritchie? » Per la prima volta stava usando il tono asciutto e formale del poliziotto. Lei awerti quel cambiamento e gli lancib una breve occhiata. Cia- scuna delle foto mostrava due uomini ritratti a mezzo busto: nella prima erano di fianco a una lunga rastrelliera cui erano appesi abiti maschili, mentre nella seconda apparivano su uno sfondo che sembra- va quello di un negozio di libri. Chris osservb le due foto con attenzione. a Naturalmente riconosco mio marito, ma non so chi sia l'altro uomo. » La sua voce era ferma ma, quando gli restitui le fotografie, Cadwall si accorse che la mano le tremava. a L'uomo che lei non ha mai visto è un agente sovietico chiamato Davis e già da tempo arrestato. Egli ci ha confermato di aver avuto istruzioni di prendere contatto con suo marito, che conosceva con il nome in codice di Dennis. Gli incontri furono due, entrambi awenuti a New York nel settembre scorso, quando suo marito partecipò a una riunione dei parlamentari dei Paesi NATO. Durante il primo, che ebbe luogo nel reparto abbigliamento maschile di un grande magazzino, il signor Ritchie affidò una busta a Davis, il cui compito era semplice- mente quello di ritirarla e consegnarla a chi di dovere: non venne mai a conoscenza del suo contenuto. Durante il secondo incontro, che av- venne in una libreria della Quinta Strada, Davis consegnò a suo marito del denaro. Si trattava di dollari americani, una somma piuttosto forte, della quale però non conosceva l'esatto ammontare. » a Voi avete solo la parola di quell'individuo! » a Noi abbiamo le fotografie, signora Ritchie. » a Le foto si possono benissimo truccare » ribatté, alzandosi di scatto e awicinandosi alla finestra. Ancora una volta lui notò la grazia con la quale si muoveva; anche in un momento come quello sembrava che per lei fosse impossibile mostrarsi goffa e impacciata. Si fermb, voltan- dogli le spalle, e si mise ad accomodare in silenzio dei narcisi contenuti in un vaso bianco sul davanzale. a Devo anche informarla che nell'ufficio di suo marito abbiamo tro- vato una grossa somma di dollari americani nascosta nella base di una statuetta, mentre nel suo studio - celati nell'interno di un calendario da tavolo - vi erano quattrocentoventicinque sterline in banconote da cinque e da dieci. » Ora cominciava a colpire duro. a Potrebbe essere tutto un complotto per screditare Mark » obiettò lei. a Kruglov e quel Davis potrebbero essersi messi d'accordo. » « E perché avrebbero dovuto farlo? » « Ma... non ne ho la minima idea. A Mark non è mai piaciuto il comunismo... Forse è questa la ragione. » « E sicura di ciò che dice? » Lei lo guardb stupita. « Se sono sicura che Mark è un anticomuni- sta? E questo che vuole sapere? » « No, voglio sapere se è certa che si sia sempre opposto a esso. » « Certamente. Sin da quando lo conosco, sin dal nostro primo incon- tro... » Dopo un attimo di riflessione, riprese: « Senta, pub darsi che sia stato di sinistra quando era piú giovane, non lo so, non ne abbiamo mai parlato. Ma ammettiamo che lo sia stato: cib non lo renderebbe diverso da migliaia di altre persone. Perché non accusate loro? » « Perché non sono state identificate in seguito alle prove fornite da Kruglov. Suo marito, invece, si. Risponda a una mia domanda, signora Ritchie: perch~, se non aveva nulla sulla coscienza, nulla da temere, è scomparso cosi improwisamente? » 395 « Non è scomparso! Lei fa sempre un dramma di tutto. Se vuole proprio saperlo, mi ha fatto pervenire un messaggio, dicendo di non preoccuparmi, che avrebbe... » S'interruppe di colpo, pentita dell'im- pulso che l'aveva spinta a fare quell'ammissione. « Un messaggio? E come le è stato recapitato? » « Questo non ha importanza. Tornerà e spiegherà tutto al momento opportuno. » I loro sguardi si incontrarono per un momento e Cadwall annui lentamente, poi si alzb e si diresse verso la porta. Quando parlb, la sua voce aveva un tono tagliente del tutto nuovo. « Signora Ritchie, cer- chiamo di essere franchi e di guardare in faccia la realtà. Suo marito non tornerà. Non tornerà perché sa benissimo che se lo facesse verreb- be arrestato sotto l'accusa di spionaggio e andrebbe in galera per il resto della sua vita. E riuscito a fuggire, e va bene. Lei ha tutto il diritto di esserne contenta, non mi aspetto certo un diverso atteggiamento da parte sua. Ma suo marito non agiva da solo, vi sono altri individui implicati con lui nella faccenda. I tedeschi li chiamerebbero Hinter- manner, "coloro che stanno dietro". E possibile che alcuni di loro ricoprano posizioni chiave e quindi siano in grado di provocare danni incalcolabili. Lei può non preoccuparsi di tutto questo, signora Ritchie, ma per me è diverso. Potrebbe esserci di grande aiuto, se soltanto si decidesse a collaborare; non le chiedo altro. Ma si tratta di una cosa urgente e io devo portare a termine il mio lavoro. Vuole pensarci su? » Attese una risposta, ma Chris rimase immobile e in silenzio, gli occhi chiusi come se volesse allontanare da sé quelle parole. Quando li ria- pri, lui se n'era già andato. « HAI BISOGNO di aiuto » le suggeri la sorella. « Non puoi affrontare questo imbroglio da sola. Una volta, tu e Mark avevate un sacco di amici. Dove sono andati a finire tutt'a un tratto? » « Forse non vogliono essere immischiati in questa faccenda. Non puoi biasimarli. » « Io li biasimo, invece » replicb Nell. « Amici! Che ne è di quel tizio, quel Joe Gaul? Non è un amico di Mark? » « Si trova nel sud della Francia. Ha telefonato e mi ha domandato se poteva essermi utile. » « Richiamalo, allora! » « No » disse Chris, « non voglio coinvolgerlo in questo pasticcio. Potrebbe avere dei guai per via della sua origine ungherese. » « Si, capisco cib che vuoi dire » annui Nell, pensosa. « Bada che non sto insinuando niente » si affrettb ad aggiungere SPIA NELL OMBRA Chris. « Riguardo a Joe, intendo. E... è piú inglese di un inglese. Solo che... Be', sai com'è. » « Moxon! » saltb su Nell all'improwiso. a David Moxon! » Svento- lava quel nome come una bandiera. a E da lui che devi andare. Ha avuto sempre una grande opinione di Mark. Telefonagli subito. Ricor- di cib che diceva nostro padre? "Se vuoi ottenere qualcosa, rivolgiti sempre a chi sta piú in alto." Quando avrai finito di parlare con lui, ti preparerb qualcosa da mangiare. C'è della minestra, prosciutto e insa- lata. Non puoi sostenere questa battaglia a stomaco vuoto. » Chris compose di malavoglia il numero di Westminster e si fece passare l'ufficio del segretario politico del Partito conservatore, che in quella legislatura si trovava all'opposizione. a Qui è l'ufficio del signor Moxon » rispose una voce di donna, fredda e tagliente come un rasoio. a Vorrei parlare con il signor Moxon, per favore. Sono la signora Ritchie, la moglie di Mark Ritchie. » Seguí un attimo di silenzio e Chris intui che la donna stava annotan- do il suo nome. Poi, sforzandosi di usare un tono meno formale, la segretaria aggiunse: a Ah, signora Ritchie, purtroppo il signor Moxon non è in ufficio; si trova dal Primo Ministro. Vuole lasciare un mes- saggio? » a S~. Gli dica di telefonarmi non appena possibile. E urgente. » a Certo, ma purtroppo dopo il colloquio con il Primo Ministro ha una quantità di appuntamenti. Temo ci vorrà del tempo... » Chris riattaccb e si senti addosso di colpo una grande stanchezza. a E QuEsTA, signori, ila situazione. Ma come probabilmente avrete capito, non possiamo tenere una storia simile insabbiata a tempo inde- terminato. La stampa sta diventando impaziente. Propongo di fare una dichiarazione alla Camera domani. » Il Primo Ministro si appoggiò allo schienale della sedia e osservb i presenti sfoggiando il ben noto sorriso che, insieme col suo schietto e flemmatico modo di parlare, gli aveva procurato, a detta degli esperti, un milione di voti in piú alle ultime elezioni politiche. La riunione aveva luogo alla Camera dei Comuni, attorno al lungo tavolo situato nella stanza del Primo Ministro. David Moxon, capo dell'opposizione, gli occhi profondamente in- fossati nello scarno volto austero, si abbandonb a sua volta contro lo schienale e si accese una sigaretta. Era consapevole della difficile po- sizione in cui si trovava. Dopo