MORRIS L. WEST. L'ESTATE DEL LUPO ROSSO. Una profonda crisi esistenziale e il desiderio di la- sciarsi alle spalle la civiltà, con i suoi orpelli e i suoi mali, inducono uno scrittore inglese a recarsi in una delle isole Ebridi, alla ricerca, forse, di una nuova di- mensione di vita. Là, egli incontra Ruarri Matheson, detto il Lupo Rosso, uomo in apparenza molto diverso da lui. Spirito forte e irrequieto, insofferente di leggi e legami, Ruar- ri si è costruito da sé una vita e una fortuna, con mezzi piú o meno leciti, con violenza e prepotenza. Pure, una sottile affinità lega i due uomini: sotto la maschera arrogante e fiera, anche il Lupo Rosso cela una vecchia ferita, uno struggente bisogno di affetto e di amicizia; anche lui, seppur inconsapevolmente, è alla ricerca di una nuova dimensione di vita. I destini dei due uomini finiscono cosí per intrecciar- Si, in uno strano rapporto in cui all'amicizia si mescola l'antagonismo che, a causa della presenza di una don- na, finirà per prevalere, sfociando in un aperto, dram- matico confronto. PROLOGO. IMPROVVISAMENTE non ne potei piú della crudeltà del mondo, delle guerre e degli eccidi, delle menzogne e della politica, di una civiltà che alimenta il culto della droga e della pornografia, dell'orrore che incombe su ogni nostro domani. Piombai in una cupa disperazione. Provavo paura, e vergogna, e tristezza per il fatto di essere un uomo. Cominciai a essere tormentato da un incubo ricorrente popolato di mostri e di rettili giganteschi, in un paesaggio di felci e di paludi ri- coperte di strani fiori. I cieli neri erano percorsi da folate di terrore. Mi svegliavo sudato e tremante fra le lenzuola attorcigliate. Sentivo i nervi andarmi a pezzi e capivo che, se non fossi riuscito a racco- gliere e rimettere insieme quei pezzi, avrei finito col perdere la ragione. Proprio allora mi capitò una cosa strana, quasi incredibile, alla quale ripenso ancor oggi con timore e meraviglia. Era una mattina dei primi di agosto, a Roma. Passeggiavo senza meta e di umore nero sull'Appia antica, quando una voce dal suono lievemente gutturale, tipicamente scozzese, pronunciò il mio nome. Alzai gli occhi, stupito e risentito, e vidi un uomo molto alto e ro- busto, con un ciuffo di capelli candidi, il viso rossiccio e lentigginoso e un sorriso che gli dava l'aria di un fauno satollo. « Alastair Morrison! ~ esclamai. « Ti credevo ancora in Tailandia a curare gli infedeli! :~ « Ci ho rinunciato un anno fa, dato che non riuscivo a capire quali ~. fossero gli infedeli e quali no. Che cosa fai a Roma? Q « Potrei rivolgerti la stessa domanda..e molte altre ancora. :~ Ripetevo una frase che lui stesso usava pronunciare in un tempo non dimenticato. Rise, e io gli feci eco. Strano, rendersi conto che non ridevo da tanto tempo. Lo condussi a casa mia, gli offrii un pasto frugale, e parlammo dei tempi in cui lui faceva il medico missionario a Chiang Mai mentre io ero uno scrittore giramondo. Mi disse che era andato a vivere nell'isola di Lewis, nella proprietà che da secoli apparteneva al suo clan. Gli parlai dello strano malessere che mi aveva preso negli ul- timi tempi. Rimase ad ascoltarmi e, quando mi fui sfogato, fece la sua diagnosi. « A volte un uomo si ammala di mente perché la linfa che alimen- ta i suoi sogni si è prosciugata. Allora è tempo che si rimetta in cam- mino Verso il paese dell'ignoto. E dove diavolo è? :~ « ~ un posto dove uno si sente solo ed estraneo e, forse per que- sto, impaurito. :~ « Per il momento temo perfino di guardarmi allo specchio, perché mi leggo la paura negli occhi. ~ « Allora vuol dire che sei proprio conciato male, figliolo. » Rimase in silenzio per un po', guardandomi da dietro una nuvola di fumo. Poi mi propose: « Vieni a stare da me, sull'isola, se ne hai voglia. La casa è vuota. Pagherai l'alloggio e il whisky, ma il pesce e tante altre cose non ti costeranno nulla ~. « ~ molto generoso da parte tua. Ti dispiace se ci penso su? ~ « Non pensarci troppo, altrimenti non ne farai niente. E poi, là il clima è mite in questa stagione e presto i salmoni cominceranno a risalire il fiume. E, se ricordi la giusta preghiera, può darsi che il mare sia calmo quando farai la traversata. « Come faccio a darti una risposta? ~ « Non hai bisogno di darmela. Ti lascio l'indirizzo, e tu verrai o non verrai. Ma, anche se decidi di prendere un'altra strada, farai bene a metterti in cammino subito, se non vuoi diventare come una vecchia statua senza orecchi, senza naso e senza occhi per guardare le stelle o il sole. ~ Mi ci vollero dieci giorni per raccogliere le forze e trovare il co- raggio; poi, intrapresi il viaggio verso nord, alla ricerca delle isole. Lasciai Roma in uno stato di panico, con i nervi a fior di pelle. L'ae- roporto di Fiumicino era un'orrenda marea di turisti. Anche quello di Londra mi fece la stessa impressione e, mentre attendevo il volo per Inverness, bewi fino a ridurmi in uno stato di indifferente sopore. A bordo di un lento Viscount salimmo attraverso un basso strato di nuvole cariche di pioggia e io dormii un sonno agitato finché l'aereo non toccò terra. Fui colto allora da un nuovo terrore. Avevo passato tutta la vita nelle luminose terre del Pacifico e nelle città della costa mediterranea. Ed ecco che mi ritrovavo su una nera pista di volo, sotto un cielo basso, in una luce fredda e ostile; non ero che un assurdo pellegrino in fuga da sé stesso. Per potermi muovere liberamente, avevo disposto le cose in modo che un'auto a noleggio mi fosse consegnata all'aeroporto. Una ragazza dalle gote rosse mi diede le chiavi della macchina, una carta stradale delle Terre Alte e se ne andò. Ricordo che rimasi a lungo seduto al volante, fingendo di studiare la carta, incapace di compiere il benché minimo movimento. Infine, awiai il motore e presi la strada per lnverness. Adesso mi rendo conto che ogni tappa di quel viaggio non fu che una preparazione a ciò che mi sarebbe accaduto una volta giunto nelle Ebridi. Era tutto predestinato. Ero un attore che, senza saperlo, ve- niva istruito per interpretare un dramma di cui non aveva letto il copione. Io, che un tempo ero credente, avevo perso ogni fede nel destino, benigno o awerso che fosse; perciò ero molto sprovveduto, aperto a ogni possibilità ed estremamente vulnerabile. A poco piú di un chilometro e mezzo dall'aeroporto, c'era una svolta e un cartello: CULLODEN, MONUMENTO NAZIONALE In breve mi trovai nel campo dove il principe Carlo Edoardo, il giovane pre- tendente al trono, aveva combattuto l'ultima e tragica battaglia per la corona d'Inghilterra. Vidi le tombe degli inglesi e quelle di vari membri dei clan: Cameron, Mackintosh, Fraser e tutti gli altri. Vidi il monumento ai giacobiti irlandesi - soprannominati le Oche Selvag- ge, i figli di Mileadh - che erano caduti in combattimento, mentre rag- giungevano la retroguardia, prima che il duca di Cumberland avesse cominciato il massacro degli scozzesi delle Terre Alte. Poi ripartii, ricordando che anch'io discendevo dalle Oche Selvagge, le quali ave- vano messo le ali in tempi infausti ed erano volate nei piú lontani angoli del mondo: Australia, Canada, America, e tutti i porti della cina. Di Inverness ricordo poco, salvo la cortesia della gente che m'in- dicò la strada, l'incessante grido dei gabbiani sui tetti grigi, la strana cadenza gaelica, nuova per i miei orecchi. A Fort Augustus, un ven- to gelido soffiava da levante e le acque del Loch Ness erano scure e ostili. Dopo una cena un po' pesante e copiosa, uscii sotto le raffiche di pioggia e trovai una piccola osteria di pietra, il cui unico locale era gremito di avventori. C'era un fuoco di torba, due ragazze che servivano al banco e un vecchio suonatore di cornamusa che si gon- fiava come un rospo mentre eseguiva alcune caratteristiche musiche scozzesi. Nel locale regnava un'allegria selvaggia e primitiva che allie- tava lo spirito. La cornamusa emetteva suoni stridenti, le voci si fa- cevano piú alte, i discorsi piú coloriti e ribaldi nell'intreccio del gut- turale accento scozzese e della cantilena gaelica. L'aria era una neb- biolina bluastra prodotta dal fumo di torba e di tabacco, cui si me- scolava l'odore del tweed umido. Ma era un luogo pieno di caldo spirito fraterno per coloro che coltivavano piccoli poderi sugli al- topiani. Alle dieci, traboccavo di whisky e di teneri sentimenti. Quella notte non ci furono mostri nei miei sogni, ma il mattino dopo, svegliatomi con la testa pesante, dimenticai di esserne grato Nonostante i postumi della sbornia, ero deciso a rimettermi in viag- gio per tempo. Il portiere di notte mi serví tè e pane tostato e mi tracciò l'itinerario. « Adesso passerà da Glengarry e di lí arriverà a Glen Shiel. Se troverà la nebbia, in montagna, vada piano, perché la strada è stretta e pericolosa. Dopo Ardelve arriverà a Kyle of Lochalsh dove potrà prendere il traghetto per l'isola di Skye. ~ Cinque minuti dopo aver superato Glengarry mi trovavo in una zona boscosa, quando udii un prolungato suono di clacson alle mie spalle. Guardai nello specchietto retrovisore e vidi un'auto sportiva rossa, con una donna al volante, che sopraggiungeva veloce. C'era una curva pericolosa poco piú avanti, perciò frenai per lasciar libera la strada: la guidatrice avrebbe dovuto prendere la curva molto stretta per superarla. Non riuscí a farcela: un camion carico di tronchi di pino veniva in senso opposto e lei fu costretta ad allargare per evi- tarlo. Le ruote finirono sul bordo ghiaioso della strada e l'auto pre- cipitò giú per la scarpata. La udii piombare nel folto delle betulle e poi mi giunse agli orecchi un fragore metallico, quando cozzò con violenza contro i tronchi dei pini. Il camion aveva continuato per la sua strada e a me era rimasto l'ingrato compito di far fronte a ciò che avrei trovato. L'incidente era meno grave di quanto avessi temuto. Il folto delle betulle aveva attutito l'impatto contro i pini. Il lato sinistro dell'auto era accartocciato, ma la guidatrice stava venendone fuori, apparente- LrQ' mente illesa. Rimase un momento in piedi a contemplare il disastro, poi si sedette di colpo sull'erba umida. Mi precipitai correndo verso di lei ; « Si è fatta male? :~ J « Non credo. Mi lasci stare per un momento, la prego. ~ La pro- nuncia era prettamente inglese, anche se nel fondo si avvertiva un leggero accento scozzese. Non le vedevo il viso, ma i capelli erano di un nero corvino e le gambe snelle; indossava una gonna scozzese col disegno dei McNeil. Scesi fino alla sua macchina, spensi il mo- tore, aprii il portabagagli e ne tirai fuori il contenuto: una valigia e una ventiquattr'ore. Le portai nella mia auto e quando tornai giú la donna stava rawiandosi i capelli neri, scostandoli dall'ovale pallido del viso. « Sono una vera sciocca. « D'accordo. E ora? :~ « Non ha per caso un po' di brandy? ~ « No, ma glielo offrirò a Glengarry. Lí potremo anche telefonare a un medico. :D « Io sono medico. Non ho niente di rotto e non vedo sangue; ma quasi certamente fra poco mi verranno i brividi per la reazione ner- vosa. Mi dia una mano, per favore. ~ La aiutai a risalire la scarpata fino alla mia auto e la riportai a Glengarry, dove poté bere un brandy e un tè molto forte, mentre si telefonava al soccorso stradale per il recupero dell'auto sfasciata. La donna si chiamava Kathleen McNeil, era dottore in medicina, si era laureata a Edimburgo e a Londra e, come aveva previsto, fu presa dai brividi. Quando le furono passati, mi domandò: « Lei dov'è di- retto? :~ « A Kyle of Lochalsh, come prima tappa. « Potrebbe darmi un passaggio? « Certo. Mi fa piacere aver compagnia. ~ C'era ancora nebbia nella valle di Glen Shiel, cosí salimmo lenta- mente lungo il fianco delle colline, augurandoci che nessun pazzo sbucasse all'improvviso dalla foschia. Poi, di colpo, fummo in pieno sole: una mattina sfolgorante come non ne avevo mai viste. Verso il cielo di un pallido azzurro le colline si ergevano regalmente amman- tate di erica violetta. In basso, il terreno precipitava nelle acque scin- tillanti del Loch Cluanie. Fermai l'auto in uno spiazzo su un lato della 143 strada, scendemmo, e insieme rimanemmo a guardare. Nell'azzurro del cielo, un falco pellegrino planava pigramente. In quel momento mi venne quasi da piangere. Capivo il fascino del deserto e dell'alta montagna, dove un uomo può ricominciare a essere sé stesso, e mi domandai in che modo il mio terrore segreto avrebbe avuto fine « Lei sta rimuginando pensieri molto tristi ~ osservò Kathleen Mc- Neil. «Sí. ~ « Allora dovrebbe lasciarli qui e dimenticarsene. :9 « Seguirò il suo consiglio, dottoressa. ~ Rise, e il suo viso fu d'un tratto giovane e bello. « Dove è diret- ta? :~ le domandai. « A Harris. ~ nelle Ebridi Esterne. Vado a sostituire il medico di lí che è in vacanza. ~ « E io vado a Lewis. Passerò la notte a Skye e domattina pren- derò il primo traghetto da Uig. Se vuole risparmiarsi un lungo viag- gio in corriera, può venire con me. :~ « Grazie, con piacere. ~ ORA, mentre rievoco il passato, mi meraviglia la semplicità di quel momento e la violenza del dramma al quale entrambi saremmo an- dati incontro. Fu un bene che né io né la mia compagna prevedes- simo ciò che Muirgen, la dea dei Celti nata dal mare, stava intes- sendo nei nostri destini. L'ordito di quel giorno fu semplice e bello, per noi. C'era una mu- sica di nomi strani: Morvich e Auchtertyre, Balcamara e Luib, Sli- gachan e Kensaleyre. C'era un vecchio in un torrente, l'acqua fino ai ginocchi, che pescava trote lanciando la lenza con grazia rituale; c'erano bianchi gabbiani che roteavano nel cielo al di sopra di bian- che casette costruite lungo la riva del mare; c'era una donna che rivoltava e ammucchiava l'erba appena falciata. E, dappertutto, erica e muschio e talvolta un gruppetto di pini o un vasto ammasso di pietre rotolate da un antico ghiacciaio. Nell'alberghetto di Uig ci servirono la cena, ma avevano una sola camera; perciò me ne trovai una nella casa di un contadino dove promisero di darmi la colazione e di svegliarmi in tempo per il tra- ghetto. Quella notte, rimasi ad ascoltare il debole sciabordio della marea e a guardare la luna salire nel cielo al di sopra del Ben Edra. Alle otto e un quarto, ci trovavamo nella prima fila delle mac- chine che attendevano il traghetto per Tarbert, il porto meridionale per l'isola di Lewis. Ci dissero che, quella mattina, il traghetto sa- rebbe stato in ritardo: cosí Kathleen McNeil andò in cerca di una tazza di caffè e io mi diressi alla spiaggia per dare un'occhiata a una 'a` barca a vela ancorata nel bacino interno. Era una bella imbarcazione, lunga una quindicina di metri, costruita in modo solido e robusto per poter affrontare i mari del nord, ma con uno scafo che promet- teva buona velocità. La scritta sulla volta di poppa diceva: "The Mactire, Stornoway". Un uomo con un braccio al collo uscí dal por- tello della cabina e avvicinò un canotto al fianco della barca. Vi saltò dentro e cominciò a vogare verso la spiaggia. Era un giovanottone con i capelli rossi, una rossa barba da vi- chingo, un torace largo quanto un barile di aringhe. Gli offrii aiuto per tirare in secco il canotto, ma lui rifiutò con un sorriso « Ho ancora una mano buona. Ma lei ha un'auto, per caso? Sta- mattina sono scivolato sul ponte e temo di essermi rotto il polso. Sarà bene che vada da un medico a farmelo immobilizzare. » Gli dissi che avevo sia l'auto sia un dottore, anzi una dottoressa, e lui si mise a ridere. « ~ proprio la Provvidenza a mandarlo. Ormai non mi rimane che trovare un marinaio per riportare la barca e me a Stornoway. » Fu allora che mi cacciai nelle maglie della rete che la dea del mare aveva intessuto per me. Impulsivamente, dissi: « Forse ne conosco uno ~. « Un giovane del posto? « No, io. » « E lei, dove ha navigato? » « Dalle parti di Sydney e nei mari del sud. Lungo le isole del Tir- reno e della Grecia. ~> « E si guadagna la vita sul mare? » « No, sono scrittore... e giro il mondo. » « Che ne dirà sua moglie? ~ « Non è mia moglie; ma se riuscirò a convincerla a portarmi la macchina a Tarbert con il traghetto, lei avrà il marinaio che le occor- re. ~ Mi guardò a lungo con quei suoi occhi azzurri e freddi come il mare. Poi, sorrise e mi tese la mano buona. ~ Allora, lei è imbarca- to Ora andiamo a parlare con la sua dottoressa. :~ Cosí, benché allora non lo sapessimo, il magico quadrato si era completato Alastair Morrison del clan Morrison, la dottoressa Kath- leen McNeil di Edimburgo e Londra, il giovanottone dalla barba rossa che si chiamava Ruarri Matheson, e io, lo straniero in terra gaelica. 