tutto, a essere accusato di tradimento, era uno dei membri piú in vista del suo partito. Soffib lentamente una 396 397 SPIA NELL'OMBRA nuvoletta di fumo verso le finestre gotiche e disse in tono cortese: a Posso fare una domanda? » a Certo, David » concesse il Primo Ministro e, come se avesse letto nei suoi pensieri, aggiunse: a Prima, perb, mi lasci precisare una cosa: la lealtà del suo partito non è in discussione e questo sarà sottolineato nella mia dichiarazione. Si tratta di una faccenda che non ha nulla a che fare con i partiti e noi la tratteremo di conseguenza ». a Apprezzo molto le sue parole, signor Primo Ministro » fece Mo- xon senza calore e diresse lo sguardo su sir Maurice Jennings, il capo dell'MI 5, che sedeva al lato opposto del lungo tavolo. a Penso che lei intenda arrestare Ritchie, vero? » Jennings, che era un ometto abile e prudente, esitb prima di rispon- dere. a Intendiamo fermarlo per interrogarlo. L'abbiamo tenuto per mesi sotto stretta sorveglianza, ma non abbiamo ottenuto alcun risulta- to, visto che non siamo riusciti a scoprire i suoi complici. Dopo esserci consultati con il Primo Ministro, avevamo deciso di tentare l'approccio diretto, fare cioè in modo che uno dei nostri uomini migliori lo affron- tasse e tentasse di farlo crollare mostrandogli le prove in nostro posses- so. C'erano buone probabilità che la cosa funzionasse. Non v'era dub- bio che Ritchie cominciasse ad avvertire la tensione. Sapevamo, per esempio, che si era messo a bere parecchio. » a Si era accorto di essere sospettato, di essere sotto controllo? » Era stato il segretario politico del Partito liberale a parlare. Bierce era un uomo alto e massiccio, con una criniera di capelli neri che gli cadevano in ciocche disordinate sulla fronte, cosa che, secondo lui, gli dava un aspetto popolaresco e ribelle al quale teneva molto. a Non ne siamo certi, ma pensiamo che stesse in guardia. Se non altro, la defezione di Kruglov doveva averlo messo sul chi vive » rispo- se Jennings. a E come mai, sir Maurice, ve lo siete lasciato scappare? » insistette Bierce. a Un errore di calcolo » ammise Jennings calmo. a Come ho detto, immaginavamo che a un certo punto avrebbe tentato di squagliarsela, solo che non ci aspettavamo lo facesse cosi presto. E chiaro che è stato avvertito all'ultimo momento. Ieri mattina stava recandosi a Manche- ster, ma alla stazione di Charing Cross ha fatto una telefonata che ha mutato il suo programma in modo drammatico. Sappiamo, infatti, che non ha mai partecipato alla riunione dell'Associazione fabbricanti di giocattoli. » a Fabbricanti di giocattoli? » Bierce aveva inarcato le sopracciglia. a Si, da circa quattro anni era consulente della loro Associazione » 398 spiegb Jennings. a Riceveva duemilacinquecento sterline l'anno per rappresentare i loro interessi in Parlamento. Questa attività si è dimo- strata un'utile copertura per i suoi viaggi all'estero. » a Per me è ancora difficile crederlo » interloqui Moxon. a Proprio Ritchie! » a Pensare che avevo una fiducia illimitata in lui » gli fece eco Bierce, scuotendo la testa, e aggiunse: a C'è una cosa che vorrei sapere, signor Primo Ministro: quale genere di informazioni passava al nemico? Non le chiedo ovviamente di entrare nei particolari, mi basta un quadro generale ». a Maurice? » fece il Primo Ministro, rivolgendosi a Jennings e dan- do un'occhiata molto esplicita all'orologio. Aveva concesso venti mi- nuti per quella riunione ed essa durava ormai da piú di mezz'ora. a Grazie a Kruglov, abbiamo appurato che Ritchie trasmetteva in- formazioni di carattere generale sugli studi portati avanti dai nostri esperti per sviluppare le testate nucleari, ma ormai l'interesse per certe tecniche è molto diminuito. Cib che si desidera sapere, oggi, sono le intenzioni. L'importanza di un uomo nella posizione di Ritchie è data dal fatto che egli pub fornire stime ben documentate sulle prospettive in campo economico e politico della Gran Bretagna e, in certi casi, anche dei suoi alleati. » Jennings fece una pausa e guardb Moxon dritto negli occhi. a Secondo me, i russi non hanno ottenuto gran che da Ritchie. Gli hanno chiesto certe informazioni solo - diciamo cosi- per tenerlo in riga, per ricordargli, di tanto in tanto, che i padroni erano loro. Erano molto piú interessati alle sue possibilità future. » « Maurice intende dire » precisb il Primo Ministro, a che i sovietici aspettavano che ottenesse un incarico di governo. Avere un ministro inglese nel loro libro paga, ecco il vero obiettivo. E ci sono andati maledettamente vicini, troppo vicini! » Moxon annui con aria stanca. a Voglio vederlo sul banco degli accu- sati, signor Primo Ministro. Voglio che paghi per il suo tradimento. » « Tutti coloro che siedono attorno a questo tavolo sono d'accordo con lei, David » ribadi il capo del governo. Per un momento, i due uomini dimenticarono la loro rivalità politica e si sentirono solidali. « Purtroppo, pub darsi che cib non sia possibile. Probabilmente, Rit- chie finirà col rifugiarsi nell'Unione Sovietica e, nel caso resti in Liba- no o si trasferisca in qualche altro Paese non comunista, potrebbe essere molto difficile ottenere la sua estradizione. » « Allora non possiamo fare nulla? » « Oh si » intervenne Jennings in tono soave e tenendo lo sguardo abbassato sul tavolo. « Abbiamo in mente un paio di cosette. » SPIA NELL~oMsRA APRIRE la valigetta diplomatica si dimostrb molto piú difficile di quanto Marion avesse supposto. Dall'armadietto situato sotto l'ac- quaio di cucina aveva tirato fuori una cassetta di legno che conteneva alcuni arnesi tra i quali un martello, un cacciavite e un paio di pinze. Era riuscita a forzare le due serrature normali ma quella centrale, a combinazione, aveva resistito a tutti gli assalti. Nella foga, aveva anche piegato la lama del cacciavite. Tentb di sollevare un angolo della vali- getta, ma ci riusci solo in parte, perché la serratura al centro continua- va a tenere. A un certo punto desiderb di non aver mai cominciato quel lavoro. Aveva pensato, una volta apertala, di liberarsi della valigetta e di mettere i documenti (ovviamente dopo averli letti) in una vecchia cartella, chiuderla e consegnarla alle autorità. Ma ora quel piano sem- brava irrealizzabile. Non poteva portare alla Polizia qualcosa che ave- va cercato cosi apertamente di scassinare. Che scusa avrebbe inventa- to? Manomettere un elemento di prova era un reato grave. La Polizia avrebbe pensato che aveva avuto qualche altro motivo per tentare di aprire la valigetta, poteva addirittura sospettarla di complicità con Ritchie! Spaventata, si mise a cercare freneticamente un arnese piú robusto, ma fu interrotta dallo squillo del telefono. Si trattava di Cadwall, che voleva controllare se era in casa. Desiderava parlarle. Le disse in tono cortese che preferiva vederla nel suo appartamento e che sarebbe passato da lei verso le quattro e mezzo, poi riattaccò. Erano le tre e mezzo. Aveva soltanto un'ora a disposizione e fu presa da una sorta di panico. Corse in soggiorno e, nel suo cestino da lavoro, trovb un paio di robuste forbici da sarto. Tornata in cucina, le infilb sotto la serratura centrale della valigetta e cominciò a far forza usandole come una leva. Era sul punto di rinunciare ancora una volta, quando la serratura cedette con un secco rumore metallico. Posb le forbici e si sedette con un profondo senso di sollievo davanti alla valigetta. Stava per aprirla, quando le venne in mente una cosa che la fece irrigidire di colpo. Le impronte! Ma certo! La Polizia avrebbe trovato le sue impronte sui documenti e l'avrebbe immediatamente identificata. Sullo scolapiatti vi erano un paio di guanti di gomma e lei se li infilò svelta, orgogliosa della propria perspicacia. La cosa cominciava a di- vertirla, I'eccitamento aveva sostituito la frustrazione di pochi minuti prima. Dalla strada non veniva alcun rumore, la stanza pareva immer- sa in un silenzio colmo di attesa. Ma quel silenzio venne rotto all'improvviso, non appena sollevò il coperchio della valigetta. Ebbe giusto il tempo di intravedere i docu- .menti, che una fiammata accecante, simile a un lampo di magnesio, illuminb la stanza. A essa segui una violenta esplosione, che la mandb a fracassarsi il cranio contro l'acquaio. Lingue di fuoco si alzarono dal luogo in cui si trovava la valigetta e, spinte dalla corrente d'aria che turbinava dalle finestre infrante, si propagarono velocemente fino a inghiottire l'intera stanza. Cinque IL GIORNO DOPO di buon'ora Dell portb una lettera a Cadwall. Era indirizzata alla signorina Marion Brown ed era stata spedita per espresso da Folkestone nel pomeriggio di lunedi. Due giorni per per- correre centodieci chilometri. Cadwall aveva appena trascorso una mezz'ora con Letizia Reading, F l'amica della signorina Brown: trenta, frustranti minuti, durante i quali non aveva scoperto alcun indizio circa le cause dell'incendio. La donna aveva trascorso la notte da una vicina ed era ancora istupidita dal dolore. Era rimasta per tutto il tempo con le labbra serrate, risponden- do alle sue domande solo con nervosi cenni del capo, come se fosse incapace di parlare. A un certo punto Cadwall, persa ogni speranza, aveva rinunciato a interrogarla e l'aveva fatta riaccompagnare con una macchina a casa della vicina che la ospitava. Che cosa era accaduto in quell'appartamento? Prima la sparizione di Ritchie e ora l'inspiegabile morte della sua segretaria. Indagini condot- te dal suo ufficio sui pr: cedenti della signorina Brown non avevano fatto emergere alcuna prova nei suoi confronti, nemmeno un'ombra di sospetto. Ma non poteva darsi che, nonostante le evidenze, fosse anche lei coinvolta nell'affare Ritchie? Non dovette aspettare a lungo per avere almeno alcune delle rispo- ste alle sue domande. A cib provvide la lettera portatagli da Dell, il quale era già a conoscenza del contenuto. « Leggila » lo invitb l'amico, posandola sulla scrivania con il volto illuminato da un sorriso di soddisfazione. « Anche se sfortunatamente è stata consegnata troppo tardi. Dovremmo incriminare le Poste per omicidio. >Quindi si lascib cadere nell'unica poltrona che si trovava nella stanza e trasse di tasca la tabacchiera, mentre i suoi occhi fissava- no il volto del collega per spiarne le reazioni. Cadwall prese la lettera e comincib a leggere. La scrittura, chiara e ordinata all'inizio, si trasformava, verso la fine, in una serie di scara- bocchi a malapena leggibili. 400 401 Cara Marion, devo partire improvvisamente. Quando avrò piú tempo, le scriverò spiegandole tutto ma, per adesso, la prego di non credere a quanto diranno sul mio conto. Lei è sempre stata una buona amica, I'unica persona della quale abbia potuto fidarmi completamente. La invito solo a continuare ad avere fiducia in me. Le chiedo di farmi un favore: si tratta di una questione della massima urgenza e riguarda la valigetta nera che le ho dato in consegna. Volevo venire a prenderla prima di partire, ma mi è stato impossibile; me ne è mancato il tempo. Come ricorderà, le dissi che conteneva documenti di natura stretta- mente confidenziale. E vitale, assolutamente vitale, che questi ¨locumen- ti non cadano nelle mani sbagliate. Senza dubbio la Polizia la interroghe- rà sul lavoro che svolgeva per me. Naturalmente dovrà seguire solo la sua coscienza e rispondere con franchezza e onestà; mentire sarebbe contro la sua natura, lo so bene, e non le chiederei mai di agire diversa- mente. Ciò che le chiedo, invece, è di non fare parola della valigetta e di quanto le ho rivelato circa il suo contenuto. Potrà sembrarle strano che non voglia che nemmeno la Polizia veda quelle carte, ma ho le mie buone ragioni e, un giorno non troppo lontano, gliele spiegherò. Non è escluso che altre persone a lei sconosciute la cerchino per farle delle domande. E improbabile che vogliano sapere della valigetta, in quanto non ne conoscono l'esistenza, ma la prego, comunque, di non farlltcenno. I io ancora due cose importanti da dirle. Primo: sarebbe bene portare via la valigetta dal suo appartamento. Potrebbe nasconderla per qualche tempo nella casa di sua sorella, nel Derbyshire, badando bene a riporla in un luogo dove a nessuno possa venire in mente di guardare. La seconda cosa è di importanza vitale. Non tenti neppure in caso di emergenza di aprirla, perché sarebbe estremamente pericoloso. Ciò può essere fatto con sicurezza solo da chi conosce l'esatta combinazione. Tra qualche settimana, dopo che avrò sistemato alcune faccende, tro- verò il modo di mettermi ancora in contatto con lei per dirle come può farmi avere la valigetta. Magari sarà anche possibile riprendere quella amichevole collaborazione che in questi anni ha significato molto per me. Mi farebbe davvero piacere. (`apisco che sto chiedendole Ull atto di fede, ma lei è l'un;ca persona all~uaie possa rivolgermi. So ibenissimo che non le sarà facile, perché udrà nei miei confronti accuse che scuoteranno la sua fiducia. La prego solo di tener presente che spesso le cose sono diverse da come appaiono. Non le chiedo di fare nulla di disonesto, mi creda. Vorrei che tutto ciò che le ho scritto restasse fra noi. Le raccomando quindi di distruggere subito la lettera e di non parlarne con nessuno. Ora devo andare. Attendo con ansia il giorno in cui ci incontreremo di nuovo e sono certo che non è lontano. Faccio assegnamento su di lei, come sempre. Con affetto, Mark Cadwall carezzb per qualche istante le pagine della lettera con le sue lunghe dita. Si sentiva improvvisamente pervaso da un senso di op- pressione e di tristezza. Poteva scorgere, attraverso la finestra, gli spo- gli giardinetti della piccola piazza circondata da case trasandate e fati- scenti. Era terribile osservare quella decadenza che si faceva di giorno in giorno piú evidente. Ciò che vedeva non era altro che un microco- smo dell'Inghilterra, ma almeno si trattava di un mondo piú onesto e pulito di quello in cui lui e Mark Ritchie si muovevano. La sua bruttez- za era meno npugnante. Quando tornb a concentrarsi sulla lettera, era furioso con sé stesso. « Che razza di bastardo! » esclamò. a In pratica è una lettera d'amore. Sapeva cib che la donna provava per lui e ha giocato con i suoi senti- menti come il gatto col topo. "Lei è l'unica di cui possa fidarmi... Presto saremo di nuovo insieme..." Dio, che mancanza di scrupoli! » « E in un certo senso è stato lui a ucciderla » affermò Dell deciso. a E chiaro che la valigetta le scoppiata in faccia. Ma quello che non capisco è perch~, con tutti i documenti importanti che c'erano dentro, I'abbia data proprio a lei. » a Sapeva di poter fidarsi e, sotto questo aspetto, cib che scrive è vero. Non osava tenere una prova tanto compromettente in casa o in ufficio; cosí, invece, lui ne restava fuori e, nel caso fosse caduta nelle mani sbagliate, ci avrebbe pensato il meccanismo di autodistruzione a proteggerne il segreto. » a Ma perché non se l'è portata via quando è partito? » a Aveva paura. Non poteva correre il rischio di telefonare alla segre- taria in ufficio o di introdursi nel suo appartamento. » Guardb di nuo- vo la busta. a Probabilmente l'ha scritta e imbucata prima di prendere il traghetto. » a Ma pare che abbia raggiunto Beirut con un passaporto francese intestato a un certo Henri Lacan. I)eve pur aver visto qualcuno o telefonato da qualche parte per ottenerlo! » « Sono convinto che dopo l'affare Kruglov ha sempre portato con sé il falso passaporto e un po' di denaro nel caso avesse dovuto tagliare la corda da un momento all'altro. » SPIA NELL`OMBRA a Mi sembra che si sia comportato in modo piuttosto ingenuo » fece Dell scuotendo il capo. « Che ne dici della lettera? Tanto valeva che firmasse una confessione completa. Bastava che la segretaria ce l'aves- se mostrata e sarebbe stato fritto. » a Ma lei non lo avrebbe mai fatto, per lealtà verso di lui, ed è proprio su questa lealtà che gioca la lettera. Ecco dove sta la sua furbizia. Ritchie era certo che la donna avrebbe abboccato all'amo. » a Perb ieri pomeriggio ha tentato di forzare la valigetta. E, allora, come la mettiamo con la sua lealtà? » a La lettera era ancora in viaggio, lei non ne sapeva niente. Deve essersi sentita abbandonata da lui... Sei un buon poliziotto, Jimmy, ma non conosci assolutamente la psicologia femminile. » a Detto da un tipo con un matrimonio fallito alle spalle e che non è mai stato capace di