145 Ancor oggi mi domando perché fossi stato scelto per riunirci tutti e quattro. Non ho ancora chiarito fino a che punto io sia stato respon- sabile della follia e del terrore che alla fine si impadronirono di noi. « PRIMA isseremo il guidone ~ decise Ruarri Matheson, « tanto per far vedere chi siamo, poi spiegheremo le vele e salperemo. ~ Mi guardava con occhio critico mentre tiravo a bordo il canotto. Sul guidone era raffigurata una digrignante testa di lupo, rossa in campo bianco. Gliene domandai il significato. Si mise a ridere. « ~ il nome della barca. Mactire è un'antica pa- rola gaelica che vuol dire lupo. ~ anche il soprannome che mi hanno affibbiato gli isolani: Ruarri Mactire, il Lupo Rosso. :~ « Credevo che anche lei fosse delle isole. « Infatti, ma ne sono stato lontano per dieci anni. « Che cosa faceva? :~ « Un po' di tutto. « E ora che fa? ~ « Lavoro la terra. E vado un po' a pesca in mare. Quando posso esco con questa barca. ~ Issai la vela maestra, spiegai il fiocco e la vela di mezzana, poi corsi a prua per tirare su l'ancora. Quando fui di ritorno nel pozzetto, Ruarri aveva diretto la barca oltre il molo e imboccato il canale per il lungo tragitto verso nord. Quando ebbi tesato le vele, Ruarri mi rivolse un sorriso e una laconica frase di approvazione. « Ben fatto, seannachie! « Che diavolo vuol dire seannachie? ~ « Oh, l'ignoranza del sassenach (*)! Un seannachie è un narratore, come lei, ma uno che ha tutto nella testa: le storie dei clan e le leg- gende dei tempi prima dei clan. A volte è anche un bardo e sa cantare le vecchie canzoni e comporre una poesia per una festa di nozze o un funerale. Ce ne sono ancora nelle isole e forse, quando lei sarà invi- tato a un ceilidh - cioè un soggiorno, un trattenimento in casa di qualcuno - potrà ascoltare un seannachie, benché bisogna sapere il gaelico per capirlo. :~ 146 « Se starò a lungo, dovrò impararlo. ~ (~) Sassenach è il soprannome che gli Scozzesi darmo agli Inglesi. (N. d. T.) ~ Pensa di trattenersi molto? :~ « Non lo so. ~ « Dove abiterà? :D « Da Alastair Morrison, vicino a Laxay. Lo conosce? ~ « Lo conosco. Mi è simpatico, anche se non sono sicuro di come lui mi giudichi a volte. Prenda il timone, ora, mentre io vado a pre- parare qualcosa per riscaldarci. :~ Mi faceva un complimento e io ne ero assurdamente orgoglioso. Non c'è piacere piú puro e piú rigeneratore di quello di starsene al timone con un buon vento e sentire la forza del mare e guardare il ventre bianco e teso di una vela ben orientata. Ruarri tornò in coperta con due piccoli boccali stretti nel pugno: caffè nero corretto con whisky di malto. « Lei è un buon timoniere. ~ « Avevo anch'io una barca. Ci facevo le regate, ma non ero un concorrente temibile. Non ho l'istinto della sopraffazione. Mi guardò con occhio inquisitore. « ~ una strana frase da dire. :~ Era un tipo guardingo, il Lupo Rosso. Aveva l'aria circospetta e furtiva dell'uomo di un commando, la reazione immediata, e quel pronto sorriso che nasconde sempre una tensione interiore. « Mi dica, seannachie, che c'è tra lei e quella dottoressa? ~ « Niente. Ha sfasciato la macchina guidando come una pazza. Le ho offerto di portarla a Uig. « 1~ una gran bella ragazza. :~ « Ci sono milioni di belle ragazze. « E potrebbe anche starci. « Non gliel'ho chiesto. « Forse potrei chiederglielo io, uno di questi giorni. « Siamo in un paese libero. :~ « Storie! Sono tornato da tre anni e posso dirle che ormai abbiamo le mani legate, a forza di regolamenti inglesi e di socialismo all'in- glese ~ il paradiso dei turisti, dicono loro! La migliore pesca al sal- mone del mondo, ma non trovi una camera con bagno da Berneray a Butt of Lewis. I soldi piovono negli alberghi, verissimo: soldi dei tessitori, dei proprietari di terre e i soldi forniti dall'ente per lo svi- luppo delle Terre Alte. Ma tutto torna sul continente... attraverso i bar e le tasche dei birrai. E cosí le donne lavorano come cavalli da tiro, e le flottiglie per la pesca delle aringhe si riducono a ben poco perché non trovi gli uomini per tenere in mare le barche. ~ 147 « E allora, perché è tornato? ~ « Questa, seannachie, è una domanda difficile. Frattanto, teniamoci su questa rotta per un'ora, poi andiamo verso le Shiant dove spero d'incontrarmi con un mio cliente norvegese. :~ Non gli domandai chi fosse il suo cliente o che genere di affari dovesse concludere in mezzo al canale del Minch. Ero felice di go- vernare la barca e di guardare le scogliere svanire lentamente nella foschia dell'estate. Ma Ruarri aveva voglia di parlare. « Un tempo mi piaceva pensare agli antichi Scandinavi. Guardi la carta geografica e veda un po' fin dove sono arrivati con le loro navi: alle Faroer, alle Orcadi, alle Shetland, all'Islanda e alla coste dell'America e, lungo i fiumi, fino a Kiev. Metà delle nostre spiagge hanno nomi scandinavi. Ne abbiamo ereditato i capelli di stoppa e le barbe rosse, e una cultura che è troppo mescolata con quella gaelica perché possa venircene qualcosa di buono. Ecco la sola ragione per la quale sono tornato: volevo ancora le acque scure e il vento di bur- rasca, il cervo sui fianchi delle montagne e la terra che può tornare fertile se un uomo la lavora con i muscoli e col cervello. » « Cosí, adesso, ha quello che vuole. » « Non tutto, ma l'avrò. Frattanto vado un po' in giro, faccio qual- che scorribanda e se lei vuole essere considerato bene dalla brava gente di Lewis, farà meglio a non farsi vedere troppo con me. » « Questo lo giudicherò io. Quanto tempo crede che ci vorrà per ar- rivare a Stornoway? :~ « Se il vento regge, ce la faremo in otto ore. Le troverò un letto e domattina l'accompagnerò a Tarbert, per riprendere la sua mac- china. Intanto, mi farà un piacere se non parlerà di questo piccolo incontro che avremo al largo delle Shiant. :~ « Sono affari suoi. Non avrei motivo di parlarne. » Allora si tranquillizzò. Seduto sul bordo del pozzetto cominciò a raccontarmi storie dei mari del nord; storie di vecchi cacciatori di balene e di foche, di naufragi nelle grandi tempeste dell'Atlantico; leggende dei neri pigmei di Ness e delle antiche genti che avevano eretto i menhir, le grandi pietre preistoriche infisse nel suolo. Era tutto insolito, strano e meraviglioso, una magica cortina tra me e il mondo che mi ero lasciato alle spalle. Superato il tratto verso occidente, puntammo a nord nel canale del Minch. Ruarri prese il timone e mi mandò a preparare qualcosa da mangiare per tutti e due. La cabina era pulita e lustra come un soldo nuovo, i tegami erano 14~ lucidi e le posate impeccabili. Non c'era il tipico disordine dello sca- polo. Per rozzo, rumoroso e vagabondo che fosse, Ruarri il Rosso era un uomo molto metodico. Era anche un buongustaio, e l'arma- dietto dei liquori per proteggersi contro il freddo notturno durante i turni di guardia era ben fornito. Mentre il cibo era sul fuoco, diedi un'occhiata ai suoi libri. Altra sorpresa: niente di quella robaccia dalle pagine gualcite che si trova tanto spesso negli scaffali degli uomini di mare. C'era la traduzione di Laing degli Annali dei re di Norvegia, un volume dei diari di Mac- Donald sul folklore dell'isola di Lewis. Qualunque cosa si sentisse - un gaelico tornato in patria o un vichingo redivivo - Ruarri Matheson leggeva per risalire alle sue origini; o forse leggeva per colmare il vuoto di dieci anni di esilio? Presi il timone mentre Ruarri pranzava; poi mangiai anch'io e scesi giú a rassettare la cucina. Non avevo ancora finito quando Ruarri mi chiamò. Le Shiant si ergevano davanti a noi e il suo cliente, un vecchio peschereccio che vomitava fumo nerastro dai motori diesel molto sporchi, avanzava verso di noi. Ruarri mi disse di ammainare le vele e metter fuori i parabordo. Poi portò la Mactire a fianco del peschereccio. La tenni lí con il motore al minimo mentre Ruarri saliva a bordo del peschereccio. Un uomo corpulento lo accolse, poi entrambi scom- parvero sottocoperta Dieci minuti dopo, Ruarri era di ritorno con una piccola borsa di pelle sotto il braccio e una bottiglia di gin in mano. Dopo di che ripartimmo. Quando ebbi alzato le vele e fummo di nuovo in rotta verso nord, Ruarri mi riempí un bicchierino di gin. « Un buon diavolo, quel Bollison. Piú onesto di tanti altri. E un gran lavoratore Quella carretta ha per lo meno vent'anni, ma lui ci fa il giro dell'Artico come se fosse un rompighiaccio. Ne ho com- prato la metà diciotto mesi fa e ci ho già guadagnato. « Cosí, adesso lei è un grosso armatore. ~ Mi rivolse un'occhiata ostile e poi quel suo pronto sorriso. « Al giorno d'oggi bisogna tenere un piede in terra e l'altro in mare. La terra per mangiare e per la nazionalità, e per avere un posto dove ritirarsi quando la linfa si prosciuga. Ma il mare rappre- senta ancora la libertà. Finché in porto tieni le mani pulite, non c'è legge che possa metterti nei guai. Ed è il mare che darà da man- giare a un mondo affamato quando metà della Terra sarà diventato un lurido deserto! :~ « Mi domando solo dove sarà alla fine, Ruarri, quando la salute l~abbandonerà o, come dice lei, quando la linfa si prosciugherà. ~ 149 « ~ questo che non capisce, seannachie! Per me, quel che conta è fare una cosa e non la cosa già fatta. lE come una burrasca nell'Atlan- tico. C'è la nave, l'equipaggio e il mare, e tu solo a dominarli tutti. E se non sai dominarli, sei morto. Ma se sai farlo, metti soldi in ban- ca: per un altro ettaro di terra, o un deposito su un'altra barca (iL che ti offre due possibilità di guadagno invece d'una, la volta seguen- te); oppure per comprare un carico a Stoccolma che puoi rivendere altrove con profitto. ~ « Ma Ruarri, Leverhulme cercò di fare proprio quello che sta cer- cando di fare lei. Voleva organizzare la pesca, aprire filature, avviare aziende agricole, e aveva un mercato bell'e pronto per tutti i suoi pro- dotti. E invece non c'è riuscito, nonostante tutti i suoi milioni. ~ Ruarri aveva la risposta pronta: « E lo sa perché? Perché era padro- ne dell'isola, ma era un forestiero. Voleva fare il ricco feudatario che si degna di concedere favori ai suoi vassalli, ma gli isolani non vollero saperne e non posso dargli torto. Con me, invece, è diverso: io sono uno dei loro. Sono il figlio di Anne Matheson, nativa di Gisla, ma non so chi fosse mio padre e ormai non m'importa niente di saperlo. Sono un poco di buono, d'accordo, e i ragazzi che lavorano con me lo sono anche loro, ma questa è casa nostra. Ci restiamo e ce la ca- viamo bene. Posso farle vedere cosa facciamo con le torbiere che sono rimaste sterili per secoli. Venga con me su un peschereccio e le farò vedere quel che facciamo in mare. Un altro paio d'anni, e sarò pro- prietario di una flottiglia. E quando mi sposerò non mi chiamerò piú Ruarri Matheson, ma Ruarri Mactire. Mi farò cambiare il nome con un atto legale e i miei figli saranno i figli del Lupo Rosso. Cosí, che ne pensa ora di me, seannachie? >) Lo avevo stuzzicato fino a fargli dire piú di quanto avesse voluto, perciò cercai di rabbonirlo con un complimento. « Penso che lei sia un uomo intraprendente, Ruarri, e credo che riuscirà ad avere ciò che vuole. Ma è un solitario, ha ricordi che altri non hanno. E questo la spinge a correre rischi piú grossi. :~ Avvertivo la collera montargli dentro e capii perché gli avessero dato quel soprannome. Poi di nuovo, il sorriso pronto è luminoso. « ~ troppo intelligente, seannachie. Sono contento che siamo di- ventati amici, altrimenti ci daremmo filo da torcere. Ecco a dritta Capo Kebock. Mi chiami quando ci saremo davanti e le indicherò la rotta per arrivare in porto. ~ Scese sottocoperta e fui felice di rimanere solo: era troppo com- 150 battivo per i miei gusti. Eppure, c'era in lui qualcosa che attraeva enormemente, qualcosa di eroico che lo distingueva dagli altri. E c'era anche un'aperta sfida: quella di correre l'avventura, di uscire dai con- ~ fini ristretti, di misurare sé stesso, come uomo, con gli elementi pri- .~ mordiali e le tirannie di un'epoca dissennata. ~ Mi sorpresi a domandarmi quale tipo di donna avrebbe sposato per F" avere i figli di lupo che voleva lui, e come avrebbe reagito Kathleen a~' McNeil, se mai Ruarri avesse posato su di lei quei suoi occhi irre- F quieti. Mi domandavo come avrebbe trattato un rivale in affari o in amore e fino a che punto l'ambizione che lo dominava gli avrebbe fatto varcare i limiti della legge. Poi, il vento cominciò a rinfrescare ed ebbi il mio da fare con vele e timone finché non arrivammo a Stornoway. Erano quasi le sette di sera, quando ormeggiammo nel bacino in- terno. La cittadina, con i suoi tetti neri e i suoi muri intonacati, era immersa nel silenzio dell'ora della cena, rotto solo dal lamentoso gri- do degli ultimi gabbiani. « Le sembrerà un posto triste ~ disse Ruarri. « Si guarda il mare e si pensa alle vite che si è preso e a quelle che ha lasciato. Si guar- dano le colline e ci appaiono abbandonate da coloro che sono morti e da coloro che se ne sono andati. « E le chiamano Isole Felici? :~ « Sí, nonostante tutto. Ora ammainiamo le vele; le farò vedere dove si può trovare un po' di felicità. ~ Mentre mi affrettavo a sbrigare le ultime incombenze, udii Ruarri lanciare una violenta imprecazione. Alzai lo sguardo e vidi una lancia della dogana che si dirigeva verso di noi. Ruarri, rabbioso e ostile, rimase appoggiato all'albero finché la lancia ci si affiancò. Io conti- nuai a imbrogliare le vele, gli orecchi tesi a cogliere il dialogo. « Vorrei venire a bordo, Ruarri. :D « Perché? :~ « Una normale ispezione. ~ « Normale un corno, Duggie! ~ solo per darmi fastidio e tu lo sai benissimo Da quando sono partito, ieri, sono sempre rimasto in ac- que territoriali. « Voglio venire a bordo lo stesso. Che hai fatto al braccio? « Me lo sono fratturato. « Chi è quel tipo a bordo con te? :~ « Un tale che ho trovato a Uig. Mi ha riportato qui. « Vorrei parlare anche con lui. ~ Sistemata l'ultima vela, scesi nel pozzetto. Il doganiere, un tipo 15l bruno dal viso magro e dall'occhio sagace, mi rivolse il classico sorri- setto professionale. « Mi dispiace disturbarla, signore. Potrei vedere i suoi documen- ti? « Sono nella valigia, in cabina. Vado a prenderli. ~ Scesi sottocoperta, misi la valigia sulla cuccetta e l'aprii. La borsa che Ruarri aveva portato con sé dal peschereccio era lí, sopra ai miei vestiti. Dapprima ne fui stupito, poi seccato. Aprii la chiusura lampo della borsa. Era piena di banconote: sterline inglesi e dollari ameri- cani. Mi si affacciò subito il dilemma: dovevo gettare la borsa sulla cuccetta e lasciare che Ruarri desse le spiegazioni che voleva, op- pure dovevo far credere che mi appartenesse e imbarcarmi in una bugia se il doganiere avesse chiesto di controllare il mio bagaglio? Decisi di bluffare per salvare la faccia a entrambi. Presi il porta- fogli con i miei documenti, lo ficcai nella borsa e salii in coperta. Una volta lí, frugai nella borsa e porsi i documenti al doganiere: passaporto, biglietto dell'aereo, contratto per il noleggio della