vivere con una donna per piú di tre mesi, mi sembra piuttosto divertente » replicò Dell con un amabile sorriso. a Sai, Pat, considerando la tua profonda conoscenza delle donne, non si può dire che tu abbia ottenuto molto dalla signora Ritchie, non è cosi? » Cadwall ignorò il sarcasmo. a Questa valigetta solleva diversi inter- rogativi interessanti » mormorb. a Qual era il suo contenuto? Perché Ritchie non voleva che la Polizia ne venisse a conoscenza? Chi sono gli sconosciuti che potevano avere interesse a impossessarsi di quei docu- menti? » Si passb un dito sulle sopracciglia, arruffandole. a Supponia- mo - dico supponiamo - che Ritchie sia fuggito non solo da noi, ma anche dai russi che volevano le informazioni contenute nella valigetta. Cib spiegherebbe perché si è recato a Beirut invece che a Mosca. » a Se sono loro a dargli la caccia » disse Dell, a be', che Dio lo aiuti. Beirut! Laggiú lo prenderanno come un topo in trappola. » LA GALLERIA riservata al pubblico nella Camera dei Comuni era già piena di gente in attesa di udire la dichiarazione del Primo Ministro, ma l'usciere parlamentare era riuscito a procurare a Chris e a sua sorella due posti di prima fila. Appena le due donne fecero la loro apparizione, ci fu del trambusto, i presenti si voltarono verso di loro e si udi un mormorio di sorpresa. Un sottosegretario stava in quel momento rispondendo a una inter- pellanza relativa alla proibizione di pescare il salmone con reti a stra- scico in Scozia, ma erano ben pochi i parlamentari che lo ascoltavano. Tutti erano fin troppo consapevoli della presenza in galleria di quella donna che indossava un semplice abito a giacca marrone scuro con una camicetta bianca e guardava, calma e composta, verso il basso. Il sottosegretario tornb al suo posto e il silenzio che seguí assunse una dimensione particolare: era molto piú di una semplice assenza di suono, era una cappa tangibile e colma di elettricità. a Signor Finn » disse infine il presidente della Camera, « la invito a presentare la sua interpellanza. » Un uomo magro e sgraziato, con inverosimili basette grigie, si alzb da uno dei banchi. « Desidero domandare al Primo Ministro se intende fare una dichiarazione riguardo alla morte avvenuta ieri della signorina Marion Brown, segretaria dell'onorevole Mark Ritchie, deputato del collegio elettorale di West Maybrook, e se vi è qualche legame fra questo tragico evento e la notizia pubblicata questa mattina dalla stampa tedesca secondo la quale Ritchie sarebbe implicato in un caso di spionaggio. » Aveva parlato con voce chiara e stranamente gentile e, quando tornò a sedersi, lancib a Chris un'occhiata come per chieder- le scusa. Il Primo Ministro comincib a leggere in tono basso la dichiarazione scritta che aveva davanti a sé. « La Polizia sta indagando sulle circostanze che hanno portato alla morte della signorina Marion Brown e pertanto non mi è concesso fare commenti sul caso, sino a quando dette indagini non saranno espletate. Sono certo che i deputati presenti vorranno associarsi a me nel tra- smettere ai parenti della signorina Brown l'espressione del piú profon- do cordoglio. Riguardo alla notizia apparsa questa mattina sulla stam- pa tedesca, il mio onorevole collega si renderà conto di aver toccato un argomento che coinvolge la nostra sicurezza nazionale e che pertanto non è il caso di discutere in questa fase degli accertamenti. Secondo informazioni in nostro possesso, il signor Ritchie ha lasciato l'Inghil- terra. Sono in corso accurate indagini, e questo è tutto. Vorrei però aggiungere, per un senso di correttezza nei confronti degli interessati, incluso l'onorevole membro del Parlamento implicato nel caso, che non dobbiamo tener conto di eventuali dicerie, da qualunque fonte esse provengano. Vi assicuro che il goveno informerà in modo franco ed esauriente il Parlamento sugli sviluppi della situazione. » Un mormorio di protesta si levò da alcuni deputati degli ultimi banchi, ma fu tutto. Moxon e Bierce presentarono entrambi delle mo- zioni che, nella sostanza, avallavano la linea di condotta del Primo Ministro. Immediatamente dopo, il presidente della Camera si alzb e annuncib con voce ferma: a Il segretario procederà ora alla lettura dell'ordine del giorno ». Chris rimase seduta in silenzio per alcuni minuti, come se non si rendesse conto che tutto era finito. Poche parole e la moralità di Mark 405 era stata pubblicamente fatta a pezzi senza che un solo deputato del- I'assemblea si fosse alzato in sua difesa. Nell le toccb gentilmente un braccio. a Dobbiamo andare. Il signor Moxon ti aspetta. » Chris si lascib condurre fuori ma, una volta nel corridoio, si voltò di scatto verso la sorella. a No! » esclamb con voce aspra. a Non ho alcuna voglia di vederlo. Aveva la possibilità di aiutarmi in aula, e non l'ha fatto. Ho deciso di trattare questa faccenda a modo mio. » a Va bene » annui Nell, a ma non puoi tornare a casa dopo la di- chiarazione del Primo Ministro. Non avrai pace. » a Non riusciranno a mandarmi via dalla mia casa! » protestb Chris. a Andiamo, sii ragionevole! Nessuno sta tentando di mandarti via dalla tua casa. Hai detto che vuoi aiutare Mark, no? Come credi di poterlo fare assediata dai giornalisti? Non avresti alcuna possibilità di movimento. Ti prego, cerca di capire. » a Hai ragione, scusami » mormorb Chris. a Ma dove potrei rifu- giarmi? » a Ho affittato un cottage in campagna, non molto lontano da Lon- dra, in un posto tranquillo. Ci andremo subito. Saremo due sorelle di nome White che si prendono una vacanza in anticipo sulla stagione. » a Cosa? Chi è stato a combinare tutto questo?... » S'interruppe scorgendo, oltre le spalle di Nell, I'alta figura di Cadwall che stava avvicinandosi. a Siete pronte, signore? » Chris, dopo aver guardato la sorella come se anche lei si fosse messa dalla parte dei suoi nemici, fece per allontanarsi, ma Cadwall la trat- tenne afferrandola per un braccio. a Non faccia cosi, signora Ritchie, la prego. Sono stato io a convin- cere sua sorella. E la cosa migliore da fare, dia retta a me. Se torna a casa o si azzarda a uscire di qui da sola, i giornalisti la sbraneranno con le loro domande. Non è una trappola, ma l'unica soluzione possibile, mi creda. » Lei lo fissb in volto. a E va bene » disse. a Accetto. Ma resterb là soltanto due giorni, non di piú. DOPO di che partirb per raggiungere mio marito. » DURANTE il viaggio, Chris se ne rimase immobile sul sedile posterio- re dell'auto, seduta con aria assente e oppressa dai propri pensieri, consapevole solo di percorrere l'autostrada oltre l'aeroporto di Londra e dell'improvviso silenzio sceso quando, lasciato il traffico, si erano inoltrati nella campagna ricca di pascoli lussureggianti, sui quali brilla- SPIA NELL OMBRA va il tenero verde primaverile, e punteggiata di tranquilli villaggi e di casette con i tetti di paglia. Nell, incapace com'era di rimanere in ozio, occupb il tempo a sfer- ruzzare un'ambiziosa giacca a maglia destinata a suo marito. Si aspet- tava che il cottage sorgesse nel bel mezzo della campagna, completa- mente isolato, e rimase stupita quando l'automobile si fermò davanti a una graziosa locanda, che si trovava alla fine di quella che doveva essere la strada principale di un villaggio. a Finalmente siamo arriva- ti » annuncib Cadwall. a Ma lei aveva parlato di un cottage » fece Nell. a Infatti. » Suonb il clacson e un uomo alto e biondo usci da un negozietto d'antiquariato situato di fronte alla locanda. Salutò Cadwall agitando la mano e apri i pesanti battenti di un portone che dava su un cortile lastricato di fianco alla bottega. Cadwall condusse dentro la macchina e il giovanotto richiuse. a Che posto è mai questo? Dove siamo? » borbottb Nell corrugando sospettosa la fronte. a Guardatevi intorno. Naturalmente non siete obbligate a restare, se non vi piace. » Cadwall sorrise fiducioso, come se non avesse dubbi sulla loro decisione. Scesero dalla macchina e il cortile lastricato si rivelb essere una specie di patio arredato con mobili da giardino e vasi di piante di tutti i generi. Un lato del cortile era delimitato da un muro di mattoni rossi segnato dalle intemperie, lungo il quale un pesco e una vite mostrava- no le loro primissime gemme; sul lato opposto al negozietto d'antiqua- riato, sorgeva il cottage: vecchio, simpatico, ospitale. Proprio sotto la finestra di fianco alla porta, un grappolo di narcisi selvatici ondeggiava dolcemente alla brezza. Oltre il tratto lastricato si scorgevano, attra- verso un cancello di ferro battuto, i riflessi argentei di un ruscello che scorreva in fondo a un giardino; piú lontano, un paesaggio di prati e colline si disegnava contro l'orizzonte. a Questo è il cuore dell'Inghilterra » dichiarb Cadwall con una nota di tenerezza nella voce. a Non il centro, il cuore. » Chris gli lanciò un'occhiata, poi indicb il nome dipinto sopra la porta d'ingresso: BEGG'S COTTAGE. a Chi è questo Begg? » domandò. a Chi era » corresse Cadwall. a Il defunto capitano Begg venne qui dopo aver smesso di navigare, costrui questa casa e il negozio che avete visto entrando, impiantandovi un piccolo emporio e un ufficio postale. Dicono che fosse un gran personaggio. Il suo primo imbarco fu come mozzo di cabina su uno dei veloci velieri che doppiavano capo Horn. » a Vado a dare un'occhiata dentro » disse Nell, e li lascib. 