macchi- na. Per buona misura gli dissi anche il nome della persona che mi avrebbe ospitato a Laxay. Mi gratificò con un sorriso per la comple- tezza della mia documentazione e mi restituí le carte. « Tutto a posto, signore. Le auguro un buon soggiorno nelle Iso- le. :~ A Ruarri rivolse solo un secco comando: « Adesso, giovanotto, sbrighiamoci con questa faccenda ~. Scese sottocoperta con Ruarri alle calcagna che brontolava e im- precava, mentre io, di pessimo umore e tremante di freddo, me ne stavo nel pozzetto con la borsa stretta tra le ginocchia. Ci vollero venti minuti prima che il doganiere tornasse in coperta, annunciasse senza malanimo che eravamo liberi di scendere a terra e se ne an- dasse. Ruarri, con la piú grande faccia tosta, non pensò neppure a scu- sarsi. « Ti avevo capito bene, seannachie. La prontezza di spirito non ti manca certo. « Va' al diavolo, Matheson! Su, scendiamo a terra. :~ « Non vuoi che ti spieghi? «No. « Allora un bicchierino a conclusione di una bella giornata? « No, grazie. ~ Vogammo in silenzio fino a riva. Ci separammo senza stringerci la mano e io girai mezz'ora per la cittadina prima di trovare una ca- mera qualsiasi, una cena indigesta e prima di infilarmi a letto pensan- do che probabilmente sarei diventato pazzo furioso nelle Isole Felici. Mi svegliai tardi in una bella mattina di sole. Il vento era cessato durante la notte e il mare era uno specchio. I primi pescherecci sta- vano uscendo dal porto e c'era animazione nelle strade e sulle ban- chine: massaie mattiniere con la sporta della spesa, camionisti che caricavano balle di lana per le filande e per i tessitori artigiani, un affaccendarsi nel bacino interno dove le barche da pesca si appresta- vano a prendere il mare. Una foca sporgeva dall'acqua il muso inqui- sitore, un vecchio seduto su una bitta rammendava attentamente una rete. La gente era scialba, a prima vista, vestita rozzamente con abiti tessuti in casa. Le donne erano robuste e con le gote rosse, gli uomini avevano il viso segnato dal mare e si esprimevano con lentezza. Ma quando domandavo un'indicazione sorridevano e non lesinavano il loro aiuto. Non dimostravano alcuna curiosità nei miei confronti, ma in fondo ciò non era strano, perché gli uomini di Lewis erano emigrati in tutto il mondo e per lo piú erano stati imbarcati nella ma- rina mercantile. Ma nel paese si avvertiva anche la paura del mare, e non passava stagione senza che fosse necessario mettere in mare piú volte l'imbar- cazione di salvataggio. Non c'era da stupirsi, quindi, se quella gente aveva una salutare disistima per chi viveva la propria vita senza mai affrontare il pericolo. A un tratto, capii che Ruarri, il Lupo Rosso, era un uomo pronto a correre rischi, al pari di quella gente, e mi rammaricai di aver rifiutato la sua spiegazione e l'offerta di andare a bere qualcosa per suggellare la bella giornata. Quando tornai all'albergo, trovai Ruarri ad aspettarmi. Mi porse un mazzetto di chiavi e un involtino. « Ho fatto portar qui la tua macchina da Tarbert. Ho pagato il conto dell'albergo, e il pacchetto è un'offerta di scuse. Spero che vorrai accettarlo. :~ Che potevo fare con un uomo simile? Le mie parole suonarono ri- luttanti e sforzate. « Non c'era bisogno che ti prendessi questo disturbo. Ieri sera avevo perso il senso dell'umorismo. « Allora andremo a bere insieme una volta o l'altra? « Con piacere. ~ « E, adesso, buon divertimento. » Ci stringemmo la mano e io rimasi a guardarlo mentre si allonta- nava camminando a gran passi come se fosse stato il padrone della città Il pacchetto conteneva un pezzo di scacchi; era di avorio e raffigurava un guerriero vichingo. Era accompagnato da un biglietto che diceva: ~L'ho trovato nella mia terra. Dicono che abbia quasi mille anni. Se credi che potremo diventare amici, accettalo. Ruarri". Ora, mentre scrivo, il piccolo guerriero vichingo è sul mio tavolo, reliquia di tempi eroici e, per me, ricordo di una breve violenza, di una grande passione e di un eterno rimpianto. LA vlLLA di Alastair Morrison del clan Morrison sorge su una lin- gua di terra che si protende nelle acque del Loch Erisort. Per arri- varvi si prende la strada a sud di Stornoway, una strada stretta e tor- tuosa che si snoda attraverso torbiere e piccoli poderi. Su questa stra- da c'è spazio per una sola macchina perciò, quando se ne incontra un'altra, una delle due deve portarsi su una piazzola laterale per la- sciar passare l'altra. La casa, fatta com'è di pietra grigia, con frontoni acuti, stretti abbaini e un alto muro per proteggerla dal vento del mare, a prima vista sembra tetra. Ma, una volta all'interno del muro, tutto cambia. C'è un giardino come lo si potrebbe trovare nel Kent o nel Surrey, con azalee, tulipani e un tratto coltivato a ortaggi. Hannah, una don- netta minuta e vivace, senza età, con un guizzo luminoso nei neri occhi da zingara, ti accoglie sulla porta. Una rotondetta cameriera ti prende la valigia e ti accompagna in una camera al piano di sopra dove ci sono fiori freschi, una Bibbia sulla scrivania e altri libri in uno scaffale. Quando ti sei tolto di dosso la polvere della strada, vieni introdotto in una grande stanza con le pareti rivestite di quercia dove sei ricevuto dal signore del luogo che indossa il kilt, il gonnellino scozzese. Ti accoglie con il tradizionale saluto delle isole: « Ceud Mile Failte, centomila benvenuti ». Ti mette in mano un bicchiere di whi- sky di malto, ti fa sedere accanto al fuoco di torba e poi ti spiega quella che lui chiama la gerarchia della casa. « Anzitutto ci sono io. Riscuoto il denaro il venerdí di ogni setti- mana e ascolto le lamentele degli ospiti, anche se non faccio niente per mettervi rimedio. Se c'è qualcuno che vuoi vedere, cercherò di combinar l'incontro. Se c'è qualcuno che vuoi evitare, farò il possi- bile per accontentarti, purché non debba dire bugie. Poi c'è Hannah. Lei presiede alla casa e alla cucina. Serve la colazione alle otto, il pranzo alle dodici e trenta e la cena alle sette. E se non sei qui a queste ore non mangi... ma so che, a volte, Hannah lascia panini imbottiti e una bottiglia di birra nella camera dell'ospite che le riesce simpatico. Inoltre, ha il dono della preveggenza, ma di questo non vuole parlare. Per la pesca ci sono Fergus e i suoi ragazzi. Fergus ti comprerà gli attrezzi, ti preparerà le mosche e ti darà, senza pre- ~endere niente, piú consigli di quanti te ne servano. Una bottiglia di whisky di tanto in tanto servirà a far dimezzare i consigli e a rad- doppiare la preda. « Quanto posso rimanere? « Quanto vorrai. :~ « Posso invitare qualcuno? ~ « Se mi va a genio, sí. A proposito, domani verrà a pranzo una certa dottoressa Kathleen McNeil: è una bellezza, come sua madre, che un tempo volevo sposare. Credo che tu la conosca. « Sí, ci siamo incontrati. Piccolo il mondo, eh? :~ « A Lewis è ancora piú piccolo di quanto tu creda. Inoltre, un cer- to Duggie Donald, funzionario delle Dogane e Dazi di Sua Maestà, mi ha chiesto di te. Non temere. Sul tuo conto gli ho dato informa- zioni che ti fanno apparire un uomo molto migliore di quel che sei, perciò puoi star tranquillo... purché tu faccia attenzione a chi fre- quenti. « Vuoi dire Ruarri Matheson? :~ « Voglio dire che sei un forestiero e che hai molte cose da impa- rare. Nient'altro. « E che cosa dovrei imparare sul conto di Ruarri il Rosso? ~ « Niente che non possa aspettare. Andiamo, adesso, altrimenti il pranzo diventa freddo e Hannah ci farà una ramanzina. ~ Il pranzo fu sontuoso. C'era minestra d'orzo, salmone pescato nel Loch, agnello arrosto accompagnato da un buon Borgogna, una tor- ta di lamponi con panna e un piatto di formaggi per togliere gli ultimi morsi della fame. C'era anche tempo di gustare i discorsi di un uomo soddisfatto di sé e di ciò che aveva ereditato. « La casa apparteneva a mio padre che era medico come me... solo che lui passò tutta la vita qui, suil'isola. La terra è buona sol- tanto per allevare pecore ed estrarre torba, ma la pesca è tra le mi- gliori dell'isola La gente? Difficile conoscerla, da principio, perché si nasconde dietro il gaelico e la vita del clan è molto piú chiusa di quan- to tu possa immaginare. Nelle isole non hai mai bisogno di chiudere a chiave la macchina o la casa, e la domenica devi badare a come ti comporti Sono religiosi, qui, e inclini al misticismo, sebbene un fu- nerale potrebbe sconcertarti perché la morte, per loro, è una cosa molto naturale. Il livello d'istruzione è alto, perché c'è rispetto per 155 L ESTATE DEL LUPO ~OSSO 156 c la cultura e studiare è il solo modo per ottenere un posto sul conti- nente, se mai si voglia andarvi. Violenza? Non ce n'è. Ma c'è una certa tristezza, perché assistiamo alla lenta morte di tutta la cultura celtica. Cominciò a morire a Culloden, ma ora ci sono altri carne- fici: la TV e la radio e la brutale economia del ventesimo secolo. :D Questo ci riportò a Ruarri il Rosso e alle sue fiere ambizioni se- grete. Raccontai a Morrison del giorno che avevo passato in barca con lui, della conclusione burrascosa che aveva avuto e del dono che mi aveva fatto. Poi, Morrison mi diede la sua versione della storia di Ruarri. « Ti ho già detto che il mondo è piccolo, qui a Lewis. Ti rivelerò fino a che punto può esserlo. Ruarri Matheson è nato proprio nella camera dove ora alloggi tu. Anne Matheson era qui a servizio perché mio padre l'aveva presa quando i suoi ge- nitori l'avevano cacciata di casa. Adesso è morta, povera donna, ma ai suoi tempi era considerata una bellezza; perciò le male lingue resero la vita difficile prima a lei, poi al ragazzo. :~ « Chi era il padre? » « Anne non l'ha mai detto. » « Una donna coraggiosa. :~ « Sí. C'era una gran forza in lei, come c'è in Ruarri. Il ragazzo venne su ribelle, e doveva esserlo se voleva sopravvivere al disonore della sua nascita. Quando i vecchi morirono, il podere di Gisla passò ad Anne, e Ruarri vi lavorò finché lei visse. Poi, alla morte della madre, lo vendette e partí. Tre anni fa è tornato con un mucchio di soldi in banca. Ha comprato terre, ha contratto un prestito per un peschereccio e l'ha rimborsato nel giro di un anno. Ha messo insieme un piccolo equipaggio di giovani, gran bevitori e giocatori. Li chiamano i buannas di Ruarri il Rosso, l'antico nome della guar- dia del corpo del signore delle isole. Li fa lavorare sodo, li paga bene, e va a far baldoria con loro per tutta l'isola di tanto in tanto. » « E perché il funzionario delle Dogane e Dazi di Sua Maestà si interessa tanto a lui? ~ « Non lo so. Ma Ruarri Matheson non è tipo da perdere l'occa- sione di un facile guadagno, dentro o fuori i limiti della legge. » « Mi ha invitato a casa sua. » « Io ci andrei. Fallo venire qui quando vuoi. ~ un tipo diverten- solo sta' attento a non farti mettere nei guai. Adesso, se ti va li fare una passeggiatina, ti presento a Fergus William McCue per la pesca. ~ Cosí, per allora, l'argomento fu chiuso; e tuttavia io avevo l'im- pressione che Alastair Morrison mi avesse detto meno di quanto sapesse. Ci vollero dieci minuti di buon passo per arrivare alla casetta di Fergus McCue, domestico e factotum di casa Morrison. Lo sentim- mo ancor prima di vederlo: un'acuta e nasale voce di vecchio che cantava tremolando: Thoir a' Nall am Botul, "La canzone della bot- tiglia". Era il vero tipo di celtico, scuro, piccolo come un fantino, pronto e vispo come un gallo da combattimento. Sedeva su una pan- ca davanti alla casetta, intento a preparare mosche per i salmoni; aveva un berretto a visiera in testa e il bavero della giacca di tweed rialzato. Alastair gli disse il mio nome e lui mi squadrò con aria sprezzante. « Ach! ~ esclamò. « Il truaghan. Povero diavolo. Chiunque capi- rebbe che non ce la farà mai. Non ha le mani, non ha l'occhio. E COSí iO dovrò fare tutta la fatica per una briciola di quel che pren- dera. « Ma ci proverai con lui, Fergus? :~ « Sí, che Dio mi assista, ci proverò. ~ Mi fissò con occhi minac- ciosi e sparse le mosche sulla panca. « Adesso vediamo cosa inse- gnano in Europa. Mi dica i nomi di queste mosche. « Non saprei distinguerle una dall'altra. ~ « E allora - che i santi ci proteggano dalle burrasche! - come pen- sa di pescare? Queste sono per la trota: ragno nero e piuma di pavone, mosca dorata e falena dell'erica. Queste le chiamiamo: "Maria chiomata" e "Lampo e tonfo", tutte e due su ami da dieci per il sal- mone. Queste altre sono per la trota di mare: Watson's Fancy, Black Pennell e Peter Ross. Capito bene? «No. « Un po' lento, signor Morrison. Sa come lanciare? «No » « E allora che cosa sa fare? « Niente. Per questo sono venuto da lei. Per imparare. ~ « E quanto tempo crede che mi resti? Sono vecchio. Potrei esser già morto prima che lei prenda il primo pesce. Ma venga la mattina e la sera quando il sole non batte sull'acqua. Porti il veicolo, io porto l'esca Lui beve, signor Morrison? :~ « Temo di sí. ~ « Dio sia ringraziato per le piccole consolazioni. A domattina, fi- 157 gliolo E si ricordi di portare un goccino contro il freddo. ~ Non c'eravamo allontanati di dieci passi che già era tornato alle sue L ESTATE DEL LUPO ROSSO esche, riprendendo a canticchiare il motivo di prima ai gabbiani che volavano in cerchio. « Ha passato i settanta da un pezzo ~ disse Morris, « ma si fa a piedi ancora quindici o venti chilometri il giorno. Se riesci a sop- portare quella sua voce raschiante che non tace mai, t'insegnerà tutto quel che ti serve sulla pesca con la mosca, e molte altre cose ancora. ~ Non ne dubitavo; ma mi chiedevo come avrei resistito a quel suo- no stridulo in una simile quiete e solitudine. Avevo vissuto, fino al- lora, una vita molto varia. Adesso ero isolato in un mondo cosí semplice, da farmi sentire nudo e quasi timoroso. Seguimmo il viottolo che girava intorno ai promontori e conduceva su nella torbiera. Camminando di buon passo lungo quelle alture, con il kilt e i capelli al vento, Alastair Morrison era la vera immagine del vecchio scozzese. E tuttavia veniva fatto di domandarsi quale fosse la sua vita interiore. Ero curioso di sapere attraverso quali battaglie fos- se riuscito a conquistare l'attuale serenità. Gli domandai: « Hai mai nostalgia dell'Oriente? ~ « Sí. Piú di quanto potessi immaginare. A volte mi sveglio creden- do di sentire i tamburi del tempio, il coro dei monaci e le voci di quelle donne piccole e graziose che cinguettano al mercato come uccellini. :~ « Una bella differenza con Lewis! ~ « Non tanto quanto si potrebbe credere. ~ Il viso gli s'illuminò con quel suo sorriso da fauno. « Quest'isola la comprarono i Macken- zie nel milleottocentoquarantaquattro per centonovantamila sterline; quattrini fatti con l'oppio da sir James Matheson sulle coste della cina. « E strada facendo hai trovato un altro Matheson. « Ruarri? Ti è simpatico, eh? :~ « Sí. Anche se credo che finiremmo col venire alle prese se doves- simo stare insieme per troppo tempo. :~ « E allora potresti rendergli un servizio. Col suo dono ha dimo- strato di volere la tua amicizia. « Che genere di servizio hai in mente? ~ « Convincilo a tornare nei limiti della legge. Ne è stato fuori per troppo tempo e il gusto dell'illegalità è dolce e pericoloso per lui. 158 « Non posso assumermi questo compito. Ne so troppo poco. :~ « E allora ti racconterò il resto. E ti chiederò di mantenere il se- greto in nome della nostra amicizia. ~ « Preferirei che tu non me lo raccontassi. Sono venuto qui per es- sere libero. ~ « Allora ti pregherò di ascoltarmi. Ruarri Matheson è mio figlio... e nessuno al mondo lo sa, eccetto te e me. ~ Credo davvero che in quel momento odiai Alastair Morrison. Mi aveva convinto a fare quel viaggio di oltre tremila chilometri promet- tendomi il riposo e la guarigione dai miei mali. Mi vergognavo della mia facilità a fare amicizia, che passa per cortesia ma che talvolta è una manifestazione di curiosità personale o professionale. Sono un buon ascoltatore, il che troppo spesso fa di me un muro del pianto per i disperati o gli stravaganti. In quel momento, come non mai, non volevo lacrime, né di uomo né di donna. Volevo imparare di nuovo a ridere, ad amare e a mandare al diavolo il passato o l'av- venire. « Perché? Perché adesso e perché proprio io? ~ Si fermò spingendo lo sguardo sullo stretto braccio di mare. « Non lo so, figliolo. Perché una diga cede d'improvviso, dopo aver retto per cent'anni? Perché tu? ~ semplice. Perché hai risposto a qualcosa che è in Ruarri, come io non ho potuto fare per colpa di tutti gli anni di silenzio che sono trascorsi. Mi è sembrata una buona occa- sione. Se mi sono sbagliato, ti chiedo scusa. ~ « Mentirei se ti dicessi che non ti sei sbagliato. Non ti prometto nulla, a parte il fatto di mantenere il segreto, ma se capita l'occasio- ne di dire una buona parola, tenterò di farlo. » « Allora sarà meglio che ti racconti tutto dal principio. ~ Mentre tornavamo a casa attraverso le torbiere, con le pecore e i corvi per tutta compagn;a, parlò. Era una storia commovente e stra- namente antiquata che risaliva a poco dopo il 1930, quando la dif- ferenza di classe era un abisso che soltanto i piú coraggiosi o i piú pazzi potevano superare. La gente del villaggio e delle campagne era un mondo, la gente della villa o del castello un altro. Alastair Morri- son era uno studente in medicina che aspirava a una carriera tradi- zionale a Londra. Durante le vacanze girava per l'isola come poteva fare un giovane scapolo, per la pesca, per la caccia al cervo e poi per bere e ballare. Al di fuori del suo ambiente, Annie Matheson era la sua compagna fissa. Un anno, era tornato a Edimburgo da un me- se, quando lei gli aveva scritto di essere incinta. Di sposarla non se ne parlò nemmeno. Cosí la questione fu sistemata: fu versato del 159 denaro, si trovarono accomodamenti e fu imposta la segretezza. Ala- stair Morrison fu libero di continuare la sua carriera e di lottare con- L ESTATE DEL LUPO ROSSO tro il suo senso di colpa. Il silenzio, una volta imposto, divenne co- stume di vita. « Ma non puoi conficcare un'asta nel cuore di una verità, ragazzo mio. Rimane lí, sepolta, ma in attesa che il giorno del giudizio arrivi e il mio... credo che ormai sia venuto. Ti ho accollato un peso, lo so, ma ora che te l'ho detto mi sento meglio. Spero che mi perdo- nerai. ~ Ero mortificato e quando arrivammo a casa eravamo tornati amici, sebbene in cuor mio sapessi che non sarei mai piú stato libero come mi ero sentito quel giorno in cui ero passato da Glen Shiel e avevo visto per la prima volta la meraviglia delle montagne senza la pre- senza dell'uomo. Anche la villa mi sembrava cambiata. Nell'attimo in cui rientrai nel giardino, mi parve che i muri mi stringessero come le braccia di un'amante non desiderata. La vecchia Hannah mi stava intorno come una chioccia: sprimacciava i cuscini prima che mi ci sedessi, mi of- friva biscotti appena usciti dal forno e panna montata di fresco, sol- tanto per me, e si augurava che il tè fosse preparato secondo i miei gusti. Prima di lasciarci, mi batté una mano sulla spalla e disse a Morrison qualche parola in gaelico. Gliene domandai il significato e, dopo una breve esitazione, lui rispose con una scrollatina di spalle: « ~ un proverbio di qui: "Se oggi fosse ieri e ci fossero dei figli in casa!" ~. Il giorno dopo andai a pescare. Non si creda che sia un'asserzione da prendere alla leggera. Fergus William McCue era un tiranno con i suoi discepoli, dei quali io ero, a sentir lui, il piú ottuso e il meno meritevole. Se fossi riuscito a prendere un minuscolo pesciolino in ~utta la stagione, sarebbe già stato un miracolo. Mi fece guidare l'auto per sette o otto chilometri, poi mi fece cam- minare per piú di un chilometro e mezzo attraverso la torbiera fino a un laghetto dove non ci sarebbe stato nessuno ad assistere alle mie balordaggini Ingollò una lunga sorsata di whisky per bagnarsi la gola in previsione del supplizio che lo aspettava, e poi mi fece una lezione di mezz'ora sulla canna e sul mulinello. Dissertò sulle mosche secche e su quelle immerse, sul lancio e sullo schiocco. Poi, quando gli parve di avermi confuso abbastanza le idee, mi mise in mano una canna e mi ordinò di fare il primo lancio. 160 Disastro immediato! La lenza si librò leggera come un filo di ra- gnatela e s'impigliò nelle erbe palustri. Fergus William McCue scosse tristemente la testa, mandò giú un'altra sorsata di whisky per darsi animo e poi me ne disse di tutti i colori. Ce l'avevo un polso, no?, o ero uno di quei maledetti robot col meccanismo dentro, tutti scatti e strattoni? Volevo riprovare e cercare di avere un po' di rispetto per il pesce che era una creatura intelligente e rispettava il pescatore in- telligente? Tentai e ritentai, ma non venne su il piú piccolo pesce, men- tre il livello del whisky continuò ad andar giú. Infine, il maestro mi prese di mano la canna e dopo neanche un quarto d'ora aveva già pescato un paio di trote, tutte e due sul mezzo chilo. « ~ un'arte che richiede pazienza, come ha visto. ~ un'arte delle mani, ma anche del cervello, perché si deve sapere cosa farà il pesce mentre si cerca di prenderlo. E anche quando lo si è agganciato, si deve sapere fin dove correrà e quando sarà il momento di girare il mulinello per tirarlo su. :~ Il whisky gli scioglieva la lingua; ma era bello tornare a fare l'al- lievo e rallegrarsi del minimo progresso. Tuttavia, mentre sondavo l'acqua in cerca del pesce, sondavo anche il vecchio Fergus per tro- vare la chiave della vita segreta dell'isola. « Morrison è un nome antico, da queste parti? ~ « Sí: per molto tempo i Morrison furono i giudici di Lewis. Un giudice aveva diritto di vita e di morte nel suo territorio e il potere passava di padre in figlio. Nel clan c'è stata tutta una serie di ministri del culto e molti buoni medici come Hugh, il padre di questo. Ma a giudicare da come stanno le cose, ora, di medici Morrison non ce ne saranno piú. Alastair non si è fatto ancora accalappiare. E lei è sposato? :~ « Adesso no. Lo sono stato. « Cerca moglie di nuovo? « Non in questo viaggio, Fergus. ~ « Se vuole un elenco di quelle possibili, lo chieda alla vecchia Hannah. Lei le conosce tutte: sa come cucinano, come tengono la ca- sa e quanti soldi porteranno in dote. Faccia due chiacchiere con Han- nah prima di partire. :~ « Mi hanno detto che ha il dono della preveggenza. Le serve anche per combinare matrimoni? :~ « E vero che ce l'ha. Altro che! Sapeva che mia moglie sarebbe morta un anno prima che morisse. Ha detto che Alastair Morrison sarebbe tornato quando nemmeno lui lo sapeva. In quanto a combinare matrimoni~ la metterebbe in guardia se lei le andasse a genio, e se invece non le andasse... ~ Non udii il resto perché, in quel momento, un pesce abboccò e io l'agganciai. In un baleno Fergus fu in piedi, saltandomi intorno, gri- dando ordini. Per due volte poco mancò che non perdessi il pesce, perché avevo girato il mulinello con troppa foga, ma la lenza resse e infine lo ebbi nella reticella e a guizzare sull'erba: quasi un chilo di grazia di Dio! Gridai, risi e saltai dalla gioia. Fergus disse che ci eravamo guadagnati un goccio e brindammo alla nostra nobile preda. Fu poi la volta del bicchiere della staffa e infine ci avviammo attra- verso la torbiera, cantando in uno stonato duetto "La canzone della bottiglia." Tornato a casa, andai subito a mostrare la mia preda a Hannah. Si entusiasmò come se avessi preso il re dei pesci. Poi mi ammoní con quel suo sorrisetto: « Se beve mezza bottiglia ogni volta che esce con quel briccone di McCue, al momento di partire sarà da racco- gliere col cucchiaino ~. « Hannah, non mi sgridi. oggi sono felice. Sono un pescatore e non sapevo di esserlo. « E mezzo sbronzo e dovrebbe vergognarsi. « Mi guardi negli occhi e mi dica se non vede un uomo felice. « L'ho già guardato negli occhi. Adesso vada. « Ma non mi ha detto cos'ha visto. ~ Era uno scherzo sciocco, e io ero altrettanto sciocco a insistere. Ma d'un tratto Hannah non sorrise piú, gli occhi scuri le si rannu- volarono e il corpo s'irrigidí. Poi, disse con voce opaca e monotona: « C'è luce all'arrivo e buio alla partenza. C'è volontà di vita e rifiu- to della vita. C'è sonno e morte e poi risveglio ~. Scosse la testa come uno che dorme e viene svegliato all'improv- viso. Mi lanciò un'occhiata perplessa e poi mi mandò via bruscamen- te. « Fuori della cucina, adesso. Manca solo mezz'ora al pranzo e non ho tempo da perdere in chiacchiere. ~ Lo strano fu che accettai quel fenomeno come se fosse stata la cosa piú naturale del mondo. Avevo udito parlare del dono della preveggenza e conoscevo l'antico avvertimento secondo cui chi l'aveva non avrebbe mai dovuto sposarsi per non tramandare ai figli quel dono e la tristezza che lo accompagna. Ma vederne una manifesta- zione e non esserne scosso e nemmeno incuriosito... è una cosa che non riesco a capire neppure adesso. C'è una sola cosa che posso dire con certezza: da quel preciso momento, cominciai a perdere il contatto con la realtà. Non capivo fino a che punto fossi malato, quanto fossi vulnerabile nella mia pre- sunta convalescenza, quale pericolo rappresentassi per tutti coloro che erano in contatto con me. Adesso ne ho rimorso, perché al mio arrivo in quel luogo mi arresi immediatamente all'illusione dell'innocenza. Avevo cambiato cielo e credevo d'essere cambiato anch'io. Alla fine L. della cena offerta da Alastair Morrison, l'illusione fu completa. III A META pomeriggio il tempo era cambiato ed era cominciato a pio- vere: una leggera, insistente acquerugiola che il vento di ponente portava dal mare. Le nuvole si rincorrevano basse sulle colline oscu- rando cupamente il cielo, e i gabbiani si erano appollaiati lungo i sol- chi delle spoglie distese di torba. Morrison era preoccupato per Kathleen McNeil che abitava nella casa del medico, all'estremità meridionale di Harris. Avrebbe dovuto percorrere in macchina 65 chilometri di strade di montagna e poi tor- nare a casa la sera tardi. Perciò io sarei andato a prenderla, lei avreb- be passato la notte alla villa e io l'avrei riaccompagnata a Harris la mattina dopo. Dovevo muovermi alle sedici per essere di ritorno alle sette di sera perché le strade erano tortuose e piene di pericoli: margini scistosi, stretti viadotti e pecore che sbucavano all'improvviso sulla strada. Ricordo quel viaggio come se fosse ieri: la monotonia della piog- gerella, le colline scure e l'acqua ancora piú scura, le luci gialle nelle rare casette. Ricordo il sollievo che provai quando vidi l'antica chiesa di San Clemente a Rodel e quando, pochi minuti dopo, arrivai alla casa dove abitava Kathleen McNeil. Aveva fatto tardi per colpa di un caso difficile, mi disse; volevo bere qualcosa mentre lei faceva il bagno e si cambiava? Non era una accoglienza molto calorosa e, scioccamente, ne fui indispettito. Poi mi awidi che aveva pianto. Nel riempire i bicchieri la mano le tre- mava e versò qualche goccia sul vassoio. Le domandai che cosa le era accaduto. « Mi è morto un bambino, oggi :~ rispose seccamente. « Parto con presentazione podalica, cordone ombelicale stretto intorno al collo. Non sono riuscita a rianimarlo. » « Non è colpa sua. ~ « No, ma i genitori incolpano me. Io sono una forestiera, qui. E l63 questO era il loro primo figlio. « Ne avranno un altro e si dimenticheranno di questo. « Forse. Ma qui un nuovo nato rappresenta una grande promessa, una grande speranza contro le sciagure del mare e la solitudine delle montagne. ~ Le presi di mano il bicchiere e lo posai sul tavolo. La tenni per le spalle mentre lei cercava di riacquistare il dominio di sé. « Le mon- tagne e i bambini saranno ancora qui quando lei se ne sarà andata da un pezzo. Se vuol piangere, si sfoghi ora. Poi vada a cambiarsi. La strada per la villa è lunga e vorrei farla con una compagna di viaggio allegra. D'accordo? « D'accordo. :~ Mi rivolse un sorriso esitante e andò di sopra. Mi sedetti accanto al fuoco, bevendo a piccoli sorsi e pensando alla vita nelle Isole Fe- lici, dove il mistero primordiale della fraternità e dell'aiuto reciproco era rivissuto ogni giorno. Nessuno pativa la fame senza che una mano amica lo soccorresse; non c'era bambino che non avesse una famiglia a circondarlo di affetto; nessuno moriva senza che venisse versata una lacrima per la sua scomparsa. Nonostante la solitudine di quei luoghi, ero contento di essere lí e pensai che, forse, vi sarei rimasto volen- tieri. E ne fui certo quando Kathleen McNeil scese le scale. Quello fu il momento in cui mi innamorai di lei. La desideravo in tutti i modi in cui un uomo può desiderare una donna. Non posso spie- garmelo oggi piú di quanto non potessi spiegarmelo allora. Ma oggi la rivedo, i capelli neri raccolti al sommo del capo, le gote accese, il merletto alla gola e ai polsi. Mi rivedo guardarla, convinto senz'om- bra di dubbio che quella era la mia donna. Ma prima dovevo conquistarla e sapevo, fin da allora, che non sarebbe stato facile. Ebbi un'immagine di me stesso, pescatore co- micamente maldestro, con la lenza impigliata nelle canne del lago, mentre tutte le trote mi facevano marameo « Qualcosa di buffo? ~ domandò Kathleen McNeil. « Sí. L'ho aiutata a uscire dalla sua auto fracassata a Glengarry. Poi, sull'isola di Skye siamo stati lontani come la Luna dalla Terra. Ed ecco che stiamo per andare a cena insieme. « E l'idea non le piace? :~ « Al contrario. Cerco di indovinare cosa dirà quando le chiederò ancora di uscire con me. « Perché non me lo chiede? Cosí lo saprà. « Si~nora in una bella giornata di sole verrebbe a fare un giro con me attraverso queste isole della felicità? « Ne sarò felice. Adesso andiamo, o faremo tardi per cena. Pioveva ancora e il crepuscolo era triste mentre percorrevamo l'an- gusta strada fra le montagne e le scogliere a picco sul mare. Una slittata o una curva abbordata incautamente potevano farci precipi- tare nell'acqua scura dopo un volo di una sessantina di metri. Kath- ~ leen mi era cosí vicina che ne respiravo il profumo e ne sentivo il k corpo contro il mio a ogni svolta. Ci fu un brutto momento quando una pecora smarrita balzò sulla strada davanti a noi. Detti una fre- nata troppo brusca, tanto che slittammo paurosamente verso il pre- cipizio. Per un istante pensai che fosse la fine, ma un masso spor- gente ci respinse sulla strada. ~: Kathleen sedeva rigida, gli occhi inchiodati al parabrezza ruscel- lante acqua. Quando aprí bocca, era come se parlasse a sé stessa. « Fa sempre questa impressione. « Che cosa? L'~ « Il momento di luce quando si è a un secondo dalle tenebre. ~ « Che pensierino allegro! E abbiamo ancora quindici chilometri di questo maledetto sentiero da capre! ~ Kathleen si mise a ridere e mi posò una mano fredda sulla guan- - cia. « E allora perché non si ferma alla prossima piazzuola e non aspetta che il suo polso si calmi? « Potrebbe mettersi a correre molto di piú. ~ « Per favore ~ disse Kathleen dolcemente, « per favore, non anco- ra. « Tanto perché lei lo sappia. « Lo so, ma non ho piú l'età per i giochi da bambini. ~ « Neanch'io. Perciò cerchiamo di essere amici e vediamo dove que- sto ci conduce. ~ Quando giungemmo alla villa, gli altri ospiti erano già arrivati. C'erano i Macphail; lui era il nuovo pastore della Chiesa Libera Scoz- zese, lei una giovane sposa dagli occhi di gazzella, ansiosa di fare buo- na impressione. C'era Andrew Ferguson della Guardia Costiera, un omone dalla barba grigia a spazzola e dalle sopracciglia cespugliose. Con lui era venuta Barbara Stewart, maestra di scuola a Dumfries, una rossa vivace con uno spirito arguto un po' spinto. Nel corso di quella serata imparai il vero significato della