407 SPIA NELL'OMBRA a Il capitano Begg sapeva cib che faceva quando decise di stabilirsi qui » prosegui Cadwall. Chris sollevb di colpo gli occhi su di lui, incuriosita dal suo particola- re tono di voce. a A chi appartiene, ora, la casa? » a E mia » rispose lui imbarazzato. Rimase per un momento in silen- zio, poi sorrise. a C'è tutta una storia nella nostra famiglia. Si dice che discendiamo da Caedwalla, un re sassone che regnava su questa regio- ne trecento anni prima dell'arrivo dei normanni. Viveva in questa valle, forse pescava in quello stesso ruscello. E strano, magari puerile, ma quando venni qui la prima volta sentii... be', sentii qualcosa. Non saprei dire esattamente cosa: una semplice sensazione. » Chris lo osservb e convenne che in effetti il suo volto aveva qualcosa di singolare: quello sguardo orgoglioso, le sopracciglia che gli davano un'aria cosi fiera... Ma a volte c'era in lui una sorta di timidezza che smentiva quel suo aspetto di re guerriero. a Vive qui? » a Non quanto vorrei, purtroppo. Vi trascorro il sabato e la domeni- ca, quando posso, e un'intera settimana di tanto in tanto. Non abba- stanza. Ma so che questo posto esiste, ed è già qualcosa. Un giorno... » Lascib il discorso a metà e scrollb le spalle. a E sposato? » a Non piú. » Lei stava fissandolo nello stesso modo franco e diretto che lo aveva cosi sconcertato durante il loro secondo incontro. Era come se volesse farlo parlare ancora di sé. a Di regola non sono una persona fortunata » continuò lui, a e anche nel matrimonio non ho avuto fortuna. Forse a causa del lavoro. Il mio è un mestiere che non contribuisce certo a cementare un'unione familiare... » S'interruppe di nuovo. a No, no, è troppo facile incolpare il lavoro. Ci sono persone che sembra riescano a conciliarlo benissimo con la loro vita privata. » Chris si rese conto che per la prima volta avevano affrontato un argomento personale. a Penso che andrò a dare un'occhiata al giardi- no » fece lei. a Mi scusi. » Cadwall rimase a osservarla mentre si allontanava, poi entrb in casa. In fondo al giardino, sulla riva del ruscello, c'era una panchina. Chris vi si sedette e apri la borsetta. Dentro c'erano trentaquattro sterline, tutto quanto era riuscita a racimolare. Ma aveva con sé anche il libretto degli assegni e la carta di credito dell'American Express che Mark le aveva fatto intestare l'anno prima. Pagare il biglietto dell'aereo non sarebbe stato quindi un problema. Ma la cosa piú importante era il passaporto; carezzb con la punta delle dita quel documento prezioso e rassicurante come se fosse un talismano. NELL prese possesso di Begg's Cottage con la sua solita efficienza e, prima di sera, si muoveva già per la cucina come se fosse a casa sua. Cadwall la osservava divertito. « Bene » disse, « ora vi lascio. Ho pre- notato una stanza nella locanda qui di fronte. Se avete bisogno di qualcosa, potete chiamarmi, oppure chiedere a Roy: è il giovanotto che gestisce il negozio di antiquariato e conosce la casa meglio di me. Lui e sua moglie ne hanno cura quando io non ci sono. » « Non vuole restare a mangiare un boccone con noi? » Nell si senti- va colpevole. Non le andava di mettere alla porta il padrone di casa. « No, non posso. Ho alcune cose da sbrigare, ma grazie lo stesso. Passerb di qui domani mattina, prima di ripartire. » Si diresse verso la porta, poi si fermb. a Penso che sarebbe meglio per sua sorella se evitasse di uscire, di farsi vedere troppo in giro per il villaggio intendo. Meglio essere sicuri. » Nell gli rivolse uno sguardo ansioso. a Perché? Corre qualche peri- colo? Non penserà mica che?... » a No, no. Solo che, se qualcuno la riconoscesse, i giornalisti sarebbe- ro qui in un baleno e in questo caso non avrebbe piú pace; tutto qui. » Il sorriso rassicurante che accompagnb quelle parole non convinse Nell. Cadwall aveva insinuato nella sua mente un nuovo elemento di preoccupazione e di paura. Si domandò come e quando quell'incubo avrebbe avuto fine e decise di vigilare ancor piú attentamente sulla sorella. Un momento dopo, Chris scendeva le scale. a Dov'è Cadwall? » a Se n'è andato; pernotterà alla locanda. Ha detto che passerà di qui domattina presto. » Fece una pausa e aggiunse: a Stavi scherzando, vero, quando gli hai raccontato che intendevi raggiungere Mark? Spe- ro proprio che non stessi parlando seriamente ». a E invece sí. Non ho altra scelta, Nell. Non saprb la verità fino a quando non avrò visto Mark e udito la sua versione dei fatti, e questa mattina ho saputo che si trova a Beirut. » a Beirut?! » esclamb Nell spalancando gli occhi per la sorpresa. a E perché diavolo è andato laggiú? » a Non ne ho la piú vaga idea » rispose Chris irritata. a So soltanto che lo troverb. » a Mark ha detto che penserà lui a farti avere sue notizie. Aspetta almeno un po', Chris. » a Non si metterà in contatto con me, almeno per ora. Non dopo quanto è accaduto oggi in Parlamento. E per questo che ho accettato di venire qui. No, devo andare io da lui, Nell, e non sarb contenta fin- ché non l'avrò trovato. » Con un'inflessione amara nella voce soggiun- 409 SPIA NELL-OMBRA se: a Voglio che Mark mi spieghi perché ha scritto alla sua segreta- ria ». E confidb alla sbalordita sorella il contenuto della lettera che Cadwall le aveva mostrato quella mattina. a Una lettera strana, Nell, davvero strana. Mi sento sperduta, come se non avessi piú alcun punto di riferimento, come se avessi vissuto con un uomo che non conoscevo. Se Mark era in difficoltà, perché non dirmelo? Perché fidarsi di lei e non di me? » a Stai pur certa che non c'è stato niente fra loro. » a Lo so, ma lei lo adorava. Me ne accorsi la prima volta che la incontrai. Era gelosa di me. No, Mark l'ha solo usata, ha giocato con i suoi sentimenti e, in un certo senso, questo è ancora peggio. » a Chris, di una cosa sono convinta » disse Nell. a Lascia che siano la Polizia e il signor Cadwall a occuparsi di questa faccenda. Non puoi fare nulla da sola. » a No, devo vedere Mark, non lo capisci? » Fece una pausa come per cercare le parole. a Devo vederlo perché, nonostante tutto, c'è una parte di me che ancora non accetta quanto è accaduto. Lo amavo, Nell, e anche lui mi amava, ne sono sicura. Possibile che mi abbia sempre mentito? » Si interruppe improvvisamente e scosse la testa mentre gli occhi le si riempivano di lacrime. a Non vedi? » mormorò angosciata. a Sto già parlando di lui al passato. » Anche Nell dovette farsi forza per non piangere. a Non fare cosí, Chris, ti prego. » Prese una tovaglia e la stese su una metà del grande tavolo di legno lucido. a Cosa ne dici di mangiare un po' di minestra e magari una frittata? » suggeri con senso pratico. a Tu la vuoi semplice o col formaggio? » Chris si passò una mano sugli occhi e sorrise debolmente. « Per me va bene semplice, ma lascia che le prepari io. Stai facendo tutto tu, e non è giusto. » « Sciocchezze! » esclamò Nell rudemente. « E poi cucineresti delle frittate abominevoli. C'è una bottiglia di vino bianco del Reno nel frigorifero. Aprila. Ci lasceremo un