parola gaelica ceilidh, cioè sog- giorno Sei un viaggiatore che arriva da una terra squallida; sei rice- vuto con tutti gli onori e messo subito a tuo agio accanto a un bel camino acceso, tra gli aromi di fragranti manicaretti. Questo è il dono che ti offre la casa nella quale sei accolto, ma anche tu, a tua volta, devi offrire i tuoi doni. Se sai suonare, se hai una storia da raccontare, o se hai qualche talento particolare, devi farne partecipi gli altri. Un ospite che "soggiorni" in silenzio è una piaga sull'albero dell'uma- nità. Morrison condusse il suo ceilidh con signorilità e con estro. Fu ge- neroso con il vino e con sé stesso. Fece una corte serrata alle signore e gratificò gli uomini di un ironico rispetto. Il suo brio si comunicò a tutta la compagnia: da tempo non avevo udito raccontare storie con tanta vivacità e non avevo assistito a discussioni cosí animate. Nonostante tutto ciò, però, non riuscivo a staccare gli occhi da Kathleen McNeil. Ne ero totalmente conquistato e mi rendevo conto, con una fitta di gelosia, che non sapevo quasi nulla di lei. Era scoz- zese, dottoressa, guidatrice avventata, versava lacrime per la morte di un neonato: tutto qui. Cos'era che le faceva battere il cuore, che le faceva fremere il corpo? Non lo sapevo. Perciò pendevo dalle sue labbra, notavo ogni suo gesto, la tempestavo di domande, facevo la ruota come un pavone per attirare il suo interesse. Tutte le sue rea- zioni m'incantavano. Aveva la risposta pronta e i suoi giudizi erano improntati alla tolleranza e alla compassione. E c'erano anche indizi di qualche suo lato segreto: uno stupore cortesemente velato, una tristezza subito soppressa. Cercavo d'immaginare il momento in cui, da solo a sola, avrebbe lasciato cadere ogni difesa e avrebbe detto: "Con te non voglio fingere piú. Sono cosí e soltanto cosí". Giungemmo vicini a quel momento quando Morrison si fu acco- miatato dall'ultimo dei suoi ospiti e ci ebbe augurato la buona notte. Noi non avevamo sonno e rimanemmo a chiacchierare alla luce del fuoco che andava spegnendosi. Kathleen McNeil diede voce ai miei pensieri. « Avevo dimenticato il piacere di una serata come questa. Mi do- mando perché. » « Forse perché ci sono tante maledette cose da ricordare :~ risposi. « Il mondo è incatenato a noi come una palla di ferro alla caviglia di un forzato. Non riusciamo mai a liberarcene abbastanza a lungo per sollevare la testa o il cuore. ~ « Ma non possiamo andare avanti cosí. Metà dei pazienti che ven- gono da me sono malati perché sono stufi del mondo e di tutto ciò che il mondo impone loro. « E lei che cosa ordina a questi pazienti? ~ t66 « Credo che qualcuno ci debba amare tanto, da indurci ad amare un poco noi stessi. Per esempio, due persone con la stessa costituzio- ne e la stessa malattia: una vive l'altra muore. Perché? In una, l'a- more per la vita è forte, nell'altra è debole. ~ come se la vita fosse un dono conferito a chi è capace di amare. E se lei ride di questo, le do un pugno sul naso. :~ « Non rido affatto. Sono stato anch'io giú in fondo alla valle oscu- r~ ra. Sono riuscito a venirne fuori... con un po' di aiuto da parte di Alastair Morrison. « Allora siamo in due. :~ « Che cosa le è accaduto? ~ « Mi sono innamorata... e poi ho smesso di amare. E tra l'una e l'altra cosa ho smarrito la strada. « Ne vuole parlare? :~ « Non questa sera. « Ci saranno altre occasioni. ~ « Lo so. E ne sono contenta. » Ci baciammo, divenuti amici, consci dei rischi dell'amicizia. « Buona notte, Kathleen Sogni d'oro. :~ « Buona notte, mo gradh. :~ Quelle parole in gaelico furono cosí inattese e il mio orecchio era cosí impreparato a udirle, che per poco non mi sfuggirono. Mo gradh, mio caro, tesoro mio; o anche amore mio, se cosí detta il cuore. E il mio cuore parve arrestarsi un attimo. La mia notte, però, fu inquieta. Mi svegliai nel buio una decina di volte con il desiderio ardente della donna che dormiva a pochi passi da me e che pure era lontana come le galassie. Da troppo tempo, or- mai, dormivo solo. Ero un innamorato privato del possesso, impa- ziente di essere posseduto. Accesi la luce e lessi finché spuntò il sole. Quando sentii i domestici girare per la casa, mi alzai, feci il bagno e scesi a pianterreno per elemosinare una tazza di caffè in cucina. Hannah mi fece il caffè, poi rimase lí, con le mani sui fianchi a bur- larsi di me mentre lo bevevo. « Cosí, un uccellino le si è posato sul guanciale a cantarle canzoni d'amore tutta la notte? > « Perché, si vede? ~ « Si vede? Che Dio ci salvi dalle burrasche! Ieri sera era tutt'occhi languidi e guance smunte. ~ la bruna, vero? « Sí, è la bruna. « Ach! ~ « Che cosa vuole dire con quell'ach? Non le piace la dottoressa McNeil? ~ « Credo che sia una brava donna che porta ancora l'impronta di 167 un uomo che l'ha fatta soffrire. E credo che lei potrà averla se ci si metterà d'impegno. ~ « Hannah, le voglio un gran bene! ~ « Tutti vogliamo bene al predicatore che parla del paradiso senza nominare quell'altro luogo. « Le faccio una promessa, Hannah. Ballerà alle mie nozze. ~ « E io gliene faccio un'altra. Non mi comprerò scarpe finché non avrò letto le pubblicazioni! Ora vada a fare una passeggiata, che è pallido come uno spettro. ~ Uscii ridendo e mi awiai fischiettando sotto un cielo sereno. Non pioveva piú e il sole brillava sull'acqua: l'erica era di porpora e d'oro sulle colline. Tutti gli auspicii erano in mio favore. Un medico deve visitare i suoi ammalati, perciò avrei offerto a Kathleen di accompa- gnarla in macchina all'ospedale di Stornoway. Dopo di che potevo solo augurarmi che per la giornata non avesse progetti migliori di quelli che avevo io. Alle nove e un quarto eravamo per strada. Alle dieci e mezzo il giro delle corsie era finito e ci dirigevamo attraverso la brughiera verso la spiaggia di ponente, dove le onde si frangono sulla sabbia bianca davanti alle dune. Di tutti i giorni del nostro amore, credo che quello sia stato il piú gaio. Camminammo lungo la spiaggia deserta, visitam- mo le case nere, antiche abitazioni di rozza pietra sormontate da tetti di paglia. Ci arrampicammo per il fianco di una collina e salimmo sui ruderi di una torre costruita per la difesa dalle incursioni dei co- lonizzatori romani. Prendemmo il tè nella casetta di un tessitore e l'os- servammo lavorare il tweed. Poi, uscendo in auto da Carloway, ci imbattemmo in un'attività insolita in quei posti isolati. C'era un lungo pendio coperto di torba, non meno di un paio d'et- tari, che digradava verso un laghetto dalle acque marroni. Un uomo su un bulldozer stava tagliando la torba in strisce larghe e profonde e poi la ammucchiava alle due estremità del pendio. Un camion sca- ricava nel fossato della sabbia presa dalla spiaggia, e tre uomini mu- scolosi la spargevano con badili e rastrelli. Quando il bulldozer si di- resse verso di noi, vidi che il guidatore era Ruarri, il Lupo Rosso. Al mio cenno di saluto accelerò e arrivò in fondo al pendio, spense il motore e saltò giú gridando: « Buon Dio! ~ il seannachie... e la dotto- ressa che viene a farsi pagare la parcella! ~ Felice e orgoglioso di farci vedere il suo lavoro, ci strinse la mano con calore e mi mise un braccio intorno alle spalle. « ~ qui che vanno ì nostri soldi e la nostra fatica. La torba cominciò a formarsi su que- ste terre circa ottomila anni fa, quando il clima da caldo e secco diven- ne freddo e umido. Sotto c~è l'acqua che dilava il calcare per cui il ter- L'ESTATE DEL LUPO ROSSO ~ reno diventa acido e sterile. Perciò togliamo lo strato superficiale di .1~ torba per lasciare entrare l'aria. Vi mettiamo sabbia e ghiaia ricche di calcare, e uno strato di alghe come fertilizzante: tra un paio d'anni avremo un buon terreno prativo... e un sottosuolo che aumenta ogni anno. Ma io sto riempiendovi la testa di chiacchiere. Portatemi fino - alla prossima curva e vi farò vedere dove abito. ~ Lí avemmo un'altra sorpresa. Ruarri aveva preso una delle vecchie case nere e ne aveva alzato i muri di oltre un metro. Aveva com- prato legno di quercia per le travi del tetto e fatto venire dall'Inghil- terra degli specialisti per fare un tetto di paglia e fissarlo saldamente perché resistesse alle tempeste di vento. All'interno aveva creato, con maggior senso artistico di quanto glie- ne avessi attribuito, una versione moderna di un'antica casa vichinga. A un'estremità la stanza da letto, all'altra la cucina; in mezzo una vasta sala, stanza da pranzo e soggiorno insieme, con al centro un camino di pietra sormontato da una cappa di rame martellato. C'e- rano scaffali per i libri e una rastrelliera per i fucili, un bar ben for- nito e una tavola da refettorio intorno alla quale potevano sedere una dozzina di persone o piú. Alle pareti erano appesi i trofei di un uomo che aveva molto viaggiato: una maschera africana, un paio di spade scozzesi a doppio taglio, una chitarra spagnola, una mensola con fram- menti di oggetti di vetro e un medaglione d'oro che conteneva un mi- nuscolo serpente. « ~ mia e dentro ci sono tutto io. ~ Ruarri si pavoneggiava come uno scolaretto. « E ci si vive comodi. L'impianto idraulico funziona e c'è una caldaia che riscalda le mattonelle del pavimento, come usa- vano gli antichi Romani. ~ « Dove ha trovato questo? ~ domandò Kathleen, prendendo in ma- no il medaglione con il serpente. p~ « Nella bottega di un vecchio droghiere nelle Orcadi. Credo che 7''~ sia un oggetto vichingo. Un tale, in Danimarca, mi ha detto che il serpente era un amuleto che protegge la virilità di chi lo possiede. » Sorrise con quel suo sorriso impudente e aggiunse: « Da quando sono tornato dalle guerre non ho piú avuto bisogno di portarlo ~. Era il vecchio trucco del dongiovanni: saggiare una donna con un po' di sfacciataggine e, se lei ci sta, hai partita vinta. Kathleen McNeil lo guardò con interesse professionale: « i~ una cosa che la preoccupa, signor Matheson... perdere la virilità? ~ Ruarri seppe parare la botta. « Ora no. Ma in Africa era ciò che mi spaventava di piú. Gli indigeni erano feroci con i prigionieri. » L ESTATE DEL LUPO ROSSO 170 « Lei ha combattuto in Africa? ~ « Ero un mercenario. Prima nel Congo, poi in Nigeria per un certo tempo. Non potevamo certo appellarci alla convenzione di Gine- vra. ~ « Non ho mai capito che cosa spinga un uomo a fare il merce- nano. ~ « I soldi, signora. C'è sempre un mercato per la carne da cannone. Grossi rischi, grossi guadagni. Una colonia di mercenari scozzesi visse in Italia per un paio di secoli. Volete bere qualcosa prima di rimet- tervi in cammino? ~ Mi fece piacere che Kathleen accettasse anche per me. Mentre Ruarri preparava da bere, lei girava per la stanza ammirando gli og- getti e guardando i libri allineati sugli scaffali. Ruarri mi strizzò l'occhio con aria d'intesa e mi susurrò: « Una ragazza di spirito, seannachie. Credi di poterla tenere a bada? « Credo di sí. « Ti darà filo da torcere. A pensarci bene, potrei dartelo anch'io. A voce alta disse: « Cosí il pezzo degli scacchi ti è piaciuto? « Sí, e lo serberò volentieri. ~ « Bene. E ci sono varie cose che dovremo fare insieme mentre sei qui. Un po' di pesca notturna, per esempio. E ho messo gli occhi su una valletta dove c'è un cervo nobile su cui nessuno può avanzare pretese. La settimana prossima farò una corsa in Norvegia per affari, e il viaggio di ritorno lo dedicherò alla pesca. Mi farebbe piacere se mi accompagnassi. ~ « Grazie. Verrò volentieri. :D « Ti telefonerò alla villa per metterci d'accordo. ~ Poi, vedendo Kathleen venire verso di noi, aggiunse: « E quando saremo di ritorno dalla Norvegia avremo un ceilidh qui da me. Faremo le ore piccole, ma avrai un'idea di come siano veramente le isole. L'invito vale an- che per lei, dottoressa ~. « Lo accetto, ma solo se posso essere semplicemente Kathleen Mc- Neil. « Che Dio la benedica! Ha sentimenti umani, in fin dei conti! :~ Ci sorrise al di sopra del bicchiere. « Slàinte... e auguri a tutti e due! ~ Quei maledetti occhi ridenti! Aveva tutto l'ardire e tutto lo stile di un artista del circo. Sebbene Kathleen non fosse una scolaretta, l'ave- va ipnotizzata ancor prima che lei avesse vuotato il bicchiere. Io sa- pevo di Ruarri molto piú di quanto non ne sapesse lui stesso. Ave- vo l'incarico di fare il possibile per tenerlo lontano dal carcere. La sua istrioneria mi infastidiva e tuttavia non potevo fare a meno di ridere con lui e di rendere un omaggio, sia pure riluttante, al suo talento. Adesso capisco bene quello che, allora, avevo oscuramente intuíto: quella mattina, a casa sua, ebbe inizio la battaglia tra lui e me. Devo confessarlo: ero geloso di lui. Per due volte si era fatto avanti come mio possibile rivale nei confronti di Kathleen McNeil, ma quello non era l'unico motivo della mia gelosia; ce n'erano altri, e piú profondi. Lui era nato senza identità e se ne era costruita una; io avevo rice- vuto la mia su un piatto d'argento, e tuttavia correvo il pericolo im- minente di perderla. Io avevo lavorato duro e avevo viaggiato non meno di lui, acquistando fama e denaro; ma la sua sola presenza fi- sica, la misura e il fuoco della sua ambizione mi facevano sentire sur- classato sotto ogni aspetto. « Mi è simpatico ~ disse Kathleen, « e credo che vi gioverebbe stare insieme. Lui ti stima e ci tiene molto che tu abbia stima di lui. « Ne ho. ~ un uomo d'azione e al tempo stesso un sognatore. una cosa che ammiro. » Scendevamo per la strada tortuosa che conduceva a Callanish per andare a vedere la località dei menhir. Ma Ruarri, il Lupo Rosso, era ancora con noi, e ne avvertivo la presenza nei pensieri e nei di- scorsi di Kathleen. « ~ vero che uccideva per denaro? :~ « Lui dice di averlo fatto. Ha guadagnato molti soldi, non so bene dove. E del resto è una cosa che si addice alla sua idea... di essere un avventuriero vichingo. D « Preferirei non crederlo. » « Che tu lo creda o no conta qualcosa? ~ « No, naturalmente. :D Lo disse un po' troppo in fretta, e poi ri- mase in silenzio abbastanza a lungo. Capii allora che Muirgen, la dea del mare, aveva tessuto le ultime maglie della sua rete. Non ne sarei sfuggito finché non avessi dato battaglia al Lupo Rosso. Era pomeriggio avanzato quando arrivammo al luogo dei menhir, un'alta gobba erbosa che scende ripida a sud verso il Loch Roag. La collina è nuda contro il cielo e i grandi megaliti si ergono dal suolo, di altezza due o tre volte superiore a quella di un uomo. Ce ne sono quattro file che convergono in un sepolcreto circolare, dove una pietra piú grossa delle altre si erge verso levante. Degli uomini che innalzarono le pietre si sa ben poco, tranne che erano vissuti là prima dei Celti - tremila anni prima - e che su quella collina adora- vano il sole regolando la vita e i riti su di esso. Di loro non si conosce né la lingua né la storia, ma noi ne sentivamo aleggiare intorno lo 17 1 spirito mentre, tenendoci per mano, stavamo sotto la pietra del sa- crificio a guardare un'aquila d'oro salire sempre piú alta nel cielo, fin- ché non la perdemmo di vista nel riverbero del sole. Kathleen ebbe un brivido; la strinsi a me e le baciai i capelli neri. Poi le dissi: « Non m'importa se è troppo presto o troppo tardi. Sono troppo vecchio per fingere. Ti amo, Kathleen, e vorrei sposarti ~. Ci sedemmo su un muretto di pietra a guardare le placide pecore mentre Kathleen mi rispondeva, come cercando le parole: « Mo gradh... mio caro... sono contenta che tu me l'abbia detto... volevo che me lo dicessi. Ma tu non mi conosci... No! Ti prego, ascoltami! Tu mi piaci; ti voglio. Ma amore? Non so. Proprio non lo so ~. « L'amore è molto semplice, Kathleen. ~ « Credi? Non lo è stato per me. Non so se voglio correre di nuovo il rischio. « Che cosa è accaduto? :~ « Che cosa è accaduto? Non è passato molto tempo da quando mi sembrava che tutti gli uomini per la strada potessero leggermelo in viso e tutte le donne ridermi in faccia. Il giorno dopo aver consegui- to la laurea - otto anni fa - mi sposai. Lui era l'uomo che tutte so- gnavano: un vero principe azzurro! Divo del cinema e del teatro, con un nome che figurava da sempre nell'annuario dei nobili. Eravamo fe- lici: non posso negarlo, neanche adesso. Lui aveva bisogno di atten- zioni, di premure materne... e qual è l'attore che non ne ha bisogno? Mi piaceva fargli da mamma. Forse, era proprio per questo che avevo scelto la medicina: mi piaceva che gli altri dipendessero da me. Poi, quattro anni fa, rimasi incinta e la mia vita, d'un tratto, fu completa. Ma quando lo dissi a mio marito, lui inorridí. Il bambino, che an- cora non mi Sj muoveva in grembo, era un rivale in casa. E questo pensiero lui non lo sopportava. Si mise a farmi tali scenate, giorno e notte, che infine acconsentii ad abortire. Come medico non mi fu difficile trovare il modo. Ma quando tutto fu finito, lo odiavo. Ho odiato mio marito per due lunghi anni, finché lui mi diede motivo di divorziare. Da allora odio me stessa. E questa, mo gradh, è la donna che vorresti sposare. Che cosa dici, ora? ~ « Mettiamo che ti dicessi che anch'io sono geloso, ma non di un figlio... Un figlio è fatto per essere amato da due che si amano. « Mi sentirei piú tranquilla, ma non ancora sicura. « Perché no? :~ « Perché non so piú che cosa sono. Sono capace di amore e di odio. Capace di guarire e di uccidere: I'una e l'altra cosa. ~ « Senti, tutti abbiamo degli assassinii sulla coscienza, piccoli o gran- di, veri o immaginari. Prima che gli altri possano perdonarci, dob- biamo chiedere perdono a noi stessi. Ma, come tu hai detto, qual- cuno deve amarci a sufficienza perché ognuno di noi possa amare un poco sé stesso. Ebbene, Kathleen? « Vuoi darmi tempo? « Vuoi aprirmi il tuo cuore e lasciare che vi entri? « Sí, te ne prego, seannachie. :~ Ci abbracciammo e ci baciammo come gli amanti che quasi era- vamo; ci separammo alla pietra miliare che avevamo raggiunto: lei dor- mí nel suo letto, io nel mio e, saggi o sciocchi, aspettammo. IV TRE GIORNI dopo, Ruarri mi telefonò alla villa per chiadermi se vo- levo andare a pescare con lui di notte. Poteva venire anche la mia ragazza, se le piacevano cose del genere. Ci saremmo portati una bottiglia di whisky e qualche panino. Risposi che accettavamo con piacere e rimanemmo d'accordo che saremmo andati a prenderlo la sera dopo, alle dieci. Lo dissi ad Alastir Morrison che non approvò affatto. « Se la pesca notturna di Ruarri è quello che immagino, andrai a fa- re il pescatore di frodo. Per quel che ne so, Ruarri non possiede diritti di pesca. Di notte non si possono adoperare canna e mosche; ci vuole la rete, e questa non è permessa. Ci sono guardie dappertut- tc, e se ti sorprendono con un pesce, ti prendi una bella multa, oltre a compromettere la tua reputazione e la mia E per la dottoressa McNeil non sarebbe una bella cosa dover comparire davanti a un magistrato, non ti pare? ~ A quel punto, l'invito di Ruarri assumeva un altro aspetto. Se fossi andato mi sarei reso complice delle sue azioni illegali, se non fossi an- dato sarei stato un moralista ipocrita che non aveva il fegato di par- tecipare a una sortita contro le forze del privilegio Inoltre - mi sem- brava già di vedere quel suo sorriso malizioso e quei suoi irridenti occhi azzurri - un uomo che aveva paura di un guardapesca non sape- va certo tenersi la sua donna di fronte alle bravate di Ruarri, il Lupo Rosso. D'altra parte, io ero ospite in casa di Morrison. Perciò raccontai ad Alastair come stavano le cose tra Kathleen McNeil e me, e tra me e Ruarri. Mi ascoltò pazientemente, passeg- giando con me in giardino, e quando ebbi finito scoppiò in una risata. « Sei con l'acqua alla gola, eh, figliolo? Quando verrà l'alta marea, dovrai salvarti a nuoto. « Mi disapprovi? :~ « No. Forse è la cura che ti ci vuole: una bella battaglia per una donna o per una causa... anche se dovessi perderla. E potresti anche perderla, sai. Da quanto sento dire, Ruarri combatte senza esclusione di colpi. « Ci ho pensato anch'io. Questa non è che una scaramuccia. :~ « L'ultima battaglia potrebbe essere cruenta. > « Potremmo non combatterla mai. « Scommetterei di sí, invece. « E allora, posso andare a pescare di frodo? ~ « Io sono vecchio, ragazzo mio. Non ci sento bene e di notte non ci vedo. Ma ti do un consiglio: Ruarri ti ha lanciato un'esca. Non sa che tu hai visto l'amo sotto le piume. Se fossi in te, non avrei troppa fretta di dirglielo. ~ Lasciammo le cose a quel punto. Telefonai a Kathleen per invi- tarla a venire con noi. Poi passai un'ora molto istruttiva a studiare le leggi rurali scozzesi. Imparai che i diritti sulla pesca del salmone rien- trano fra quelle prerogative dello Stato che si chiamano regalía mi- nora, e che le canaglie come me devono considerarli inviolabili se non vogliono rischiare multe e un possibile arresto. Quindi mi ficcai in tasca una fiaschetta di whisky e andai a trovare Fergus William McCue. Aspettò a rispondere alle mie domande finché la fiaschetta non fu quasi vuota, ma i consigli che mi diede ne valsero il prezzo. « Se lei avesse idea di contravvenire alla legge - e so che non è cosí - ecco che cosa dovrebbe fare. Primo, stare alla larga da terreni di proprietà privata, perché anche se non la beccano per aver pescato di frodo, possono beccarla per essere entrato abusivamente in una proprietà altrui. Perciò il segreto è di pescare in acqua aperta perché non c'è pericolo di cani o di fucili e si può sempre dire che si è fuori delle acque territoriali di una persona e dentro quelle di un'altra. Sempre, s'intende, che uno non si faccia prendere col pesce o con l'esca su di sé. Un'altra cosa per quanto riguarda l'acqua aperta: quando si è in barca, è difficile che un poliziotto riesca a identificare la persona che si trova sopra, ed è ancor piú difficile che possa raggiungerla. 175 Naturalmente, se si ha un'auto e il poliziotto la trova in un posto sospetto può rivolgere domande imbarazzanti, ma non può fare un L ESTATE DEL LUPO ROSSO bel niente a meno che non trovi il pesce. Mi sono spiegato bene? « Non poteva spiegarsi meglio, Fergus. ~ « E allora, forse non le dispiacerà di rispondere a una domanda. Perché correre il rischio di una multa quando lei ha a disposizione tutta l'acqua di Morrison e quando posso esserci io a farle da guida? ~ « Perché un tale m'ha lanciato una sfida e c'è di mezzo una donna, e lei non vorrebbe che un suo allievo si tirasse indietro in un caso del genere vero, Fergus? ~ « No, di certo, amico. E berrò al suo successo. La prossima volta porti una bottiglia intera. Questa era solo un campione! ~ La notte scese fresca, limpida e stellata: ben poco propizia a un pescatore di frodo, perché a mezzanotte la luna avrebbe illuminato in pieno l'acqua. Quando arrivammo da Ruarri, questi propose di an- dare con la sua auto, ma io rifiutai. Volevo guidare io e non farci scorazzare per le stradine di campagna da un matto con la barba rossa. Lui acconsentí con una scrollata di spalle e ci versò da bere; poi andò a riporre gli attrezzi nel portabagagli della macchina. Quan- do tornò, gli domandai ingenuamente quali esche avrebbe usato. Si mise a ridere. « Niente esche, seannachie, solo reti: un tramaglio e una sciabica. Stanotte peschiamo... per la tavola e per la tasca. :~ « Credevo che i tramagli fossero proibiti :~ osservò Kathleen. « Solo se ti scoprono a usarli, dottoressa. :~ « E lei ha diritti di pesca? » « Sa... Kathleen, bisogna distinguere. Io sostengo di avere il di- ritto naturale di pescare nelle acque della mia isola. La legge dice che questo diritto non ce l'ho. Quindi la questione è controversa. » « Perciò andiamo a pescare di frodo? ~ Ero io a fare la domanda, questa volta. « Niente in contrario, seannachie? » « No, niente. Volevo solo sapere a che gioco giochiamo. E poi non possiamo coinvolgere la signora, se ci prendono. « Non ci prenderanno. E ora mettiamoci in cammino. ~ Saliti in macchina, percorremmo sette o otto chilometri sulla stra- da maestra e poi imboccammo una stretta stradina tutta solchi che conduceva al lago. A circa duecento metri dalla riva ci fermammo. Ruarri si mise in spalla una grossa sacca e ci guidò alla spiaggia. C'era una barca tirata in secco, con dentro un paio di remi. 176 Ruarri depose a bordo la sacca e prima che ci staccassimo dalla riva ci avvertí: « Parlate a bassa voce. Sull'acqua i suoni arrivano anche molto lontano ~. Poi ci avviammo, con Ruarri che vogava lungo i margini rocciosi dell'insenatura. I suoi colpi di remo erano lenti e cauti, senza sciabor- dii e senza cigolii degli scalmi. Notai anche un'altra cosa: una lieve tensione in lui, uno sguardo piú circospetto. Gli avevo già visto quel- l'espressione: era tipica del cacciatore di professione, di uno che si muove su un terreno ostile. Dopo cinque minuti, arrivammo in un punto dove un lungo brac- cio d'acqua si addentrava profondamente nella costa, tra due sco- gliere. Su tutti e due i lati del canale c'era un palo di ferro. Ruarri ce li additò con allegra vanteria. « Li ho piantati lí io, I'anno scorso ~ lí che attacchiamo il tramaglio per acchiappare i pesci che entrano ed escono con la marea Dammi una mano, seannachie. ~ Il tramaglio si cala in acqua verticalmente; è una rete a maglie lar ghe in cui le branchie dei pesci rimangono impigliate. Per il pesca- tore onesto è anatema, ma per l'affamato che vuole qualcosa da met- tere in padella è un'invenzione geniale. Tendemmo la rete in pochi minuti. Dopo di che eravamo pronti per la sciabica: una larga rete a forma di calza aperta al collo da tavoloni divergenti e rimorchiata a poppa da una sagola. Questa l'avremmo usata al largo, dove non c'erano né scogli né altri intoppi, ma dove saremmo stati molto visibili quando fosse spuntata la luna. A mezzo miglio dalla riva tirammo su la sciabica. Dentro c'erano una mezza dozzina di merluzzi e un piccolo salmone. Li mettemmo nella sacca e rigettammo in acqua la sciabica. Stava spuntando la luna La sua luce era come il fascio di un proiettore e noi eravamo proprio nel mezzo con la sagola della sciabica che tracciava un solco argenteo dietro la barca. Dopo un altro mezzo miglio eravamo pronti a tirar su di nuovo. Mentre ero in piedi sulla poppa ad alare la cima, vidi le luci: una, due, tre, quattro, largamente intervallate, si muo- vevano lungo la cresta delle colline verso nord. Le additai a Ruarri. « Quelle sono le guardie, senza dubbio ~ disse. « E allora che facciamo? ~ « Tiriamo su la sciabica e vediamo cos'abbiamo preso. :D Questa volta c'erano un grosso salmone di almeno quattro chili e qualche piccolo merlango. Ruarri si rimise a sedere e remò silenzio- samente per tenere la barca contro l'onda di marea. Dopo cinque minuti circa, le luci scesero dalle colline a semicer- chio convergendo verso il punto in cui avevamo lasciato la macchina. Ruarri imprecò sottovoce. « Non hanno bisogno di far altro. Trova- no la macchina, chiedono alla polizia di stabilire due posti di blocco L ESTATE DEL LUPO ROSSO sulla strada maestra e siamo in trappola. Non li vedevo da mesi. Chissà perché devono spuntar fuori proprio stanotte! ~ Fu il chiaro di luna a tradirlo: il riflesso proiettato da un colpo di remo sulla sua faccia barbuta. Sorrideva. Fingeva di rammaricarsi per noi, ma dentro di sé rideva come un folletto dei boschi su un fungo. Ci avrebbe tranquillizzati con il suo coraggio e ci avrebbe condotti in una tranquilla caletta ad aspettare che il pericolo fosse passato. Ma non poteva salvarci tutti: solo Kathleen e sé stesso: l'au- to era stata noleggiata a mio nome. Quella notte avrei potuto evitare le guardie e la polizia, ma l'indomani sarebbero venuti a cercarmi con un elenco di domande alle quali non avrei potuto rispondere E Ruarri avrebbe riso del mio imbarazzo. Stavo per aprir bocca e dirgli che il suo era uno scherzo di pessi- mo gusto, quando mi ricordai dell'avvertimento di Morrison. Rimasi a sedere in silenzio, guardando le luci avvicinarsi al punto dove ave- vamo lasciato l'automobile. Poi tutte le luci si spensero di colpo. La luna era ormai alta e la costa chiaramente visibile: una serie di calette scure con promontori tra 17una e l'altra. Mi rivolsi a Ruarri e additai la cala piú vicina. « Portaci lí, Ruarri. ~ « Sei matto, seannachie! La polizia è proprio lí, girato l'angolo. ~7 « Se sbaglio, pagherò io la multa per tutti. ~7 « Dimmi per lo meno che cosa vuoi fare. » « ~ semplice: regalía mino~-a. Soltanto il possesso dell'esca o del pesce o del mezzo per trasportarli costituisce prova di violazione di proprietà o di pesca di frodo. Perciò tu lasciaci a riva. Noi siamo due innamorati che si sono appartati sulla spiaggia; e mentre lo spieghe- remo ai custodi della legge, tu torni indietro e fai sparire il trama- glio. Andremo a casa tua, berremo il tuo whisky e poi tornerò a prenderti sulla strada maestra un'ora dopo la mezzanotte. ~7 Ruarri mi fissò a lungo, poi scoppiò a ridere. « Furbacchione di un sassenach! Io sto spremendomi il cervello per salvarti dagli sbirri e tu sei già sei miglia avanti a me. Dammi la bottiglia: ho bisogno di una buona bevuta. ~7 Quando Kathleen e io arrivammo all'auto, i tutori della legge sta- vano aspettandoci: due giovani gendarmi e un guardapesca dal viso arcigno, con un grosso cane pastore al guinzaglio. I gendarmi furono cortesi anche se scettici. Potevo spiegare che cosa ci facevo in auto, in quel punto e a tarda notte? Sicuro che potevo spiegarlo, ma avevo forse contravvenuto a qualche legge locale? No~ certo. Ma era un luogo solitario e loro non facevano che assolvere il proprio compito di vigilanza. Dissi: « La dottoressa McNeil e io siamo usciti per fare un giro in macchina. Ci siamo fermati qui a guardare la luna che si spec- chiava sull'acqua ~7. Quanto eravamo rimasti sulla spiaggia? Difficile a dirsi. Non era- vamo andati a pescare, per caso? Avevamo l'aria di persone che erano andate a pescare? Avevamo visto qualcuno che pescava? Avevamo visto una barca e ci era sembrata bellissima al chiaro di luna. Sape- vamo chi c'era in quella barca, per caso? No, eravamo tutti e due forestieri. Si scusarono di averci disturbato: eravamo liberi di andar- cene. Dieci minuti dopo stavamo comodamente seduti davanti al cami- netto di Ruarri, bevendo il suo whisky e ridendo della commedia che avevamo recitato. « Regalía minora, per amor del Cielo! Come facevi a sapere que- sti paroloni? ~7 « Li ho scovati nel pomeriggio, tanto per non farmi prendere alla sprovvista. ~7 « Vuoi dire che Ruarri aveva preparato quel che è accaduto sta- sera? ~7 « No, sono certo di no. Ma fa un po' troppo il furbo e gli piace metter la gente in difficoltà. Perciò volevo esser pronto a difendermi. ~7 « Perché non mi hai avvertita? ~7 « Perché se non fosse accaduto nulla avrei fatto la figura dello stu- pido. E con te non voglio farla, Kathleen. ~7 « Ma credi che Ruarri ne avrebbe avuto piacere? ~7 « Sono certo di sí. ~7 « ~ una cosa che non mi lusinga affatto. ~7 Si alzò, andò davanti al caminetto, e rimase lí voltandomi le spalle mentre si scaldava le mani. « Sei inquieta con me? ~7 « Sí. ~7 « Perché? ~7 Si girò di scatto mettendomisi di fronte, le guance arrossate e gli occhi ostili. « Perché non sono un oggetto! Non sono una cosa che ci si gioca a dadi. Sono io, Kathleen McNeil. Voglio bene a chi mi pare, mi do a chi mi pare, quando e dove voglio. Sono stata insozzata abbastan- za, grazie tante. ~7 179 L'ESTATE DEL LUPO ROSSO Mi assalí una gran collera, fredda e amara. Mi alzai, presi di tasca le chiavi dell'auto e gliele porsi. « Se credi di essere stata insozzata perché ti ho detto la pura ve- rità, tanto peggio per te. Ecco le chiavi; prendi pure la macchina. Ma prima di andartene, sta' bene a sentirmi. Sto cercando