po' andare, stasera. » a Ma possiamo? » a Il nostro ospite ci ha detto di fare come se fossimo a casa nostra. Prendiamolo in parola. E, poiché Chris esitava, aggiunse: a Andia- mo, su! Non preoccuparti, possiamo sempre sostituirla ». a No, non pensavo alla bottiglia, ma a una cosa che mi ha detto il signor Cadwall, cioè che vi sono altre persone coinvolte in questa faccenda, persone che lui non conosce. Ha usato un termine tedesco per definirle: Hintermanner, coloro che stanno dietro. » a Non dovrebbe raccontarti cose del genere. » Ricordando ciò che Cadwall le aveva raccomandato solo pochi minuti prima, le parole di Chris la riempirono di paura. Se c'erano altri individui implicati, chi le assicurava che non le avessero seguite fin li? E, con l'immaginazione, vide sinistre figure aggirarsi all'esterno del cottage, pronte a impadro- nirsi della sorella. a Ma l'esistenza di queste persone potrebbe spiegare tutto » riprese Chris. a C'è un solo modo perché un uomo come Mark si trovi invi- schiato in una situazione del genere: che qualcuno ve l'abbia costretto. Qualcuno che lo ricattava, che conosceva qualcosa che avrebbe potuto rovinare la sua carriera, non ti pare? » a Si, è possibile » concesse Nell riluttante. a Ma che cosa? » a Non lo so! Certo doveva essere tanto terribile da vergognarsi per- sino di dirla a me... Potrebbe essere questa la risposta, non credi? Spiegherebbe anche il bere e tutto il resto, no? » C'era una nota cosi forte di speranza nella sua voce, che Nell non ebbe il coraggio di muovere obiezioni. a Si, certo » annui. a Potrebbe essere. E un'ipotesi da non scartare. Ma adesso andiamo a mangiare, va bene? » Dal cortile giunse un trepestio di passi e, dopo cib che Chris aveva appena detto, quel rumore ebbe il potere di terrorizzarle. Di li a poco bussavano alla porta. a Chi è? » domandb Nell. a Roy Markham, quello del negozio. » Chris rivolse alla sorella un timido sorriso di sollievo e apri il cate- naccio. Sulla soglia apparve il volto sorridente del giovanotto biondo. a Il signor Cadwall si è ricordato che in casa non c'era piú gin e mi ha incaricato di portarvi i rifornimenti » disse mostrando un sacchet- to di plastica. a C'è una bottiglia di gin e dell'acqua tonica, con i suoi omaggi. » a Ma non era necessario » protestb Chris. a Non posso certo riportargliela. Mi staccherebbe la testa. » Chris sorrise. a E va bene, lo ringrazi da parte nostra, e grazie anche a lei. » a E stato un piacere. Sono a vostra disposizione per qualsiasi cosa vi occorra e in qualsiasi momento... Io e mia moglie abitiamo sopra il negozio e siamo, per cosi dire, i vostri vicini. Se avete bisogno di me, non avete che da chiamarmi. » Entrò in cucina e afferrò un sottile filo metallico che, fissato alla trave centrale, percorreva tutta la stanza e andava a finire in un piccolo foro nella parete, proprio sotto il soffitto. L'ombra della trave lo rendeva pressoché invisibile. Quando il giovane tirb il filo, si udi, in distanza, un debole scampanellio. 411 SPIA NELL OMBRA a Qui si sente appena » spiegb Roy allegramente, a ma da noi sem- bra la sirena dei pompieri. E una specie di allarme per casi di emergen- za, rozzo se si vuole, ma efficace. Non abbiate riguardi nell'usarlo. Sarà sufficiente dare uno strattone al filo e io arriverb di corsa. » Prima ancora che gli potessero fare delle domande, se n'era già andato. Nell voltb le spalle a Chris in modo che la sorella non potesse scrutarla in viso e indovinare i suoi pensieri. Sapeva che il gin era stato solo una scusa, che il vero motivo della visita era metterle al corrente di quel sistema di allarme. Ma a che cosa sarebbe dovuto servire? Non riusciva a togliersi dalla mente la parola che Chris aveva usato poco prima:intermanner. Sei LEnzlA READING pensb che sarebbe stato meglio imbucare la lettera alla Posta centrale, in Upper Richmond Road. Sarebbe stata ritirata con la levata delle 20.30 e avrebbe raggiunto Bristol il mattino dopo. Letizia voleva che sua madre ricevesse quella lettera il piú presto possibile. Quel pomeriggio aveva avuto una lunga conversazione telefonica con lei, al termine della quale la signora Reading aveva annunciato la propria intenzione di venire a Londra e di stabilirsi con la figlia. Era stata Marion a dare a Letizia la forza di lasciare la madre e, dopo quella telefonata, aveva capito che non doveva piú permetterle di condizionarle la vita. Cosi aveva preso il coraggio a due mani e le aveva scritto dicendole che aveva deciso di andarsene via, da sola, per qualche settimana. La signora Steele, la vicina presso la quale alloggiava dopo l'incen- dio dell'appartamento che divideva con Marion, le offri di mandare suo marito a imbucare la lettera, ma Letizia rifiutò cortesemente. a Due passi mi faranno bene » disse. « Ho bisogno di un po' di aria fresca. » Quando uscí di casa, piovigginava. Preso un fazzoletto dalla borsa, se lo annodò in testa e si abbottonb il soprabito sino al collo. Un uomo, che era alla guida di una Cortina nera, la seguí con lo sguardo e dette un leggero colpo di gomito al compagno. a Siamo fortunati. Credo proprio che sia lei. » « Bene, cosi ci risparmia la fatica di salire di sopra » fece l'altro. « Andiamo. » L'automobile si staccb dal marciapiede e, quando fu all'altezza di Letizia, l'uomo seduto accanto al guidatore abbassò il finestrino e la chiamb. « Signorina, mi scusi. » Lei si fermò esitante. « Si? » « Non è per caso la signorina Letizia Reading? » Parlava come una persona istruita e la sua voce aveva un tono gentile e amichevole. « Si, sono io. » « Oh, benissimo! » L'uomo scese dall'auto, e lei notb che era un bel giovane. « Sono del Daily Express » disse. « Stavo proprio venendo da lei. » « Se è per l'incendio, non ho nulla da dire. » Si voltò e fece per andarsene, ma l'uomo l'afferrb per un braccio. « La prego, signorina. Sto solo compiendo il mio lavoro. Senta, non è molto piacevole restarsene qui a chiacchierare sotto la pioggia. Salti su in macchina e andiamo in qualche posto accogliente dove poter parlare. Le va? Non la tratterrb a lungo. Poi la riaccompagnerò a casa. Promesso. » « Le ripeto che non ho nulla da dire. » Tentb di allontanarsi, ma lui rafforzb la stretta attorno al suo braccio e, improwisamente, Letizia ebbe paura. Si guardò attorno disperata, ma la strada era deserta. L'uomo l'attirb a sé con un movimento rapido e la colpi sul collo con il taglio della mano. Mentre il grido d'allarme le moriva in gola tra- sformandosi in un rantolo, il giovane la sollevb quasi di peso e, appena il compagno ebbe aperta la portiera posteriore, la ficcò in macchina come se fosse un fagotto. CHRIS si sveglib col sole e il cinguettio degli uccelli e, per qualche attimo, fu felice. L'aria meravigliosamente pura del primo mattino, resa ancora piú pura dalla pioggia notturna, portava nella camera i profumi della valle. Scostò le coperte e allungò le gambe fuori del letto, assaporando la dolcezza di quell'aria. Poi, d'improwiso, si ricor- db della situazione in cui si trovava e fu sopraffatta da un profondo senso di desolazione. Ma si scosse dicendosi con fermezza che aveva troppo da fare per poter permettersi il lusso di compiangersi. Pervasa da questa nuova ondata di energia, si alzò pronta ad affrontare ciò che la giornata le riservava. E per prima cosa le riservò Pat Cadwall. Chris si trovava sul ponti- cello di legno che attraversava il ruscello, intenta a osservare l'acqua scorrere tra i canneti, quando udí un rumore. Sollevò lo sguardo e trasali scorgendo Cadwall sulla riva. « Si è alzata presto. » Le sorrise e, pur sentendosi in colpa, provb un assurdo piacere nel vedere che anche lei gli sorrideva. SPIA NELL'OMBRA « Salve! » esclamb Chris. « Ho appena visto un pesce saltare fuori dall'acqua. » « Probabilmente era una trota. » Lei lo raggiunse sulla riva. « Ha fatto colazione? » « Si, grazie. Sono venuto a dirle che devo tornare in città. » « Ci sono altre notizie di Mark? » « No, non abbiamo piú saputo niente. Per quanto ci risulta è ancora a Beirut. » Si chinò, prese un sasso e, gettatolo nel ruscello, si mise a osservare i cerchi che si allargavano sull'acqua. « Che ne pensa di lui, ora? » indagb in tono pacato. Chris scosse il