di uscire da una profonda crisi che mi aveva fatto pensare di non poter piú credere, lavorare, avere interesse alla vita o amare. Non ti ho chiesto di farmi da mamma come quel tuo maledetto attore. Ti ho chiesto di sposarmi perché ti amo con tutto me stesso. Ruarri ha un interesse per te, e tu lo sai. L'ho awertito di stare alla larga perché mi sem- brava che per noi ci fosse speranza e che anche tu la considerassi tale Se questa è un'offesa, ti prego di scusarmi. ~ La mia veemenza la sbigottí e devo dire che anch'io ne fui sbi- gottito. Il dominio che avevo su di me si era logorato piú di quanto credessi. Rimanemmo a lungo l'uno di fronte all'altra, con le chiavi che pendevano tra noi e tintinnavano nella mia mano malferma. Infine lei disse: « Detesto i litigi :~. « Anch'io. » « E preferirei non dover guidare da sola fino a casa. » « Puoi scegliere tra due guidatori. :~ « Preferirei quello che mi ha portato qui. » E allora fummo di nuovo l'uno tra le braccia dell'altra, e per un po' quella non fu piú la casa di Ruarri, ma la nostra, isolata dal mon- do, con un fuoco che ardeva per tutti e due e la speranza un po' piú viva. Quando giunse l'ora di andare a prendere Ruarri, la lasciai appi- solata su un libro. Ero contento di andare da solo, e lei - credo - era contenta di essersi liberata di me per un po' di tempo. La luna era alta nel cielo e la terra si stendeva argentea e dolce sotto la sua luce. Vidi Ruarri quando ero ancora lontano un centinaio di metri: una figura china che si stagliava contro il cielo stellato, una sigaretta che ardeva nell'oscurità. Quando gli fui accanto, vidi che era seduto su un sacco pieno di pesci con le reti ammucchiate da un lato. « Che m'impicchino se non sono venti chili di pesce, seannachie! Sei puntualissimo. ~ una virtú che ammiro. Seccature? :~ « Nessuna seccatura. Carichiamo il sacco e andiamocene. ~ Non aprimmo bocca per un chilometro o due e poi Ruarri si volse 180 verso di me con un sorriso e disse: « Seannachie, stasera mi hai fatto scoprire le carte ~. « L'hai voluto tu. « ~ vero. E ci proverò ancora. E se tu non starai al gioco per- derò la stima che ho per te. « Grazie di avermelo detto. Potrà essermi utile la prossima volta. ~ « Sai cosa mi manca, seannachie? Un fratello... Un fratello mag- giore che mi strapazzi e mi metta a letto quando torno a casa ubria- co. Quel fratello eri tu, seannachie, quando hai pilotato la Mactire nel canale del Minch e quando mi hai "coperto" con Duggie Donald a Stornoway. Per questo ti ho mandato il pezzo degli scacchi. ~ « Quando sono arrivato alle isole non sapevo quel che facevo. Ero come morto. :~ « Ma adesso sei vivo, no? Hai una donna che ti sta a cuore. E sei pronto a dar battaglia... a me o a un altro. <~ Ci faremo del cattivo sangue, Ruarri. ~ « Tanto meglio Non so nemmeno di dove venga il mio, di sangue, e me ne sono sempre infischiato. Adesso me ne importa, per lo meno un po'. « Allora lascia stare la mia ragazza. « Tenterò. Ma non posso prometterlo. Vorrei esserne capace. « E allora che cosa vuoi? « Restiamo buoni fratelli finché possiamo. « E quando non potremo piú esserlo? « Dammi la tua stima, seannachie. Mi basta la tua stima. « L'hai già; quindi sta' tranquillo. ~ « Come vuoi tu, fratello. Come vuoi tu. ~ Si appoggiò allo schie- nale del sedile, chiuse gli occhi e dormí per quegli ultimi chilometri di curve, fino a casa sua. Passammo il resto della notte a casa di Ruarri perché lui insistette e perché Kathleen era stanca morta. Lei dormí nel letto di Ruarri; lui e io su due brandine nel soggiorno. Io ero nervoso e rimasi sve- glio finché un'alba grigia si levò sulla campagna popolata di fantasmi. Ero turbato per quanto mi era accaduto: due uomini e una donna mi avevano rivelato i piú intimi segreti della loro vita, e io ero la persona meno adatta a sopportarne il peso. RACCONTAI a Kathleen del mio dialogo con Ruarri mentre la ac- compagnavo a c~asa. Non volevo screditare il Lupo Rosso, tuttavia mi sentivo in diritto di dirle che razza di uomo fosse e quali potes- sero essere le esplosive probabilità di una relazione con lui. Kathleen considerò la cosa da un punto di vista professionale. « Mi fa pena. Questo bisogno di un fratello è un grido che sale dal cuore. Non puoi respingerlo, cosí come io non posso ignorare la chiamata di qualcuno che ha ingerito una dose eccessiva di sonnifero. Quando ti ha avvertito che ti darà battaglia, Ruarri, implicitamente voleva chiederti perdono per quello che sa di essere. « Perché ha scelto proprio me come fratello? ~ « Ha scelto te come avrebbe scelto chiunque altro. Arriva un mo- mento in cui ci si deve appoggiare a qualcuno, chiunque sia, se non Si vuole impazzire. ~ « Se si sceglie la persona sbagliata è una tragedia per entrambi. Non vedo che cosa potrei fare per Ruarri. :~ « Puoi fare quel che ti chiede. Non respingerlo. Sii pronto a per- donarlo. ~ « Ho un'altra domanda da farti, dottoressa. Che ne sarebbe di Ruarri se sapesse chi è suo padre? ~ « Come potrebbe saperlo? Suo padre vorrebbe che lo sapesse~ Per quale motivo? Riconciliazione? Eredità? Per aiutare il padre, o Ruarri o entrambi? Credo che nessuno potrebbe rispondere a tutte queste L'ESTATE' DEL LUPO I~OSSO « Comincio ad accorgermene. Morrison m'ha detto che lei gli ha chiesto di me. « Già. Fa parte del mio mestiere. Mi ha dato buone informazioni. ~ « Allora non le dispiacerà dirmi cos'era quella storia con Ruarri Matheson. ~ « Come posso spiegarglielo? Il nostro Ruarri è uno scapestrato, e con questo non voglio dire niente di male. ~ capace di far le cose piú pazze per il solo gusto di farle, e altre cose che non dovrebbe fare le fa solo per guadagnare. Lo tengo d'occhio e voglio che lo sap- pia. ~ « M'ha invitato ad accompagnarlo nella sua prossima uscita col suo peschereccio. Mi piacerebbe andarci. Faccio lo scrittore e vedere come vive la gente è il mio mestiere, ma vorrei sapere a che cosa mi espongo. « Perché non lo chiede a Ruarri? ~ r « Perché con il suo invito mi ha fatto una cortesia. E da parte mia è cortese accettare l'invito per quel che appare. ~ rh~ 1P; nnn c~nni~ niPntlo n~ m~ nP 11~ Rll~r- domande. :~ « Allora, t; Ill~,IIU _11_1_111~11 ~ rr « Il problema è proprio questo. Io conosco alcune delle risposte. ~ ri « Oh, Dio! Che pasticcio! :~ l 82 « ~ tu sel l unico punto luminoso in tutto questo. Quanto resterai a Harris? « Tutta l'estate. Perché? :~ « Finché sarai qui e sarai felice, vi rimarrò anch'io. « Ma dobbiamo restare liberi. Ti prego! Niente impegni, per ora. « Niente impegni, Kathleen. Solo, il piacere di stare insieme. :~ Lasciata Kathleen a casa sua, presi la strada alta per Tarbert. Ave- vo tutto il tempo che volevo, perciò andai al porticciolo per assistere all'arrivo del traghetto con il suo carico di turisti, legname, auto- mobili, balle di lana per i tessitori, giornali, carne congelata e merci varie. Gironzolando tra la folla, mi trovai a faccia a faccia con Dug- gie Donald, il doganiere di Stornoway. Ci salutammo e, quando la folla si fu diradata, lo invitai a bere un caffè. Accettò e, saliti all'albergo sulla collina, ci sedemmo nella ve- randa. Era un uomo cordiale e spiritoso, e gli piaceva sorprendere il prossimo. « Ho sentito che stanotte è stato interrogato dalla polizia locale. « E come diavolo lo sa? ~ Diede in una risatina allegra. « Basta che uno starnuti e tutta l'isola lo sa. Spettegolare è uno dei pochi passatempi, qui. - « Ottimo consiglio. Lo seguirò. ~ « C'è un rischio, però. Se per caso lei si trovasse coinvolto in una attività illegale, potrebbe essere costretto a rivelarla alle autorità in- quirenti e a testimoniare in tribunale. Se rifiutasse di farlo, potrebbe essere accusato di complicità. « Questo chiarisce molto la cosa. Grazie. « Prego. Grazie a lei per il caffè. ~ Se ne andò. Ordinai un altro caffè e lo lasciai raffreddare, immerso nei miei pensieri. Ruarri Matheson era poco meno di un pirata e non gli avrei mai affidato il mio libretto di assegni o mia sorella. Ma, in questo mondo grigio, simpatizzavo per l'uomo con un lupo rosso in cima all'albero maestro e con le tasche gonfie di quattrini guadagnati senza fatica. Nella cucina della villa, Hannah mi versò un bicchiere di birra. « Vorrei che ci fosse qui quella dottoressa per dare un'occhiata a Morrison :~ disse. « Da ieri ha il colorito grigio e le labbra blu. L'ho guardato salire le scale: non arriva nemmeno a metà che già gli man- ca il fiato. Ha in tasca un flaconcino di pillole che s'è fatto comprare da Fergus, e tutta la mattina, mentre leggeva, si è tenuto accanto un bicchiere d'acqua e la bottiglia del brandy. « Ha chiamato il medico di Morrison? :~ L ESTATE DEL LUPO ROSSO 184 « Mi avrebbe strozzato se lo avessi fatto. Non può chiedere alla dottoressa di venire qui con una scusa? ~ « Sí, ma un medico non può andare in giro come un cacciatore di frodo. ~ « Il padrone ha qualcosa che lo preoccupa, e questo non va bene per lui. « Si tratta di una cosa che lei e io sappiamo? ~ Per un momento parve rinchiudersi in sé stessa, poi tornò ad aprirsi con me. « Sí, per lo meno credo che lei lo sappia. « Allora lasci stare. Farò quel che posso. Anch'io gli voglio bene. ~ « Se non gliene volesse, la terrei lontano da lui di qualche chilo- metro! :~ Sapevo che lo pensava veramente. Tuttavia mi aveva messo tra le mani un problema e non sapevo come risolverlo. Pur essendo un amico, non avevo alcun titolo per intromettermi nella contesa di Mor- rison con la vita e con la morte, ma ne avevo nella questione tra lui e Ruarri. Quando scese per il pranzo, Alastair Morrison era un po' pallido ma rise di cuore quando gli raccontai la nostra avventura notturna e l'incontro con la polizia. Quanto al resto della storia non glielo dissi direttamente, ma cercai di arrivarvi per vie traverse. « C'è una cosa che mi ha dato da pensare. Se non è affar mio dimmelo francamente. Quando morrai, Ruarri erediterà da te? ~ « Avrà tutto il mio attraverso un fedecommesso. Poi il patrimonio andrà ai suoi figli, se mai ne avrà. « Perciò, a quel punto saprà. ~ « O forse lo immaginerà. Il fedecommesso è congegnato in modo che non potrà saperlo con certezza. Perché? Che cosa pensi? ~ « Penso che in questo modo andranno sprecati degli anni per te e per lui. :~ Gli raccontai che Ruarri mi aveva detto di sentire la necessità di un fratello « E per fratello devi intendere padre ~ spiegai, « e sarai piú vicino alla verità. ~ Mi ascoltò in silenzio, e quando ebbi finito, rimase a lungo a guar- dare nel vuoto. Poi, lentamente, cominciò a parlare. « Stanotte, quan- do tu eri fuori, ho avuto un'avvisaglia. Solo una bussatina alla porta per dirmi che l'angelo nero potrebbe arrivare prima di quanto io mi aspetti. Allora ho pensato a Ruarri: ho pensato che in un momento simile un uomo avrebbe apprezzato un figlio su cui poter contare. Ma non puoi chiamare un figlio che hai sempre ignorato solo per farne il tuo sostegno. D'altra parte, Ruarri è stato vittima di una congiura del silenzio, un silenzio che io ho definito "protezione". Tira le som- me, e il risultato è che sono molto egoista. ~ Mi faceva una gran pena, ma non dissi nulla aspettando che con- tinuasse. « Naturalmente, si può trovare sollievo anche nel darsi la croce addosso. Ci si vuole sentir dire che si è perdonati. Ma non si può essere perdonati senza una riparazione o senza che la persona alla quale si è fatto del male annulli il debito. D « Non può annullarlo se non conosce il nome del debitore. E poi, tutto quel che ho sentito da te è debito e credito, colpa e perdono. E l'affetto? :~ « Dio mio! Credi che a questo punto sarebbe possibile? t « Sí. Tuo figlio ha carattere, Alastair, carattere e spirito e un im- menso bisogno di affetto. Perché non lo fai venire qui e giudichi da te? Gli devo un pranzo. Lo invito io. ~ Alastair rimase a riflettere sulla proposta come se cercasse un mo- tivo per rifiutarla. Poi, con una scrollatina di spalle e un pallido sor- riso, si arrese. « D'accordo. Invitalo. Digli di portare un'amica, se vuole. E tu invita Kathleen McNeil. E adesso vattene, prima che io mi renda ridicolo. ~ Andai a Stornoway. Lí passai una mezz'ora con un anziano anti- quario che mi vendette un regalo per Kathleen: un medaglione del- ]'epoca georgiana con una bella catena d'oro. Gli affari andavano ma- le, mi disse; quasi tutta la merce andava a Londra e a Edimburgo, e a Lewis non c'erano né soldi né il gusto per le cose belle. C'era quel giovane Ruarri Matheson che aveva grandi idee e faceva gran- di discorsi, ma il suo passato gli era contro e sebbene spendesse i soldi come se avesse le mani bucate, non avrebbe mai concluso niente. Pagai l'antiquario, uscii in strada e mi diressi al porto. Arrivato sulla banchina mi sentii chiamare: « Ehi, seannachie! :~ e vidi Ruarri con la testa fuori di una timoniera, che mi faceva se- gno. Sporse una mano macchiata di morchia per invitarmi a bordo. « Oggi faccio il macchinista. Il supporto di banco era allentato, ma i ragazzi hanno quasi finito. Questa è la Helen 1. L'ho chiamata cosí perché è la prima di mille navi, almeno lo spero! Iain comanda que- sta, io la Helen 11. Dov'è Kathleen? :~ « Lavora. Io sono venuto a fare qualche compera. « Fermati a bere con me e con i ragazzi. :~ « Volentieri. Anch'io ho un invito da farti: una cena alla villa, quan- do vuoi tu. Porta una ragazza, se ti fa piacere. Io inviterò Kathleen. ~ L'ESTI~TE DEL LUPO ROSSO « Alla villa! ~ Emise un fischio prolungato. « Och aye! Finalmente il Lupo Rosso entra in società. Di chi è stata l'idea? :~ « Mia. Offro io. Anche Morrison sarà mio ospite. Quando puoi ve- nire. ~ « Vediamo un po'. Domani partiamo all'alba e staremo via due giorni. Facciamo venerdí. :~ « Vada per venerdí. Aperitivi alle sette e mezzo, cena alle otto, E porterai qualcuno? ~ « Sicuro. :~ Sorrise con un certo imbarazzo « Vieni giú e ti farò vedere com'è fatto un vero peschereccio. ~ Non era un'asserzione senza fondamento. In quella barca erano stati prodigati amore e denaro: il denaro nei grossi diesel e in un im- pianto elettrico completo; l'amore nei ponti immacolati, nella vernice fresca, nel grasso sugli argani e in ogni attrezzo tenuto in ordine per- fetto Nel comandante poi, c'era un'energia capace di obbligare gli uomlni, per stanchi che fossero, a metter mano alle pompe per lavare l'imbarcazione e a grattare la ruggine anche dopo aver passato giorni a faticare tra le onde dell'Atlantico. Per furfante e briccone che fosse nella confraternita della gente di mare lo giudicavano per quello che era: un timoniere provetto, un comandante che sapeva curare la ma- nutenzione dei motori. Il suo equipaggio lo avrebbe difeso e si sarebbe battuto per lui in qualunque taverna da Truro a Trondheim. Aveva quel che manca a molti del nostro mondo livellato: stile e senso delle tradizioni. Un bicchierino con i suoi uomini me ne forní la prova Quando i bar degli alberghi aprirono le porte, ci fu una spe- cie di mlgrazione verso i banconi dei bar. Ruarri non volle mischiarsi all'indegnità di quel primo assalto e mi tenne nella sua cabina a chiac- chierare davanti a un bicchiere. Poi ci dirigemmo a una modesta ta- verna che aveva il pomposo nome di: "Il cannocchiale dell'ammiraglio". Davanti al bancone c'era una triplice fila di avventori. Si scostaro- no per lasciar passare Ruarri, e dieci uomini muscolosi lo salutarono rumorosamente e ci fecero posto. C'era una ragazza per Ruarri: una bionda dal seno fiorente, con una pettinatura ad alveare e uno sguar- do che sembrava dire: "Quest'uomo è mio". Mi domandai se sarebbe stata l'ospite che avrebbe condotto alla villa. Ruarri sedeva tenendole un braccio intorno alla vita e baciandola ogni volta che ne aveva voglia. I bicchieri si vuotavano con sorprendente rapidità, e ognuno offrí da bere a tutti. I discorsi erano infiorati di parole salaci che nessuno sembrava rilevare o neppure sentire. Ruarri teneva testa a tutti, bicchiere per bicchiere, storiella per storiella, e gli uomini si sganasciavano dal ridere a tutto quel che di- ceva. Tuttavia, nonostante la baraonda, trovava il modo di disporre il lavoro da sbrigare: provviste da ordinare, documenti da ritirare alla capitaneria del porto, una telefonata a un uomo dell'equipaggio che era assente. Poi qualcuno tirò in ballo la questione della puntata in Norvegia. Ruarri mise a tacere il discorso con un'occhiataccia e una frase in gaelico. Un ragazzo, però, non aveva capito l'awerti- mento; diede in una fragorosa risata e gridò: « Che ne dici, Ruarri? Sarà un pugno in Uh occhio per gli irlandesi dell'Ulster ~. Ruarri balzò dalla sedia con uno scatto felino. Afferrò tra le dita il naso del ragazzo, torcendogli osso e cartilagine in modo tale da farlo cadere in ginocchio. Nello stesso istante, tutto il gruppo si alzò in piedi e fece cerchio nascondendo il ragazzo alla vista degli altri. Poi Ruarri sferrò un calcio al plesso solare del malcapitato lasciandolo senza respiro. Prima che il giovane piombasse sul pavimento, due amici lo sollevarono e lo trascinarono fuori del bar come se fosse caduto ubriaco fradicio. Poi Ruarri ordinò al barista: « Un altro whisky per tutti e uno doppio per il nostro amico seannachie! ~ ri- masto molto indietro rispetto a noi ~. La manovra era stata eseguita in modo perfetto, come un'azione di commando. Gli uomini ridevano, le ragazze cinguettavano, e gli avventori davanti al banco del bar non avevano battuto ciglio. Sapevo che Ruarri si aspettava un commento, una reazione da parte mia, ma mi sarei dannato piuttosto di dargli questa soddisfazione. Alzai il bic- chiere e brindai alla salute dei presenti; poi ordinai da bere per ri- cambiare l'offerta e poter andarmene. Ruarri mi accompagnò alla porta. « Allora ci vediamo venerdí per la cena, seannachie. A meno che tu non abbia cambiato idea. « Ti aspetto, Ruarri. « E mi comporterò come si deve. « Non lo metto in dubbio. ~ Mentre tornavo in auto a Laxay, nel lungo crepuscolo profumato di erica, mi trovai a lottare con la mia coscienza. La scena violenta al bar mi aveva disgustato, ma ciò che mi disgustava di piú era la falsa approvazione che ero pronto a darne. Detesto i prepotenti. Detesto la brutalità. E tuttavia... eccomi ad ammirare in segreto un atto calcolato di crudeltà. Perché? Forse per- ché mi mancava il semplice coraggio animale di compiere un atto co- 187 me quello? A questo interrogativo dovevo rispondere di sí. Era que- stione di disciplina? La fulminea decisione di proteggere il gruppo L'ESTATE DEL LUPO ROSSO da un errore di uno dei suoi uomini? Sí, ancora una volta; e tuttavia c'era dell'altro. Infine dovetti ammetterlo: gelosia. Quella era la vera risposta. Ammiravo Ruarri e lo odiavo. Lui era tutto ciò che io non ero Per ristabilire la mia dignità, per difendere Kathleen McNeil dal suo fa- scino, dovevo contrastarlo, e per farlo dovevo ricorrere a qualsiasi tattica, per quanto abbietta fosse. Quel momento di consapevolezza, mentre percorrevo la strada da Stornoway a Laxay, fu il momento in cui tradii me stesso. 1 88 IL RUARRI che venne a cena, quel venerdí sera, era un uomo che non avevo mai visto prima. Indossava il costume delle Terre Alte, e dalle scarpe con la fibbia al kilt del clan Matheson e al jabot di fi- nissimo pizzo tenuto a posto da una spilla d'oro, era uno scozzese perfetto ed elegante al pari di quelli che si vedono nella pubblicità del whisky di marca. Perfino i suoi modi erano diversi. Parlava in tono sommesso e rispettoso con Morrison; con Kathleen e con me era disinvolto e cortese. Anche la donna che lo accompagnava fu una sorpresa. Non era certo una ragazza di campagna, ma un'autentica bellezza irlandese: capelli rossi, occhi verdi, dolce accento di Dublino e modi non meno ¨ soavi. Si chiamava Maeve O'Donnell. Allevava cavalli da corsa in Irlanda per farli correre in Inghilterra e in Francia Cosa facesse nell'isola e come Ruarri l'avesse conosciuta erano cose che rimasero discretamente nel vago. Alastair Morrison ne fu colpito, e lo fui anch'io. Lo stupore fece diventare indiscreta perfino la vecchia Hannah. Entrando con un vas- soio di tartine si fermò di colpo, fissando la coppia con tanto d'occhi. « Che Dio ci protegga! ~ il principe Carlo redivivo! I tuoi gusti sono migliorati, Ruarri Matheson. Spero che avrai il buon senso di non farti scappare questa bella figliola. ~ La battuta ci mise tutti a nostro agio: potevamo ridere e goderci la serata. Morrison aveva un aspetto migliore e, per quanto ansioso fosse nel suo intimo, riuscí ad essere calmo e pieno di premure per i suoi invitati. Non avevo ancora detto a Kathleen del suo malore. Oggi, nel rievocare quella serata, quasi non riesco a credere alla mia temerità nel rischiare una simile riunione: padre e figlio, uno a conoscenza del vincolo di sangue e l'altro no; il figlio e io, rivali per la stessa donna; lei non ancora impegnata né con uno né con l'altro; Maeve O'Donnell, venuta da una regione sconosciuta della vita di Ruarri. Era un miscuglio esplosivo. Da principio la conversazione fu stentata, ma una volta che fummo seduti col bicchiere in mano, facemmo in modo di apparire a nostro agio: Morrison, appoggiato allo schienale della poltrona, i capelli bianchi sollevati intorno agli orecchi, interrogava Ruarri sui suoi pro- getti; questi era pacato e deferente; le due donne discorrevano tran- quillamente di moda e di viaggi; io ascoltavo con un orecchio solo, giocherellando col medaglione nella tasca della giacca. Poi, a tavola, la conversazione si spostò sui cavalli e sulle corse e io cominciai a sentirmi piú rilassato. Ricordai a Morrison quel campo di corse della famiglia reale, a Bangkok, dove ogni corsa era truc- cata e dove si poteva vincere una fortuna se si conosceva il principe giusto nel giorno giusto Da Bangkok a Chiang Mai il passo fu breve, e quando venne servito il salmone, Morrison era lanciato in pieno nelle reminiscenze degli anni passati in Tailandia. Ero contento che parlasse: volevo che Ruarri sapesse che specie di uomo era. Ma le mie buone intenzioni non fecero che lastricare un altro tratto dell'inferno privato di Alastair Morrison. Anche Ruarri era stato in Tailandia. Aveva passato sei mesi a portare oppio nel Laos. L'iro- nia del caso era che Chiang Mai era stata una tappa obbligata degli spacciatori d'oppio, e quindi padre e figlio dovevano essersi trovati piú volte a meno di un chilometro l'uno dall'altro. Non avevo il coraggio di guardare in faccia Morrison. Cercai di portare il discorso su un terreno meno pericoloso parlando delle difficoltà incontrate quando avevo cercato di scrivere un libro sul Vietnam. Questa volta, per lo meno, ci riuscii grazie a Maeve O'Donnell che volle sapere come mai non avessi scritto un libro sull'Irlanda. « Le dirò il perché, Maeve. L'Irlanda è un paese incantevole, ma fin da quando ero alto come un soldo di cacio m'hanno fatto una testa cosí con l'Irlanda: i suoi santi, i suoi studiosi, i suoi martiri, la carestia, la rivolta di Pasqua, i ribelli dell'IRA. Che cosa potrei aggiungere io, quando esiste già tutto questo, e con Shaw e Joyce per buona mi- sura? ~ Maeve O'Donnell non si dette per vinta. C'era una luce bellicosa nei suoi occhi verdi. « Tutta questa è acqua passata! Io parlo del pre- sente Siamo tornati alla guerra civile. Non legge i giornali? ~ Fu Ruarri a venirmi in aiuto. « La verità è, Maeve, che il poveret- L'ESTATE DEL LUPO ROSSO 190 to non sa leggere un rigo. E un seannachie d'altri tempi. Fa tutto per merito di una prodigiosa memoria e delle belle ragazze che gli tra- scrivono il materiale. Mi dicono che, dopo, lui le seduce tutte. ~ Era il vecchio Ruarri di sempre e mi bastò uno sguardo per ca- pire che Alastair Morrison lo preferiva all'immagine del tranquillo gentiluomo della pubblicità del whisky Maeve O'Donnell stette al gio- co. « Guarda guarda! Non lo avrei mai detto. A vederlo sembra una persona tanto colta. Non penserà mica di sposarlo, eh, Kathleen? ~ « Me l'ha chiesto ~ rispose Kathleen, « ma gli ho detto che non l'avrei accettato finché non avesse imparato a leggere e a compilare gli assegni. ~ Fu l'arrosto a salvarci. Mentre lo tagliava, Morrison passò a un altro argomento: « Tu che sei un investitore, Ruarri, saprai che lo Stato concede prestiti per lo sviluppo del turismo. Che cosa ne faresti di una proprietà come questa, se fosse tua? « Con tutta la terra che ha? E i diritti di pesca? :~ « Naturalmente. ~ « Prima di tutto penserei che la stagione è breve e incerta e che quindi si devono concentrare i guadagni in tre mesi. Il resto dell'anno si chiude per risparmiare le spese. Questa casa? Ne rinnoverei tutto l'interno. Farei un appartamento per il direttore e il resto lo trasfor- merei nel corpo centrale dell'albergo: sala da pranzo, bar, saletta per la TV e un angolo tranquillo per gli ospiti anziani. Poi farei costruire dei bungalow lungo la spiaggia. Fisserei alte tariffe per le stanze, per il vitto e le bevande, e farei un contratto di tre anni con un'agenzia di viaggi che mi garantisse una clientela per il novanta per cento delle disponibilità. Tutti gli introiti in piú sarebbero puro guadagno. ~ « Scusa la domanda, Ruarri ~ disse Morrison, fermandosi con il coltello a mezz'aria. « Tutto questo programma lo hai improvvisato ora o ci avevi già pensato prima? :t « Ci pensavo ogni volta che passavo da qui. :~ « Saresti disposto a comprare la proprietà? :~ « Se avessi i soldi, le darei subito un assegno. Ma non li ho. Se lei, però, dice sul serio, gradirei avere un'opzione. :~ « Dico sul serio. Non adesso, ma forse molto presto. Mi farebbe piacere parlarne con te. :~ « Sarebbe un peccato rovinare questo bel posto ~ interloquí Ka- thleen. Il suo tono era molto brusco. Ero contento che lo usasse con Ruarri e non con me. « Rovinare! ~ Si girò verso di lei, contrariato. « Ma via! Se si co- struisce bene e si armonizza col paesaggio, che cosa si rovina? Le isole saranno bell'e morte tra mezza generazione se non vi attiriamo di nuovo la gente, e il turismo è l'unica cosa che può farla tornare qui. Pesco aragoste di due chili e non c'è nessuno che le mangi. Datemi un bravo cuoco, una bella sala da pranzo e i turisti si contenderanno le aragoste e le pagheranno ai prezzi di New York! :~ « Questo è un ragionamento che ha fatto il suo tempo. C'è un aspetto piú importante della vita da considerare, e ci sono tante cose che vanno perdute quando lo si altera. Questo è l'errore fondamentale dell'etica puritana: il lavoro è sacro, il denaro è la chiave di un nuovo paradiso in terra. :9 « ~ una cosa che non so :~ ribatté Ruarri seccamente. « Non sono nato ricco. ~ « Non hai mai patito la fame, Ruarri Matheson ~ intervenne Maeve O'Donnell. « E allora di che cosa parli? ~ solo che ti piacciono i soldi. Piacciono anche a me. Ma non c'è bisogno di farne un van- gelo. :D Per un attimo pensai che l'avrebbe strangolata; ma subito dopo scoppiò a ridere. « Ha ragione Maeve! Lei mi conosce meglio di quanto mi conosca io. Ed è per questo che non la sposerei mai. Sa- pete che cosa fa, questa dolce, innocente ragazza che sembra uscita da una rivista di mode? Vende cavalli a principi e magnati. Sollecita voti alle elezioni e fomenta disordini tra l'una e l'altra cosa. :D « E se avessi vent'anni di rneno la sposerei io ~ disse Morrison. « Provi a chiedermelo ora, signor Morrison :~ ribatté Maeve. « Chis- sa che non le dica di sí. ~ Ci fu uno scambio generale di battute scherzose e io pensai di ap- profittare del momento per tentare la sorte. « A proposito di matri- monio, signore e signori, Kathleen McNeil ha detto poco fa che le ho chiesto di sposarmi. Adesso ripeto la mia domanda e offro un pic- colo pegno per dimostrare la mia buona fede davanti a testimoni. ~ Girai intorno alla tavola e deposi davanti a Kathleen l'astuccio aper- to con il medaglione. Sapete come si è superstiziosi, a volte? In quel momento mi dissi che, se Kathleen avesse messo al collo il me- daglione, sarei stato in porto; se invece lo avesse riposto nell'astuccio, sarei stato perduto. Kathleen tenne in mano il medaglione per un lungo momento e poi alzò gli occhi su di me. « Posso metterlo su- bito? ~ Quando glielo ebbi agganciato intorno al collo, lei mi prese il viso tra le mani e mi baciò sulle labbra, teneramente e a lungo. ~ Grazie, mo gradh, per il dono e per l'amore. ~ Alastair Morrison approvò raggiante e alzò il bicchiere. « Dob- biamo fare un brindisi. :~ « ~ un momento raro e bello ~ disse Maeve con un sospiro. Poi - maledetti quei suoi occhi verdi! - lasciò cadere un fiammifero ac- ceso sul barile pieno di polvere. Ero appena tornato al mio posto quando lei si chinò verso Kathleen e disse: « Che cosa strana! L'ho osservato solo ora! « Che cosa? :~ « Ruarri e il dottor Morrison. Si somigliano straordinariamente. ~ In quel momento ringraziai il Cielo di non aver detto niente a Kathleen. Lei girò lo sguardo dall'uno all'altro e poi fece, dubbiosa: « Be', direi che una certa somiglianza c'è. Forse gli occhi, la forma del viso. Ma non lo avrei notato :~. Volsi la cosa in scherzo. « Deve essere innamorata di Ruarri, Mae- ve, oppure deve farsi esaminare la vista. Il brutto muso di Ruarri è di quelli che si vedono sui cartellini segnaletici della polizia. ~ Morrison fu all'altezza della situazione. « Si dà il caso che io sia un esperto di genealogia. Nella famiglia Morrison le donne erano belle e gli uomini intelligenti. In quella dei Matheson era il contrario... con le debite eccezioni per tutti e due i clan. ~ Morrison mi rivolse un debole sorriso e si riempí un altro bicchiere di vino. Si vedeva che era stanco. Non aveva quasi toccato cibo e gli era tornato un colorito terreo. Quando arrivò il dolce si scusò con i commensali e si alzò da tavola. Domandai a Kathleen se avesse con sé la borsa del medico. « Sí, è in macchina. Perché? ~ « Morrison non sta bene già da qualche giorno. Ha parlato di una avvisaglia. Penso che si tratti del cuore. Ti dispiacerebbe salire da lui e dargli un'occhiata? Lui non vorrà, ma ti prego di insistere. « Sta' tranquillo. Insisterò. ~ Uscí dalla stanza e Ruarri mi domandò: « Vuoi che ce ne andia- mo? :~ « No. E nemmeno lui lo vorrebbe. E felice di avervi qui. ~ « Mi fa piacere. Vorrei poterlo conoscere meglio. ~ una persona come ce ne sono poche in questo mondaccio. :~ « La simpatia è reciproca ~ risposi. « ~ un uomo di coscienza ~ continuò Ruarri. « Ed è stata questa sua rovina. Riguardo la nostra gita in montagna... ti va lunedí? « Sono libero. A meno che Morrison stia poco bene. « Allora siamo intesi. ~ L'ESTATE DEL LUPO ROSSO ~ Peccato che non sarò piú qui ~ interloquí Maeve O'Donnell. « A- vrei passato volentieri la giornata con voi due. » Rimasi solo con Maeve un paio di minuti quando Ruarri si assentò per rin*escarsi. Le offrii un brandy e lei mi ripagò con un bel sor- riso e con un avvertimento che fu per me un fiero colpo. « I cavalli da corsa sono il mio mestiere e le darò un consiglio: porti la sua ra- gazza all'altare e se ne vada di qui il piú presto possibile. In una corsa campestre, lei non avrà mai la meglio contro un cavallo locale. « Parla per interesse personale? « Personale e d'affari. :~ « Grazie per il consiglio. :~ « Prego. Le auguro buona fortuna. Ma non ci conti troppo. ~ Poi Ruarri tornò, e pochi minuti dopo anche Kathleen fu di nuovo tra noi. « L'ambulanza arriverà tra qualche minuto. Se non le dispia- ce, Ruarri, preferirei che voi due ve ne andaste quando avrete finito di bere. :~ Ruarri si alzò in piedi all'istante. « Ma certo! Maeve, prenditi il cappotto. Andiamo subito. Sta molto male? ~ « Non sta certo bene, ma non c'è nessun pericolo per questa notte. Domattina cominceremo subito gli esami. ~ « Seannachie, se appena posso fa