capo, irritata per la stupidità di quella domanda. « Cosa vuole che ne pensi! E ancora mio marito e non accetto... » a Non accetta la sua colpevolezza. E cosi, vero? » Ora toccava a lui sentirsi a disagio. « Mi consenta di dirle un'altra cosa, signora Ritchie. La segretaria di suo marito aveva un'amica con la quale divideva l'ap- partamento distrutto dal fuoco. Questa amica si era trasferita presso una vicina e ieri sera è uscita per imbucare una lettera. Pur non avendo con sé del denaro, è sparita. » a Vuole forse farmi credere che la sua scomparsa è collegata a tutto il resto? » « E difficile pensare a una coincidenza. » Lei si voltò scuotendo la testa e si sedette sulla panchina. Cadwall rimase in piedi, in attesa. Infine Chris disse con voce bassa: a Be', se lei e Marion erano tanto amiche... non è possibile che sia stata cosl sopraffatta dal dolore da decidere di fuggire o addirittura di togliersi la vita? » « Può darsi, ma non lo credo. Le ho già spiegato che vi sono altre persone coinvolte nella faccenda » sottolineò in tono aspro. a E lei pensa che queste persone possano avere?... » « Esattamente. » « Oh, Dio! » esclamò. « Sta diventando sempre peggio, sempre peg- gio » brontolò fra sé. « E ora, signora Ritchie :- riprese lui bruscamente, « vuole risponde- re alle mie domande? E mai stata complice delle attività segrete di suo marito? » « No, mai. » Scrollò il capo stancamente. « E lui ha mai fatto o detto qualcosa che la stupisse o le sembrasse in contrasto con la sua indole? Può darsi che non ci abbia fatto molto caso sul momento ma, alla luce dei recenti avvenimenti, non ricorda un qualsiasi atteggiamento che possa essere considerato sospetto? « Ci ho pensato a lungo, non ho quasi pensato ad altro in questi 414 giorni. Lei può anche non credermi, ma non ho trovato nulla di nulla. Deve capire che io non sono un animale politico. Oh certo, facevo cib che ci si aspetta dalla moglie di un deputato: partecipare a feste, rice- vimenti, sedermi in un palco, eccetera... ma in realtà non mi piaceva. Quando io e Mark eravamo soli, non parlavamo quasi mai di politica. Facevo anzi in modo che, vicino a me, lui si estraniasse, almeno per un po', da quella che era la sua attività pubblica. Ora mi accorgo che di gran parte della vita di Mark non ho mai saputo nulla, non volevo saperne nulla. Ero felice di essere sua moglie e questo mi bastava. » « Eravate veramente felici? » Cadwall aveva pronunciato quelle pa- role evitando di guardarla. « Sl, certo » rispose lei con una nota di sfida nella voce ma, quando prosegul, il suo tono era tornato normale. « E la verità. Avevamo anche noi di tanto in tanto delle discussioni, questo è ovvio, ma il nostro era un matrimonio senza nubi. » La voce le tremò. « Ecco perché mi è cosí difficile credere a questa storia. Mark... il Mark che ho conosciuto sino a lunedí scorso, era un marito buono e affettuoso. Non posso farci niente se tutto questo le sembra banale. E la verità e basta. » « Cosa può dirmi dei vostri amici, dei ricevimenti? » « Ne facevamo ben pochi. Mark, di solito, portava i suoi ospiti alla Camera dei Comuni o in qualche ristorante. In casa ricevevamo rara- mente e soltanto gli amici intimi. » a E cioè? » a Oh, be'... un paio dei nostri vicini, per eseml~io, e il legale di Mark. Poi c'era il suo vecchio insegnante di Oxford, Gerald Kelp, che vede- vamo sl e no un paio di volte l'anno, e qualche conoscente di passaggio che aveva bisogno di un letto per la notte. Tutto qui. » « E il signor Gaul, Joseph Gaul? Perché lo ha lasciato da parte? » Chris sostenne impassibile lo sguardo di lui. « Sl certo, Joe, natural- mente. E un grande amico. Credo che mio marito abbia ottenuto l'incarico all'Associazione fabbricanti di giocattoli proprio grazie a lui. » « Gaul lavora nel campo dei giocattoli? » « No, ma ha molte attività. A volte rileva delle aziende e durante una di queste operazioni si trovò a mettere le mani su una grossa fabbrica di giocattoli. Credo che la cosa sia venuta fuori cosl. » Lo guardò dritto negli occhi. « Perché me lo domanda? Sono sicura che sul signor Gaul e sul lavoro che mio marito svolgeva per l'Associazione ne sa piú di me, e sono altrettanto sicura che ha già fatto indagini su ogni amico di Mark. Non è tutto schedato nei vostri archivi? » 415 SPIA NELL OMBRA Lui sorrise. « Potrebbe esserci sfuggito qualcosa. » « Joe Gaul è a posto » affermb lei. « Forse ha un po' dell'awentu- riero, ma è una brava persona. » « Le invidio la sua fiducia. Vorrei poterne avere un po' anch'io. » Chris fu stupita nel notare l'improvvisa amarezza che traspariva dalla sua voce. « Forse è troppo tempo che faccio questo mestiere e since- ramente non penso che vi sia molta bontà nel mondo. » « Ma deve pur credere in qualcosa, no? » « In questo » rispose lui indicando con un gesto il paesaggio circo- stante. « Questo è inestimabile, non è d'accordo con me? E sfuggito alla corruzione, anche se Dio sa per quanto tempo ancora. E poi in che altro? Forse nel peccato originale. Non ci ho mai creduto, ma ora penso che siamo tutti nati con il germe del diavolo nel sangue. Il virus di Satana. Iniettiamo antidoti come la religione, ma non funzionano. Nessuno è immune. La fede, la morale, la bontà - o altri valori del genere - sono solo una perdita di tempo. Prenda un giornale qualsiasi. La chiama civiltà questa giungla? Siamo come vittime di un disastro aereo. Esplosaci fra le mani la tecnologia, siamo andati a schiantarci in qualche remoto deserto e ci azzanniamo come animali per sopravvive- re. La prossima fase sarà il cannibalismo, ci nutriremo del nostro vicino dl casa. » Un aereo, argenteo nella luce del sole, ruppe il silenzio seguito a quelle parole. Stava volando attraverso banchi di nuvole bianche con un rombo che giungeva sino a loro come un dolce ronzio. « Mi spiace » fece lui. « Non era mia intenzione imbarcarmi in una simile filippica, ma ogni tanto mi vengono certi soprassalti filosofici. E un vizio di famiglia. » Chris si alzb dalla panchina. « Nutrire un pessimismo cosl assoluto dev'essere terribile. » « Non è facile » ammise lui con finta allegria e dette un'occhiata all'orologio. « Ora devo andare. » Poi, con un impulso del quale non seppe trovare la spiegazione logica, aggiunse: « Il suo buon amico, il signor Gaul, è venuto a trovarci a Londra, ieri pomeriggio ». « Joe? E che cosa voleva da voi? » « Pare che ieri suo marito gli abbia telefonato da Beirut, all'ora di pranzo. Gli ha chiesto di fare in modo che lei lo raggiunga. » Vide che la donna chiudeva gli occhi con un senso di sollievo. Quan- do li riaprl, brillavano di una nuova luce. « Perché me lo ha detto? » « Pensavo che le avrebbe fatto piacere saperlo, tutto qui. » « Grazie » mormorò lei in tono grave. « Mi rendo conto benissimo che non era tenuto a informarmi, e gliene sono grata. Joe sa dove posso trovare Mark? » « Suo marito si recherà all'ingresso del Museo archeologico, in rue de Damas, ogni pomeriggio alle tre e mezzo per i prossimi dieci giorni. Vuole incontrarsi con lei al piú presto e, se non la vedrà entro il termine fissato, capirà che le è stato impossibile raggiungerlo. » « Ma io prenderò subito il primo aereo per Beirut » si affrettb a dichiarare Chris. « Non è consigliabile, almeno per il momento. Ho le mie buone ragioni, mi creda. Quando giudicherb che potrà partire senza pericolo, non frapporrò ostacoli. » « Ma mi ha detto che ho solo dieci giorni di tempo! » « Sistemeremo le cose prima di quel termine. Lasci fare a me, non si preoccupi. » « Quello che non riesco a capire è perché Joe sia venuto da voi. Mark si è fidato di lui, gli ha chiesto aiuto... e la prima cosa che ha fatto è stato correre alla Polizia! » C'era una nota di vibrato disprezzo nella sua voce. « Forse ha pensato di fare la cosa giusta, di agire per il meglio nei confronti suoi e di suo marito. L'amicizia non porta sempre a compor- tarsi nel modo che parrebbe piú ovvio. » « Se ha occasione di vederlo, gli riferisca pure che da parte mia non ho bisogno del suo aiuto. » « Vado a Londra proprio perché devo incontrarmi con lui, ma penso che tocchi a lei di persona dirgli una cosa del genere. Sarà possibile fare ancora due chiacchiere quando tornerb questa sera? » « Se sarò ancora qui » rispose lei, beffarda. Gli voltò le spalle e si diresse verso la casa. Egli notò come nella viva luce del sole i suoi capelli scuri mandassero gli stessi riflessi luminosi del bronzo brunito, notò anche il suo tranquillo ed elegante modo di camminare e avvertí all'improvviso un assurdo senso di vuoto. LEnzLA ebbe la sensazione di annegare. Aveva acqua nella bocca e nelle narici e i polmoni sembravano sul punto di scoppiarle. Prese a scalciare e a dibattersi nel tentativo di tornare a galla poi, d'improwi- so, emerse alla luce e respirò profonde boccate d'aria. Quando aprl gli occhi, le ci vollero alcuni istanti prima di mettere a fuoco la scena. Era seduta su una sedia e un uomo che emetteva uno strano gorgoglio stava fissandola con enormi occhi rotondi e neri. Poi capl che ridacchiava e che portava un vistoso paio di occhiali da sole. L'uomo aveva in mano un secchio gocciolante; lo gettò in un angolo 417 con un rumore che le rimbombb dolorosamente nella testa e, afferrata- la strettamente per un braccio, la obbligb ad alzarsi in piedi. La paura le schiari la mente. Si rese conto di trovarsi in una piccola autorimessa, satura dell'odore sgradevole di lubrificante, dove erano sparsi in disordine vecchi copertoni, fusti d'olio, scaffalature con parti di ricambio e accessori per auto. Un impermeabile era appeso a un chiodo infisso nel muro. Un secondo uomo, anch'egli con occhiali neri era seduto a breve distanza da lei, sull'altra sedia che si trovava nei locale. Aveva freddo, tanto freddo! L'acqua le colava dai capelli e le scor- reva sul collo, su tutto il corpo. Si guardb e boccheggib per la vergogna e l'orrore. I mezzi piú semplici per insinuare in un essere umano la paura sono sempre anche i piú efficaci. La Gestapo, per esempio, sapeva benissi- mo che la nudità poteva essere un valido sistema di intimidazione, un sistema a buon mercato che dava spesso buoni risultati. Togli a un uomo i vestiti ed egli si sentirà degradato, senza difesa, sottomesso. Se la vittima è una donna, si aggiungerà anche un senso di profanazione e una componente sessuale. Il tizio seduto sulla sedia non aveva mai appartenuto alla Gestapo, ma intimidire faceva parte del suo lavoro. In attesa del suo arrivo, la ragazza era stata imbottita di narcotici ed era stato lui a spogliarla mentre si trovava priva di conoscenza. Il suo corpo si era rivelato deludente, magro e quasi privo di seni. Ora Letizia stava in piedi davanti a lui, gemendo in modo incoerente e con le mani assurdamente incrociate sul pube. Lui la guardava divertito. « Stai dritta, mia cara, e tieni le mani sulla testa. » Quella voce parve scioglierle il nodo che aveva in gola e lei cominciò a urlare, ma l'uomo sulla sedia rimase imperturbabile. La lascib conti- nuare per una ventina di secondi, poi fece un segno al compagno, che le si avvicinb e la colpi con forza sulle natiche. Le grida s'interruppero di colpo. « Guai a te se ti metti ancora a strillare, mia cara » la minaccib l'uomo seduto sulla sedia. « Non è piacevole ascoltarti, e poi non serve .a niente, non pub udirti nessuno. » La ragazza lo fissb e tutto ciò che riusci a dire fu: « Per favore, per favore ». « Su, stai dritta e metti le mani sulla testa » ripeté lui. Questa volta lei obbedí, sollevando lentamente le braccia con gli occhi chiusi per la vergogna. « Cosl va bene. Ora apri gli occhi e girati. » Lei si voltò, incontrb il 418 SPIA NELL-OMBRA volto freddo e senza espressione dell'altro uomo e tornb nella posizio- ne originale. « Mmm... E... come dire, di tuo gusto, Willie? » « Mica tanto » grugni il collega. « No! » gemette lei, terrorizzata e scossa dai singhiozzi. « Non fate- lo, vi prego. » Aveva abbassato le braccia. « Mani sulla testa! » scattb l'uomo sulla sedia con voce aspra, mentre l'altro le mollava un ceffone. Letizia gridò e alzb prontamente le braccia. « Ascoltami bene » continub quello che sembrava il capo, « io non desidero farti del male, credimi. Quanti anni hai? » « Ventisette. » « Ah. Ho anch'io una figlia, sai? Ha ventidue anni. Quindi ti rende- rai conto che non sono un bruto senza sentimenti. Voglio semplice- mente che tu risponda ad alcune domande. Se mi darai delle risposte a modo ed esaurienti, potrai riavere subito i tuoi vestiti e tornartene a casa. Hai capito? » « Sí, sl » annul lei, ansiosa di rabbonirlo. « Dividevi l'appartamento con Marion Brown, giusto? » « Sl. » « Eravate anche amiche? Amiche intime? » « Sí, lo eravamo. » « Ti ha mai parlato del lavoro che faceva per il signor Ritchie? » « Qualche volta. » « Che cosa ti diceva? » a Oh, nessuna confidenza particolare... nulla di specifico, intendo. » Desiderava disperatamente ingraziarsi quell'uomo, ma si era accorta che la sua ultima risposta non lo aveva per niente soddisfatto. Allora aggiunse precipitosa, spronata dalla paura: « La prego di credermi. Marion diceva sempre che la cosa piú importante per una segretaria privata è la lealtà nei confronti del proprio principale. Non mi avrebbe mai parlato dei suoi affari personali ». "Oh, Dio" pregò dentro di sé, "fa' che finisca presto." Le braccia le dolevano, il freddo le penetrava nelle ossa e voleva rivestirsi, coprirsi finalmente. « Portava mai del lavoro a casa? Intendo dire carte, documenti, roba de] genere, insomma. » « Qualche volta, ma non mi era mai permesso vederli. » « Teneva documenti del signor Ritchie nell'appartamento? » « No, se non per una notte o durante i fine settimana. » In quel momento si ricordb della valigetta nera. Che l'uomo volesse 419 SPIA NELL'OMBRA sapere di quella? Era dunque cosi importante? Probabilmente lui notb la sua leggera esitazione. « Non stai dicendomi la verità, non è cosi, mia cara? Willie... » Quando l'altro uomo le si avvicinb, Letizia si mise a gridare. « No, per favore! Adesso che mi viene in mente, teneva una valigetta piena di documenti per conto del signor Ritchie. » E gli raccontb quel poco che sapeva sulla valigetta nera e sul suo contenuto. « Che fine ha fatto? » « Si trovava ancora nell'appartamento quando Marion rientrb a ca- sa, quel pomeriggio. Deve essere andata distrutta tra le fiamme. » « Tentb di aprirla? » « Non lo so, ma pub darsi che l'abbia fatto. La prego » supplicb, « le mie braccia, non ne posso... » « Va bene. Mettile giú. » Letizia le lascib cadere con un gran senso di sollievo. L'uomo si alzb e avanzb lentamente verso di lei. Era grande e grosso e si muoveva calmo e silenzioso come un animale che si awicini alla preda. Le si fermb davanti e, afferrandole il mento, la obbligò a sollevare il capo. Aveva la faccia cosi vicina alla sua, che poté sentire il profumo dolciastro della colonia dopobarba e vedere la picco- la cicatrice bianca che aveva sopra l'occhio sinistro. « Mi hai detto la verità? » le domandb con voce bassa. « Si, si! Oh, per favore... » gemette lei. « Mio Dio, che lagna! » borbottb alle sue spalle il tizio che era stato chiamato Willie. « Chiudi il becco, tu! » esclamb l'altro, aspro. Poi la sua voce tornb bassa e suadente. « Tu lo sai che cosa può capitare a una ragazza graziosa come te quando dice le bugie, vero? » « No, la prego! » implorb lei. L'uomo le tolse le mani di dosso e fece un passo indietro. Letizia sentiva il suo sguardo percorrerle il corpo. « Dove si trova ora il signor Ritchie? » « Non lo so, non lo so. » « E sua moglie? » « A casa sua, suppongo. » « E se ti dico che non c'è? » « Non ne ho idea. Sul serio! Non la conosco, non l'ho mai vista. » L'uomo la osservb a lungo, poi annui. « Molto bene » disse allonta- nandosi. Era come se la ragazza non esistesse piú per lui. L'altro le indicb una porta. « Entra dentro » ordinb. « Muoviti! » Letizia guardb prima l'uno poi l'altro, come se non riuscisse a convin- cersi che tutto fosse finito, quindi raggiunse singhiozzando la porta ed entrb in uno stanzino. Willie chiuse con il catenaccio e si voltò verso il compagno. « E stato tutto maledettamente inutile! » borbottb. « Al contrario. La valigetta nera deve essere stata una delle nostre. L'incendio è scoppiato quando la donna ha tentato di forzarla e questo ci pone due domande interessanti: perché Ritchie non ci ha detto che era là? Che cosa conteneva? » Willie accennb con il